“I diavoli” (1971) di Ken Russell – Le scene censurate

(marino demata) E’ stato detto che “I diavoli” costituisce uno dei film più contrastati e discussi della intera storia del cinema. Il film fu presentato alla Mostra del cinema di  Venezia e suscitò accese polemiche. Innanzitutto il Centro Cattolico per lo spettacolo attaccò violentemente il film e chiese la testa del Direttore del Festival, Gian Luigi Rondi,  reo di aver invitato e ammesso il film stesso. Il film fu sequestrato in tutto il territorio nazionale per iniziativa di alcune Procure, ma fu poi dissequestrato, anche se mutilato, dopo una più equilibrata sentenza della Cassazione. In Svezia fu del tutto ritirato dalla circolazione. Mentre, sempre in Italia, l’Osservatore Romano attaccò il film definendolo “un lungo e convulso spettacolo di sadismo, di sesso, di violenza.”
Di fronte a questi attacchi il regista inviò la sua risposta e difesa alla rivista L’Europeo,  scrivendo: “Premetto che sono cattolico, che mi sono convertito 15 anni fa e che mi sono convertito per una libera scelta…Confesso che nel mio film c’è una parte erotica e qualche parte sconveniente. Scene che non sono preminenti, che sono complementari al tessuto della storia, che hanno una rispondenza storica assolutamente accertata dai documenti. Ebbene, che si fa? Si sottolineano queste parti secondarie e marginali,  che non sono inventate, che sono realmente accadute, che sono documentate; dicevo, si sottolineano queste parti marginali per condannare tutto il film  e per accusare il suo autore d’essersi messo al passo con i tempi. Anzi di avere addirittura anticipato una nuova formula perversa: erotismo+sadismo+religione…. Non è stato Ken Russell a imventare la formula religione-sadismo-erotismo. Ma altri, molto ma molto tempo fa. Quegli stessi che per condannare ingiustamente un uomo, Grandier, esibirono una falsa confessione firmata da lui e da sette diavoli. Se non lo sanno i critici, cattolici e non, questa confessione è ancora agli atti del processo”. (Le parole di Ken Russell inviate a L’Europeo sono trascritte nella monohgrafia su Russell di Rino Miele).
Russell, con tutti i  suoi eccessi, ha storicamente ragione. Il Cardinale Richelieu voleva far cadere, in pieno clima controriformista, uno degli ultimi bastioni di libera convivenza religiosa tra cattolici e ugonotti, simboleggiato dalle mura che tradizionalmente la città stessa aveva avuto il permesso di mantenere, fin dall’epoca del più illuminato Enrico IV,  a prova della propria indipendenza e tolleranza.  L’abate Grandier (Oliver Reed) era un po’ il capo e tutore di questa città e la sceta politica di Riuchelieu fu quella di sbarazzarsene, facendo leva anche su quanto accadeva nel Convento guidato da Suor Giovanna (Vanessa Redgrave), segretamente innammorata di Grandier, e frequentemente in preda a fantasie erotiche, cui fanno da corona un elevato numero di suore esorcizzate.
Russell ha ragione perchè gli eccessi a cui sembra abbandonarsi nel suo film sono in realtà gli eccessi più che documentati in questo e in tanti altri casi di uno dei periodi più bui della storia della Chiesa e della storia in generale: la Controriforma.

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