20 anni senza Gian Maria – “Il caso Mattei” (1972) di F. Rosi (film completo)

(marino demata) Nel recentissimo film di Michele Diomà, “Born in the USE”, Francesco Rosi rievoca le difficoltà che ha incontrato per poter portare avanti il progetto del film “Il caso Mattei” nel 1972: “Quel film è nato tra le difficoltà dal punto di vista produttivo ed anche dal punto di vista della opportunità. Perché la politica e l’economia seguono molto la necessità di una opportunità nei confronti di chi decide di fare certi film.”
Ma se a quell’epoca la realizzazione del film incontrò le difficoltà di cui parla Rosi, oggi essa sarebbe assolutamente impossibile, come ci ammonisce Giuseppe Tornatore, sempre in “Born in the USE”: “Il caso Mattei se non fosse stato fatto quando lo fece Rosi, credo nel 1972, oggi non glielo farebbe fare nessuno….Ma non a lui. A nessuno. “
Viene di chiedersi: ma siamo tanto peggiorati? O semplicemente i tempi sono cambiati, sono diversi?
Eppure quando i film uscì, critica e pubblico, pur scontando naturalmente qualche difficoltà realizzativa nell’affrontare un personaggio pubblico così complesso, non si posero troppi problemi di questo tipo, dando quasi per scontato che il cinema prima o poi dovesse interessarsi di Enrico Mattei, che dopo tutto rappresentava uno dei maggiori protagonisti del dopoguerra e soprattutto “dovesse”, in chiave “film-inchiesta”, come allora si diceva, portare sullo schermo tutta la intensa drammaticità della vicenda della sua morte, di altre morti probabilmente connesse (la scomparsa del giornalista De Mauro), e il mistero delle circostanze della sua fine stessa.
L’elevato numero dei “misteri di Italia”, purtroppo sempre in costante accrescimento tanto da offrire continuo materiale drammaturgico di prima mano, andava ad alimentare quel filone definito “film-politico” o film-inchiesta, tanto in voga in quegli anni, da sembrare una sorta di”dovere civile ” per il cinema dedicarsi ad esso. E allora come non sottolineare la abilità di un grande regista come Rosi, veramente “vocato” per questo genere di film? Abbiamo già visto nella nostra rassegna come registi come Lizzani e Petri gradatamente si accostarono con grande successo a questo che divenne un vero e proprio genere. Francesco Rosi lo aveva fatto da più tempo ancora: è stato uno dei primi, se non il primo; e citerei tre magnifici titoli in tal senso, che vanno abbastanza indietro nel tempo: “La sfida”, “le mani sulla città” e “Salvatore Giuliano”. E allora, dopo lo sdegnato tragico affresco di “Uomini contro”, eccolo superare gli ostacoli e prendere di petto la narrazione, con tutti i suoi misteri da offrire alla meditazione dello spettatore, de “Il caso Mattei”. E Rosi sceglie magnificamente – utilizzando gli aspetti oscuri della storia – il taglio del film giallo. Si, non semplicemente un film-cronaca, non solamente un film-politico, ma ecco l’incursione nel genere “giallo”, che dopo tutto non è una novità in questo nostro grande regista, se si ripensano certi significativi passaggi di “Salvatore Giuliano”.
Con queste premesse Rosi è riuscito, a fari non ancora del tutto spenti sulla cronaca del tempo dopo alcuni anni, , a costruire un personaggio che, pur nelle sue contraddizioni, risulta positivo, perché vuole far partecipare il nostro Paese allo sfruttamento del petrolio mondiale, e inoltre vuole che tutto questo comporti anche il diritto dei poveri del mondo a sottrarre un piccola parte di ricchezza dalle mani dei potenti, in un conflitto con le “sette sorelle”, che ha molti aspetti epici ed eroici, essendo stato Mattei l’unica persona al mndo capace di sfidare le sette potentissime multinazionali del petrolio. Gian Maria Volontè, questa volta nei nuovi panni dell’imprenditore di Stato illuminato, riesce come sempre a fornire una prova straordinaria di recitazione e costruire da par suo il personaggio che ad un certo punto acquisisce toni e accenti perfino profetici, nelle sapienti mani del regista, che abilmente riesce ad alternare il passato ed i tempi più recenti dell’imprenditore, non disdegnando di metterci direttamente la faccia, interpretando il ruolo di un intervistatore. L’aspetto cronachistico dunque, con sullo sfondo sempre l’alone di mistero che rappresenta la stessa atmosfera del film, ritorna attraverso il Rosi intervistatore, ma anche attraverso poi quegli illuminati interventi che inframmezzano la narrazione, di personaggi come Ferruccio Parri, l’on. Pantaleone ed altri, che giovano alla dialettica del film, perché arricchiscono la vicenda di altri elementi e soprattutto di altri interrogativi. Con meno interrogativi il film attraversa la vicenda della morte di Mattei, ove il caso del banale incidente aereo giustamente non sembra essere neppure preso in seria considerazione, a favore invece del complotto, del vile attentato perpetrato dai servizi segreti, in qualche modo avallato dalla voce di uno stretto collaboratore di Mattei.
Il film, giovandosi di un montaggio veramente straordinario, riesce con equilibrio a coniugare il meglio del documentario con il clima di mistero e di minaccia, politica e avventura, in ritmi serrati e in sequenze memorabili, che ne fanno una delle opere più significati del cinema italiano di quei tempi.
Si diceva della bravura di Voltontè nel dar vita a questo ennesimo personaggio della nostra storia. In questo ciclo di film a lui dedicati abbiamo già sperimentata la sua capacità di grande attore, che ha scelto il tasto drammatico in modo personalissimo, per regalarci una galleria di uomini pubblici famosi in maniera credibilissima e misurata. Il sodalizio con Rosi fu tra i più felici, il che non è poco per un personaggio spigoloso come Volontè, che spesso ha lasciato il segno di vere e proprie liti con alcuni registi proprio per divergenze su come interpretare il personaggio e come intendere il rapporto tra autore e attore. Perfino con Petri, ad esempio, dopo bellissimi film girati insieme, il rapporto si è incrinato nel corso della lavorazione di Todo Modo, che non a caso sarà l’ultimo film girato insieme.
Con Rosi no. Al momento della scomparsa di Volontè, Rosi, parafrasando il titolo di uno dei film girati insieme, lo ha definito con grande intelligenza “un attore contro”, a compendio io credo sia della vis polemica che caratterizzò le posizioni dell’attore sul piano politico e sociale, sia della capoarbetà con la quale affrontava il suo lavoro di attore, non esitando, come si diceva, a scontrarsi con alcuni registi, verso i quali rivendicava il proprio ruolo attoriale capace di creare anche nuove espressività, senza però mai intaccare o invadere l’autonomia del ruolo del regista.
Nella recente raccolta di brevi saggi e ricordi su Volontè intitolata appunto “Un attore contro”, Francesco Rosi rileva che egli, poiché “riusciva a rappresentare un carattere e a mantenerlo in costante tensione” divenne inevitabilmente “l’interprete ideale , non sostituibile, dei film per i quali l’ho voluto e avuto con me”.E, proprio a proposito della interpretazione ne Il caso Mattei, Rosi afferma che “riusciva ad estrinsecare un carattere più ideale che mimetico dell’uomo, maggiormente espressivo delle ambiguità, delle intemperanze, della megalomania, delle contraddizioni, delle inquietudini e delle angosce del personaggio.”

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