Hemingway, Fidel Castro, Martin Ritt e sullo sfondo il maccartismo

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(marino demata) Ernest Hemingway non amava molto collaborare con i numerosi registi che girarono le trasposizioni cinematografiche dei suoi film: ebbe un rapporto contrastato e spesso conflittuale con essi, perché il più delle volte non riconosceva nei film l’essenza e le idee guida dei sui romanzi. Alla fine il cinema divenne per lui più che altro una fonte di guadagno attraverso la vendita dei diritti delle sue opere. Con alcune eccezioni: innanzitutto la sua partecipazione diretta alle riprese di “Il vecchio e il mare “. Hemingway la visse come una bella avventura, occasione di trascorrere intere giornate nelle imbarcazioni al largo del Perù per avvistare e pescare i pesce-spada e altri pesci giganteschi che servivamo per le riprese. E, altra significativa eccezione, precedentemente aveva preso parte attiva alla realizzazione del documentario “Terra di Spagna”, girato nel corso della sua appassionata partecipazione alla guerra civile spagnola nelle file del fronte popolare antifranchista.
Per il film che Martin Ritt voleva girare sulla giovinezza dello scrittore, dalla fuga dalla provincia americana fino in Italia con la partecipazione alla prima guerra mondiale, Hemingway sembrava ben disposto e scrisse qualcosa per dare una mano al regista e incanalare il film sui binari giusti.Hemingway Castro
In effetti Hemingway e Martin Ritt avevano qualcosa di importante in comune: la persecuzione da parte delle autorità americane nel periodo del maccartismo, una delle pagine più buie della storia degli Stati Uniti. Come è noto la House Committee on Un-American Activites (HUAC ovvero Commissione per le Attività Antiamericane) guidata dal senatore MacCarthy istituì veri e propri processi politici per reati di opinione, contro tutti coloro che professavano idee progressiste e che venivano bollati come comunisti e per questo perseguitati, e, portati davanti alla commissione, sollecitati, per potersi salvare, a confessare i nomi di altri progressisti. In particolare la Commissione si accanì contro il mondo di Hollywwod, considerato vera e propria fucina di comunisti e stese una lista di 10 registi considerati sicuramente “comunisti” e per questo perseguibili per le loro opinioni. Si trattava di “smascherare le infiltrazioni comuniste, termine riferito poi a qualsiasi associazione a favore dei diritti civili e umani, dei lavoratori o che avessero come scopo il miglioramento della società, in poche parole la maggior parte delle associazioni popolari operanti nei diversi settori della società, dall’amministrazione pubblica all’esercito, dalle scuole ai sindacati, dalla finanza allo spettacolo, bollate come sovversive e antiamericane.”
Dei dieci registi, John Howard Lawson fu il primo ad appellarsi al primo emendamento della costituzione americana, la quale garantisce a ogni cittadino americano la libertà delle proprie opinioni politiche, religiose e filosofiche, evitando di rispondere. Ma ben presto la Commssione riuscì anche ad aggirare questa obiezione: alcuni registi e uomini di cultura che rifiutarono di dire altri nomi furono imprigionati, altri persero irrimediabilmente il lavoro (l’FBI usava parlare direttamente con i reali o potenziali datori di lavoro di chi era inserito nelle cosiddette liste nere intimando loro di licenziare o non dare lavoro ad essi), altri emigrarono, come Joseph Losey in Inghilterra, Charlie Chaplin in Svizzera, hemingway.castro.2Orson Welles in giro per il mondo, mentre Joris Ivens fu costretto ad allontanarsi dagli Stati Uniti ai primi del 1945, poiché aveva girato nel 1937 quel documentario a favore dell’intervento delle brigate internazionali nella Guerra civile spagnola, Terra di Spagna su sceneggiatura appunto di Ernest Hemingway e John Dos Passos, citato sopra. Altri, persa ogni possibilità di lavoro, modificata la propria vita, si suicidarono. Proprio Martin Ritt, ormai anziano, nel 1976 realizza un bellissimo film, Il prestanome / The frontman, che rievoca proprio quel periodo e si avvale di una eccezionale interpretazione di Woody Allen come protagonista. A parte la presenza già carismatica di Allen, caratteristica del film è che tutti gli attori e realizzatori del film sono ex blacklisted, cioè ex perseguitati del periodo del maccartismo, e fra tutti spicca Zero Mostel, eccellente attore fortemente penalizzato, fino alla disoccupazione, per le proprie idee negli anni ’50. Si tratta, da parte di Martin Ritt di una sorta di testamento rievocativo di uno dei periodi più tristi della sua vita e più vergognosi della storia dell’America.
Il periodo fu chiamato anche della “caccia alle streghe” e l’espressione si deve ad Arthur Miller, anch’egli in qualche modo toccato dalla Commissione McCarthy, che 1953, scrisse un testo teatrale, The Crucible (Il Crogiuolo), e definiva quegli avvenimenti come il periodo moderno della caccia alle streghe, istituendo un parallelismo tra il processo alle streghe di Salem nel 1692 e la contemporaneità. Il testo teatrale di Arthur Miller ebbe uno strepitoso successo anche per la trasparenza dei riferimenti al presente.
Hemingway non fu mai chiamato davanti alla Commissione, che non osò tanto, e tuttavia fu inserito nelle liste nere e fu seriamente sorvegliato dalla FBI, e lui ne ebbe piena consapevolezza, fino ad arrivare ad una sorta di sindrome persecutoria vera e propria negli ultimi anni di vita, che lo scosse nel profondo e ne aggravò le condizioni di salute.Il_Prestanome_1
Parecchie attività “sovversive” ed “opinioni sbagliate”venivano rimproverate a Hemingway da parte della Commissione. In primo luogo il suo soggiorno in Spagna durante la guerra civile, al fianco dei partiti della sinistra europea che lottavano contro i lealisti e franchisti e la realizzazione del bel documentario Terra di Spagna. Eppure il documentario era stato addirittura proiettato alla Casa Bianca nel 1940 per volontà del Presidente Roosevelt alla presenza dello stesso Hemingway. Ma questo non valse nulla per la Commissione McCarthy. Inoltre, particolare di non poco conto, Hemingway, di ritorno dalla Spagna aveva presentato il documentario pubblicamente a New York nel corso di un comizio al fianco del segretario del Partito Comunista. Infine si rimproverava ad Hemingway la bella amicizia con Fidel Castro, che aveva messo a disposizione la villa fuori L’Avana per i lunghi soggiorni dello scrittore sull’isola. I due amavano andare a pesca insieme e frequentarsi. Hemingway non mancava di interessarsi con Castro alle questioni sociali dell’isola, delle quali i due discutevano appassionatamente, così come parlavano di letteratura, di cocktail e di pesca. E’ fiorita tutta una letteratura, saggi, articoli sulla presenza di Hemingway a Cuba e sui rapporti tra Heningway e Castro. Si sono scritte molte cose contraddittorie ed anche illazioni palesemente falsificate. La verità è che la loro amicizia non si è mai incrinata, o almeno di questa eventualità non ne abbiamo nozione. Alcuni di questi articoli hanno una loro bellezza perché fondate su testimonianze, magari esagerate e gonfiate, da parte di ottuagenari testimoni oculari che in qualche modo hanno condiviso alcuni aspetti della permanenza di Hemingway a Cuba, dove lo scrittore si sentiva veramente a casa sua. E’ bello comunque, come personalmente ho avuto la fortuna di fare, andare sulle tracce di Hemingway a Cuba, frequentare i sui locali preferiti, La Bodeguida del Medio o La Floridida, piena di foto di Castro che abbraccia affettuosamente lo scrittore e viceversa, bere un Mojito, o un Daiquiri, due delle sue bevande preferite, andare al bar fuori l’Avana ove amava fermarsi prima delle battute di pesca, vedere la villa, ecc.
La Commissione McCarthy era ben consapevole di tutto ciò e non poteva passarci sopra. Allorchè Hemingway faceva ritorno negli USA scattavano i pedinamenti e le altre misure persecutorie. Ad Hemingway cominciarono a venire vere (e giustificate) fissazioni, fino a temere complotti contro di lui e la sua famiglia. Aggiungiamo che andò su tutte le furie e trovò conferma della persecuzione alla quale era sottoposto dalla FBI anche dopo la fine del Maccartismo, allorchè fu inspiegabilmente negato il rinnovo del passaporto alla figlia da parte della polizia.
Per ritornare a Martin Ritt, questi ebbe la fortuna di ricevere da Hemingway due note sull’inizio e la fine del film sulla giovinezza dello scrittore, che gli raccomandò inoltre di girare tutti gli esterni a Verona, cosa che il regista fece Martin-Ritt-Richard-Burton-Michael-Hordernpuntualmente. Purtroppo il contributo di Hemingway si concluse qui: il 1° luglio del 1961, nella sua casa in Idaho si uccise sparandosi un colpo col suo fucile. Molti anni prima, nel 1918, scrivendo ai genitori, che aveva lasciato poco tempo prima, della sua esperienza di guerra, aveva affermato: “Morire è una cosa molto semplice. Ho guardato la morte e lo so davvero. Se avessi dovuto morire sarebbe stato molto facile. Proprio la cosa più facile che abbia mai fatto… E come è meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora disillusa, andarsene in un bagliore di luce, che avere il corpo consunto e vecchio e le illusioni disperse.”
La morte ha arrecato parecchi danni al film del bravo Martin Ritt. Non è un grandissimo film “Hemingway: Le avventure di un giovane.” Certamente il regista fondava molto sui suggerimenti dello scrittore, che si limitarono, come abbiamo detto, alla parte iniziale e finale. Aggiungiamo che la morte, alla quale evidentemente questo tipo di film non piaceva proprio, portò via anche un grande attore nello stesso anno, 1961, Gary Cooper, al quale Ritt aveva deciso di affidare la parte del padre di Hemingway. Alla fine Ritt ripiegò sul mediocre Arthur Kennedy, che fece del suo meglio. E infine il regista dovette digerire anche la scelta del protagonista acduta sul mediocrissimo e melenso Richard Beymer, preferito dalla produzione a Warren Beatty, che certamente avrebbe conferito ben altro spessore al personaggio, date le sue straordinarie qualità recitative.
Martin Ritt si sarebbe rifatto, sempre nello stesso film, con la grande, anche se breve, interpretazione di Paul Newman, al qual era legato da un bellissimo rapporto di amicizia e col qual girò molti bellissimi film, da Hud il selvaggio a Hombre, da La lunga estate calda, a L’oltraggio. E soprattutto, finito il periodo buio del maccartismo, che gli aveva reso quasi impossibile lo svolgimento del suo lavoro, si sarebbe rifatto con una serie di titoli di primo piano, che lo consacrarono regista di attori e di grandi storie, dal bellissimo “I cospiratori” a “Norma Rae”, dal citato “Il prestanome” a “Lettere d’amore” . Tutti anticonvenzionali, come amava fare. Alla sua maniera.

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