20 anni senza Gian Maria – “Todo modo” (1976) di E.Petri (film completo)

(marino demata) Todo modo è un’espressione usata da Ignatio de Loyola, il fondatore dell’ordine dei Gesuiti, e si trova all’interno della frase “”Todo modo para buscar la voluntad divina”, il cui senso è “Ogni mezzo per realizzare la volontà divina”, che ben illumina sulla volontà da parte della classe politica dell’epoca (e non solo di quell’epoca!) di sottomettere ogni azione alla realizzazione della volontà divina, intesa come trasparente metafora del potere politico esercitato con l’ausilio della Chiesa e in suo nome.
Todo modo è divenuta, dal 1974 in poi, espressione famosa per essere stata scelta da Leonardo Sciascia a titolo del suo ennesimo, bellissimo e visionario romanzo sul potere politico democristiano in Italia e sui suoi misteri, spesso oggetto di straordinarie premonizioni dello scrittore.
Protagonista del romanzo è un pittore che, alla ricerca di pace e tranquillità, si imbatte nel cosiddetto Eremo di Zafer, una sorta di strano albergo sotterraneo, fondato e gestito da un ambiguo uomo di Chiesa, Don Gaetano, che ivi ospita in certi periodi dell’anno famosi uomini politici, della finanza, del sottobosco del potere, per esercizi spirituali che in qualche modo riavvicinino i corrotti del potere alle proprie radici cattoliche. Don Gaetano accetta di ospitare il pittore e di fargli assistere all’esperienza dei ritiri spirituali di
tanti illustri personalità. Durante lo svolgimento degli esercizi spirituali la tranquillità è scossa da due omicidi, di un ex senatore e di un noto avvocato. Il pittore dichiara di avere trovata la soluzione degli omicidi ed anche della terza uccisione, quella dello stesso Don Gaetano, di cui si accusa egli stesso, senza essere peraltro creduto. Come dire? La verità è sotto gli occhi di tutti, ma proprio per questo nessuno la vede. Sembra la morale della parte finale del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.
Il testo di questo nuovo romanzo-mistero del grande Sciascia, nelle mani di Elio Petri, prototipo del regista politico per eccellenza della grande stagione dei film-politici italiani e dei film inchiesta, diventa l’occasione, con gli opportuni adattamenti, per un grande film di denunzia politica contro il potere democristiano, che aveva portato l’Italia alla deriva e al decadimento per trent’anni.
Intento di Petri è fare un film di denunzia politica la più esplicita e trasparente possibile. Per questo motivo: via a personaggi non funzionali a tale obiettivo, come il pittore, di cui nel film non c’è più traccia. Sostituzione di quest’ultimo con un dei più grandi notabili della storia DC, che nel film si chiamerà semplicemente M, ma che in realtà è in maniera fin troppo trasparente Aldo Moro, a cui presta voce, movenze, mimica un grandissimo, insuperabile Gian Maria Volontè. E ancora: dilatazione del personaggio di don Gaetano, già significativamente importante nel romanzo e che nel film viene interpretato da un sorprendente Marcello Mastroianni, vero e proprio alter ego dell’altro protagonista, Mr. M.
Uomini politici, finanzieri, notabili e industriali vengono obbligati tutti da don Gaetano a dire il rosario in gruppo (“—c’era qualcosa di vero, vera paura, vera pena, in quel loro andare nel buio, dicono preghiere: qualcosa che veramente attingeva all’esercizio spirituale: quasi che fossero e si sentissero disperati, nella confusione di una bolgia, sul punto della metamorfosi. E veniva facile pensare alla dantesca bolgia dei ladri.” Si tratta di una bellissima e significativa pagina del libro di Sciascia, nella quale Elio Petri, per sua stessa ammissione, scorge la terribile metafora del potere democristiano: “Questa teatralissima scena mi parve, alla prima lettura di Todo modo, come una tremenda metafora, perfino pietosa, del potere democristiano esercitato dai suoi uomini come coatti entro un scuro e ossessivo labirinto.” (E. Petri: “Scritti di cinema e di vita”, Bulzoni ed. pag. 153).
In realtà la pratica degli esercizi spirituali risulta essere alla fine solo un pretesto per una discussione sulla redistribuzione del potere all’interno della DC, che ha il suo perno in M. Discussione che non si ferma alle parole: proprio come nel testo di Sciascia, il soggiorno nell’albergo sotterraneo è costellato da una serie di delitti che hanno il sapore di una resa dei conti estrema all’interno del Partito. Di fronte a tale spettacolo, il Presidente, M, metterà in gioco la propria vita, da vittima sacrificale, annullando e sacrificando se stesso sull’altare del rinnovamento del Partito.
E se diamo uno sguardo a quello che accade in quegli anni, dal 1974, anno di pubblicazione del libro di Sciascia, al 1976, anno di uscita del film (per una breve stagione) nelle sale, ci accorgiamo che si tratta di anni decisivi per il potere politico in Italia. Dopo il fallimento di Fanfani che si materializza con la grave sconfitta al Referendum sul divorzio, e col pesante tracollo DC alle elezioni regionali del 1975, è la volta di Aldo Moro, sostenuto dalla segreteria DC guidata da Zaccagnini, che ridisegna gli equilibri all’interno del Partito, che continua per la sua strada come niente fosse accaduto. Petri è il primo a non credere che il susseguirsi di sconfitte DC non costituiscano automaticamente la fine o il tramonto del regime, anche per l’incapacità della sinistra a monetizzare pienamente il risultato. Dal canto suo, Moro si farà portatore della politica del Compromesso storico, ma sarà impossibilitato a portarla avanti per il rapimento e la sua successiva uccisione che ingombrano la scena politica italiana solo due anni dopo che Petri, con lucida preveggenza, ne aveva preconizzato la morte alla fine del film. La morte di Moro, ucciso in realtà dall’atteggiamento intransigente del resto della DC che non ne condivideva le più recenti scelte politiche sostanziatesi nel compromesso storico, divenne dunque uno spartiacque della politica italiana, stranamente già ampiamente ipotizzato nel finale di Todo modo.
Ci siamo soffermati sulla trama del film e sul suo valore politico per sottolineare anche il carattere “maledetto” del film stesso, che ebbe vita travagliatissima e che suscitò grandissime polemiche alla sua uscita. In queste polemiche intervenne lo stesso Sciascia a difendere il lavoro di Petri, citando un altro grande personaggio che già da tempo aveva posto la DC sul banco degli imputati, Pier Paolo Pasolini: “Todo modo è un film pasoliniano, nel senso che il processo che Pasolini voleva e non poté intentare alla classe dirigente democristiana oggi è Petri a farlo. Ed è un processo che suona come un’esecuzione… Non esiste una Democrazia Cristiana migliore che si distingua da quella peggiore, un Moro che si distingua in meglio rispetto a un Fanfani. Esiste una sola Democrazia Cristiana con la quale il popolo italiano deve decidersi a fare definitivamente e radicalmente i conti”.
In tal senso Todo modo rappresenta la summa del film politico degli anni ’70, di cui Petri è stato grande e lucido realizzatore. Nel film troviamo per questo motivo tutto il disgusto morale e la nausea del regista nei confronti della classe politica DC che ha portato l’Italia sull’orlo del baratro e di cui immagina e auspica quell’autoannientamento ipotizzato nel finale del film.
Il film fu presto accantonato e addirittura ne fu trovata la copia madre gravemente danneggiata. A distanza di quarant’anni il film è stato recentemente completamente restaurato a cura della Cineteca di Bologna e del Museo del Cinema di Torino.
Da notare che il film segna anche la fine della collaborazione artistica tra Elio Petri, Gian Maria Volontè e Ugo Pirro. Non conosciamo con esattezza i motivi reali che portarono alla rottura tra Petri e Volontè, un sodalizio che aveva portato a tanti importanti successi come “A Ciascuno il Suo”, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “La Classe Operaia va in paradiso”, se non, come ci dicono le cronache dell’epoca, i dissapori e i contrasti sulla gestione del personaggio M interpretato da Volontè. Un vero peccato tale rottura di un sodalizio che avrebbe potuto sicuramente assicurare atri importanti successi per il cinema italiano.

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