“Joyeux Noel -Una verità dimenticata dalla storia” (FR 2005) di C. Carion – Mercoledi 10/12 a FI Sala dei marmi al Parterre di P. della libertà.

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(marino demata) Tra le foto che solitamente pubblichiamo a corredo delle nostre recensioni, questa volta ce n’è una, a proposito del film “Joyeux Noel” particolarmente significativa: si tratta della pagina del giornale inglese Daily MIrror dell’8 gennaio 2015, che si estende per tutta la larghezza della pagina e che ritrae ufficiali e soldati con divise diverse e porta il titolo “Un gruppo storico: soldati inglesi e tedeschi fotografati insieme.”
Si tratta di un documento molto importante che riprende un avvenimento sui quali gli stati maggiori dei rispettivi eserciti hanno fin da subito tentato un lavoro di occultamento o di rimozione, essendo tra l’altro l’iniziativa stata presa senza alcun consenso dei generali. “Un verità dimenticata dalla storia” recita il sottotitolo italiano del film: in realtà si tratta di una verità che si è tentato di non trasmettere o di cui comunque si è tentato di limitarne la portata col pretesto dell’assenza di vere fonti documentali. Ma per fortuna c’è stato anche un lavoro inverso: c’è stato chi con grande joyeux noel2pazienza ha rimesso in sesto la storia, partendo da brandelli di verità, per arrivare a documentazioni più ampie. Si è arrivati così al ritrovamento ed al cataloga mento delle numerosissime lettere dal fronte di soldati che narrano di quella meravigliosa iniziativa che li ha visti al fianco di soldati nemici per celebrare il Natale del 2014. E’ vero che le lettere non possono essere giuridicamente indicate come fonti di prova, ma in ogni caso costituiscono importanti tasselli per ricostruire almeno ufficiosamente, ma con rilevanza storica straordinaria, la verità dei fatti. Tutte le lettere di questo genere sono state raccolte in un volume che uscirà a giorni La tregua di Natale. Lettere dal fronte, edito da Lindau. La tregua di Natale inoltre appare nel video della canzone Pipes of Peace di Paul McCartney (1983), nel film Oh, che bella guerra! di Richard Attenborough (1969), nelle composizioni di alcuni cantautori e in alcune opere teatrali. A quei documenti di stampa e a quelle lettere si ispira il regista francese Christian Carion, al suo secondo lungometraggio dal titolo appunto Joyeux Noel, che ha avuto dunque il merito non solo di credere alla verità storica dei fatti, ma di cercare a sua volta altre fonti documentali per capirne i particolari, e farne un film di grande impatto emotivo capace di meritarsi le nomination all’ Oscar del 2006 quale migliore film straniero e quello per i Golden Globe Award. Film corale come corale è stata la vicenda, ma che nella coralità fa emergere soprattutto le vicende di sei personaggi, che fanno un pò da punto di riferimento per lo spettatore. Personaggi portatori di storie e vicende personali diverse e che portano con sè, tra l’altro, motivazioni proprie e a volte personali per essere d’accordo con la tregua di Natale o che addirittura per vari motivi si trovavano già situati nel fronte opposto o joyeuxnoel 4comunque nel Paese nemico.
Per ritornare alla discussione sulla veridicità dei fatti e sulla loro effettiva portata, quale è stato, l’atteggiamento degli storici? Lo storico Michael Jurgs scrive un libro intitolato La piccola pace nella grande guerra, Il Saggiatore, 2005), ove dice: «All’inizio c’è soltanto uno che canticchia Stille Nacht, Heilige Nacht. La canzone della nascita di Gesù risuona lieve e si disperde lentamente nel paesaggio spettrale delle Fiandre. Poi, però, quel canto si diffonde come un’ondata, da un riparo all’altro, e dall’intera linea scura delle trincee risuonò Schlaf in himmlischer Ruh. Dall’altra parte del fronte, a cento metri di distanza, nelle postazioni degli inglesi, rimane tutto tranquillo. Ma i soldati tedeschi sono in vena, e canzone dopo canzone, danno vita a un concerto di migliaia di voci umane, da ogni dove. Fino a che, dopo Es ist ein Ros entsprungen, rimangono senza fiato. Svanita l’ultima nota, gli uomini che si trovano dall’altra parte aspettano ancora un minuto, poi cominciano ad applaudire e a gridare; “Good, old Fritz”, e “more, more”. Bis, bis. I Fritz tanto elogiati rispondono con “Merry Christmas, Englishmen” e “We not shoot, you not shoot”, e quello che dicono lo pensano davvero. Infilano alcune candele sugli spuntoni dei loro parapetti, che si protendono per quasi un metro dal bordo delle trincee, e le accendono. (.) Tedeschi ed inglesi decidono spontaneamente, francesi e belgi non senza esitazione, di non spararsi più addosso per Natale. Fino ad allora non si era mai verificata nella storia di una guerra una simile pace dal basso. E non si verificherà più. Ma quella che, vista con gli occhi di oggi, si presenta come una grande storia di Natale, è costituita da molte piccole storie. Dobbiamo raccontarle tutte. Solo così prenderà forma il miracolo».joyeuxnoel 3
La tregua di Natale non fu certamente un fatto generalizzato, lungo tutto il fronte e i kilometri di trincee già scavati nei pochi primi mesi di guerra, ma si realizzò ove fu possibile. I fatti più significativi ed eclatanti si verficarono nei pressi di Ypres, cittadina delle Fiandre, ed è di li che viene la maggior parte del carteggio dei soldati ai loro famigliari. Da notare che proprio nelle opposte trincee di Ypres tra il 1914 e il 1918 persero la vita circa 500.000 soldati inglesi e altettanti tedeschi, un vero e proprio massacro, rispetto alla grandissima carneficina che è stata la prima guerra mondiale, le cui stime risultano ancora molto incerte e oscillanti, tanto che chi parla di 9 milioni complessivi di soldati morti, oltre ai 7 milioni di vittime civili, parla probabilmente purtroppo con cifre molto sottostimate. Carion, il regista del film, queste cose le ha studiate bene prima della lavorazione del film, ed è per questo che più che alla panoramica generale del conflitto dai molti contorni ancora incerti pur a distanza di ben 100 anni, si sofferma sulle storie particolari ed esemplari dei suoi protagonisti, mettendo soprattutto in risalto il loro spirito anche coraggioso di iniziativa, lontano da ogni approvazione dei rispettivi comandi, che disapprovarono totalmente l’evento. Ci fu qualche resistenza anche da parte di qualche soldato. Come riferisce Sir Conan Doyle, l’autore di Sherlock Holmes, un caporale tedesco non fi affatto d’accordo, tale Adolf Hitler, egli temeva infatti che simili episodi avrebbero potuto instillare nei cuori dei soldati il dubbio che sull’altro fronte non si trovassero dei “nemici”, ma esseri umani come loro.

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