“Per il re e per la patria” (1964) di J. Losey – Il parere di Paolo Gobetti

(Mercoledi 19 novembre ore 21.00 a FI Parterre Sala dei Marmi, P. Libertà – Per lavori in corso ingresso da via del Ponte Rosso, 2)

Forse per la prima volta su uno schermo viene messa in stato d’accusa la guerra in quanto prodotto necessario e mostruoso della società di classe; una società che proprio nell’organizzazione della guerrae nella sua condotta dimostra la mostruosità della sua struttura, la  malvagità e l’assurdità dei valori su cui è costruita. In guerra la maschera con cui la società cerca di nascondere il suo volto ripugnante diPer il re e per la patria.4venta più trasparente: Losey ne mette a nudo i tratti autentici. È il momento in cui i falsi ideali della patriae del re (e non solo quelli) appaiono maggiormente grotteschi, messi a confronto con il disfacimento delle vite umane nel fango, tra i topi e le pallottole. […] Risalta quindi dalla vicenda del soldato Hamp –
ch’è troppo ingenuo e troppo sincero, e troppo ignorante per capire le regole del gioco e non sa ‘arrangiarsi’ – che non c’è mezzo per uscire dall’orrore della guerra una volta che s’accettano le regole della
società: e a queste regole non riesce a farlo sfuggire, neanche quando appaiono ingiuste e crudeli, l’ufficiale avvocato che lo difende, perché anch’egli è all’interno del sistema.
Paolo Gobetti

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