20 anni senza Gian Maria – “Il sospetto” (1975) di F. Maselli (film completo)

(marino demata) Francesco Maselli è non soltanto un ottimo regista, che ha rispecchiato i suoi tempi vedendoli sempre da una angolazione politica e critica, ma anche un attivo, instancabile e appassionato autore di tante battaglie a favore del cinema stesso, in periodi in cui il potere volentieri si scagliava contro il cinema impegnato, privandolo di mezzi, sostegno, incoraggiamento.
E’ stato ottimo collaboratore di Michelangelo Antonioni, ponendo anche la sua firma sulle prime opere del regista di Ferrara, come “Cronaca di un amore”. Successivamente ha modo di distinguersi col suo primo film, “Gli sbandati”, nel quale già manifesta la vocazione al cinema di impegno politico, quell’impegno che personalmente profonde nelle battaglie politico-sindacali a favore del mondo del cinema, e che si riverberano in molti suoi film. Prendiamo ad esempio uno dei suoi film più emblematici in tal senso:
Lettera aperta a un giornale della sera”: è la storia di un gruppo di intellettuali di sinistra che, stanchi del tran-tran quotidiano fatto di chiacchiere e buoni propositi, manifestano in una lettera ad un giornale la volontà di fare qualcosa di concreto, e cioè di partecipare alla guerra del Vietnam, dalla parte delle resistenza vietnamita capeggiata da Ho-Ci-Min. Contro ogni aspettativa dei firmatari, la lettera viene pubblicata con risalto, mettendo gli autori nell’imbarazzo di dover dar seguito ai propositi manifestati. Ecco, già dall’originalissimo soggetto di questo film emerge la caratteristica fondamentale del cinema di Maselli, lo sguardo non meramente celebrativo, ma critico e problematico all’interno del mondo della sinistra, che si presta a raccontare tante storie che si intrecciano con la storia del nostro Paese.
In quest’ambito “Il sospetto” (1975)
rappresenta forse il prodotto più maturo di quell’opera di scavo nel mondo dell’intellettualità militante, entro il quale Maselli ha dimostrato di sapersi muovere con estrema disinvoltura e consapevolezza. Questa volta Maselli entra direttamente all’interno del mondo del PCI, mettendo in mostra le difficoltà ed anche le incertezze di una grande forza politica di opposizione, costretta alla clandestinità dal potere fascista (l’azione si svolge nel 1934) ed alla cautela, nonché alla necessità di smascherare eventuali spie del regime infiltrate.
E’ la storia di Emilio – un misurato e ispirato Gian Maria Volontè – esule a Parigi, da poco riammesso all’interno del Partito, dal quale era stato allontanato per le proprie simpatie trotschiste, che viene incaricato dal Partito stesso di compiere una missione a Torino, città chiave della sinstra per la presenza della Fiat e quindi di un fortissimo nucleo operaio. La missione consiste nel verificare se tra i quattro membri del Comiato Diettivo segreto di Torino si nasconda una spia. Emilio incontra i primi tre in altrettanti luoghi che fanno da mirabile sfondo e location cinematografica alla vicenda: Superga, le rive del Po e il Museo Egizio. Da questi incontri non scaturisce nulla e nessun sospetto viene in qualche modo avallato. Resta il quarto uomo, un taxista sardo nel quale Emilio nutriva simpatia e fiducia. Anche in questo caso i sospetti non sono suffragati da nulla; al contrario il taxista viene pestato dalla polizia e a sua volta sospetta di Emilio. In realtà gli uomini dell’Ovra hanno pedinato i quattro ed Emilio e fanno scattare la trappola che porterà Emilio in prigione.
Come già in
Lettera aperta a un giornale della sera”, ma qui con maggiore consapevolezza e maturità, Maselli si sofferma sui contorsionismi ideologici che spesso hanno caratterizzato la vita interna del Pci in un eterno dibattito che ha avuto per protagonisti i maggiori esponenti del partito e cha ha avuto cassa di risonanza un pò in tutti i più avveduti militanti. Ma, al di la di questo, quando Maelli si concentra sull’indagine da parte di Emilio dei quattro compagni del CD torinese, il film offre il meglio di sè, diventando possibile spy story, film poliziesco, film di introspezione psicologica e film di suspense, in un fortunato e felice intreccio di generi cinematografici, esaltato dalla bravura del protagonista, un Volontè straordinariamente – come si diceva – misurato, senza eccessi e perfettamente nel ruolo, come gli capita da sempre. Accuratissima l’ambientazione nella Torino (e nella prima parte del film Parigi) degli anni ’30, come già lo era felicemente stata l’ambientazione nella stessa epoca nel precedente film di Maelli, “Gli indifferenti”.
il film tra l’altro, quando è uscito nel 1975, ha avuto il merito di riaprire il dibattito storico-politico nel Partito Comunista. In questo dibattito potremmo schematicamente dire che sono emersi due punti deboli ed alcune necessità. I due punti deboli sono la volontà da parte del Partito di far nascere il cosiddetto “centro interno”, ossia l’esigenza di far tornare in qualche modo in Italia il Partito: e dall’altro lato la mancanza di una piena consapevolezza delle debolezze e delle crepe che cominciavano a manifestarsi all’interno del regime fascista, che veniva visto invece come inesorabilmente e a-dialetticamente trionfante . La necessità era quella di guardarsi le spalle, di smascherare le spie, di rischiare la galera e di fatto andarci, come capiterà ad Emilo/Volontè, come atto indispensabile, ma non così drammatico come si possa credere, perché muta soltanto le condizioni ambientali della lotta politica, che resta dello stesso tenore e della stessa rigorosa e intransigente impostazione.

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