20 anni senza Gian Maria – “L’opera al nero” (1988) di A. Delvaux (film completo)

(marino demata) Tratto dal bellissimo romanzo di Marguerite Yourcenar, autrice anche di un’altra importante opera, Le Memorie di Adriano, L’opera in nero è un film del 1988 diretto dal regista franco-Belga Andrè Delvaux, alla sua ultima regia. Sempre in bilico, nei suoi film, tra il reale e l’immaginario, dei quali non sempre si riescono ad individuarsi gli esatti contorni, Delvaux, figlio del celebre pittore surrealista Paul Delvaux, ama arricchire i suoi film di senso oniico e del mistero, che ritoviamo anche in quest’ultima opera.
Il film, seguendo la traccia del romanzo, narra la storia di Zenone, personaggio di fantasia, ma molto verosimile se si pensa a personaggi storici famosi quali Paracelso, Giordano Bruno, Campanella, Erasmo, ecc., tutti alle prese con la lotta per l’autonomia della ricerca della verità, contro l’oscurantismo e le persecuzioni delle autorità ecclesiastiche.
Siamo nella seconda metà del sec. XVI e Zenone, dopo un continuo peregrinare in Europa sia per approfondire i suoi studi, sia per sfuggire ai rigori dell’Inquisizione, il cui ultimo contraccolpo era stata la condanna al rogo dei suoi libri a Parigi, decide di ritornare nella sua città natale,Bruges, sotto falso nome, impegnandosi come medico in un ospizio per poveri. Questo compito finisce per determinare in Zenone una ulteriore evoluzione interiore, che lo porta alle soglie dell’ Opera in nero, quell’Opus Nigrum che è la “fase alchemica di spoliazione delle forme, della dissociazione degli elementi e di purificazione della materia: egli stesso è la propria opera, e deve attraversare la fase della ‘nigredo’ per purificare la propria sostanza dalle filosofie e teologie imperfette del suo secolo ed accedere così ad una diversa cognizione del mondo e di se stesso”. Siamo nel XVI secolo e l’Umanesimo dei decenni precedenti aveva già tracciato un chiaro criterio e confine per i ricercatori del vero, dato dall’uomo, dalla utilità delle proprie ricerche, dalla volontà di essere signore e dominatore di tutte le cose, compreso il proprio destino.
Si tratta di un aspetto della cultura del tempo molto contrastato dalla Chiesa, poco disposta a concedere alla dignità dell’uomo la possibilità di assurgere a nuove verità in contraddizione con i dettami religiosi. D’altra parte i confini tra scienza e alchimia non sono così netti come potrebbe sembrare e questo crea molti equivoci e contraddizioni, non tutte risolvibili sulla base dei criteri umanistici della maestà dell’uomo, visto al centro del creato e della vicenda cosmica.
Per una serie di vicende sfavorevoli, tra le quali la morte improvvisa del Priore del Convento dei Cordeliers, ove Zenone esercitava la sua professione medica a favore dei poveri, questi viene ben presto accusato di rapporti omosessuali con un giovane frate, in un processo che vede, tra gli altri capi di accusa, l’omicidio e la stregoneria, nonché la vecchia accusa di ateismo, riesumata per l’occasione, allorchè Zenone decide di rivelare la sua vera identità.
Nel film ci sono evidenti limiti di sceneggiatura, che sono assolutamente compensati dalla straordinaria interpretazione di Gian Maria Volontè, che, da sessantenne, dimostra tutto il suo equilibrio e la sua bravura nel costruire un personaggio perfetto, calato in maniera strabiliante nella realtà di quel tempo, tanto da meritare il Nastro d’argento quale migliore attore protagonista. Volontè offre una interpretazione matura ed elegante, di un personaggio malinconico e raffinato, , ;L’opera al neroche è in grado di vedere lontano ove la cultura e la ricerca possono arrivare, ma che anche si rende conto che il presente non offre scappatoie per gli spiriti liberi. Altro limite del film è dato dalla scarsa informazione che esso ci offre della vita e della formazione di Zenone, prima dell’arrivo a Bruges. Si tratta di una scelta discutibile del regista, che evidentemente intendeva concentrare la narrazione del film esclusivamente sull’ultima parte della vita del protagonista. E in verità i pochi flashback non rendono ragione di queste esigenze che, se adeguatamente soddisfatte, indubbiamente avrebbero arricchito il film di elementi biografici e culturali di sicuro interesse nella costruzione della personalità del protagonista. Diverso respiro ha il romanzo, che offre effettivamente un quadro ricco e completo non solo della formazione di Zenone, ma anche e soprattutto delle articolazioni della società del suo tempo e della contraddittoria ricchezza delle varie stratificazioni sociali presenti.
Nel cast troviamo alcuni nomi importanti, quali la godardiana Anna Karina, Sami Frey, e Philippe Leotard, tutti però sovrastati dalla bravura straordinaria di Gian Maria Volontè, che nell’ultima scena del film ci pffre un nuovo imperdibile saggio di bravura.

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