“Il ragazzo invisibile” (2014) di G. Salvadores

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(marino demata) L’invisibilità è un tema col quale il cinema ha avuto una discreta dimestichezza. A partire da quel piccolo gioiello che si intitola “L’uomo invisibile” (“The invisible man”), diretto nel 1933 da James Whale, dal romanzo di H. G. Wells e interpretato da un ottimo Claude Rains. Il film di Whale rappresenta il capostipite di una lunga serie di pellicole aventi ad oggetto principale appunto la capacità della invisibilità.Mai era però stato girato un film che avesse per protagonista non un uomo invisibile, ma un ragazzo invisibile! Il film di cui parliamo oggi, Il ragazzo invisibile il-ragazzo-invisibile-4segna una svolta nella carriera artistica del premio Oscar Gabriele Salvadores e probabilmente un punto di novità nella storia recente del cinema italiano. La svolta segnata da Salvadores va vista sotto diversi aspetti. In primo luogo il regista riesce positivamente a coniugare due motivi che da sempre lo hanno affascinato e che sono stati oggetto di precedenti esperienze cinematografiche, ma mai insieme nello stesso film. Ci riferiamo alla fantascienza, con la quale Salvadores si era cimentato col bellissimo (e un po sottovalutato) Nirvana, in un mix di realtà virtuale e sci-fi, e ci riferiamo al mondo adolescenziale, ben tratteggiato in “Io non ho paura”, “Come Dio comanda” e “Educazione siberiana” Egli riesce a fondere questi due aspetti del suo cinema e a creare una favola fantascientifica che ha come protagonista Michele, un adolescente in formazione: un ragazzo qualunque, che vive in una Trieste rarefatta e tranquilla, mediocre a scuola, vittima del bullismo di alcuni compagni di classe, in preda ai primi sussulti d’amore non corrisposti per una compagna. La vita di questo personaggio cambia radicalmente Il ragazzo invisibilequando scopre di avere poteri fuori dal comune, che si concretizzano soprattutto nella capacità di essere invisibile. Diciamo subito che la prima metà del film ci è apparsa la più convincente, allorchè lo spettatore fa la conoscenza del protagonista e dei suoi problemi adolescenziali e poi gradatamente scopre i super poteri di cui è dotato e ne scorge le conseguenze e le potenzialità. Insomma tutta questa parte prettamente fantascientifica, nella quale entriamo gradualmente di scoperta in scoperta, rappresenta la zona migliore e più creativa ed anche poetica del film, che qui lancia messaggi importanti, affidandosi a metafore ove l’invisibilità simboleggia gli ostacoli e le difficoltà nella crescita adolescenziale. Nella seconda parte invece il film vira decisamente verso il genere action movie, perché si tratta di lottare contro una banda di russi che ha il compito di recuperare e riportare nel proprio Paese i ragazzi “speciali”, come appunto Michele ed altri dotati di superpoteri. Qui il film diventa molto concitato e a volte confuso nel privilegiare l’impegno dei nostri piccoli supereroi nei confronti dei “cattivi” e “prepotenti”. Anche se poi questa seconda parte si riscatta nel finale, ove la trovata di Salvadores consiste nella necessità che tutti i protagonisti della vicenda dimentichino tutto, a partire dagli stessi poteri speciali di Michele. Un bagno di oblio che sradica dalle menti di tutti il ricordo delle sue gesta e riporta la vita di tutti alla Il ragazzo-invisibile_13normalità e alla quotidianità. Una sorta di “Inception” nostrano che utilizza una nuova capacità, quella di svuotare la mente di contenuti inopportuni e pericolosi, per un ritorno ad un messaggio di normalità, arricchito però in Michele di quanto di positivo la sua esperienza di supereroe gli abbia fornito. In questa operazione un ruolo fondamentale riveste il padre del ragazzo che, dapprima presenza discreta e misteriosa – a volte con qualche elementi di grottesco – finisce col divenite guida sicura dello stesso Michele e , a sua volta dotato di super-poteri, elargitore dei consigli più opportuni per tutelarne la vita.
L’altro aspetto di novità che vale la pena dk rimarcare in questo film è la scommessa di Savadores di realizzare un film di fantascienza e di supereroi con un budget bassissimo, che nulla ha che vedere con la dovizia di mezzi che il cinema hollywoodiano mette solitamente a disposizione per operazioni analoghe, anche sotto l’aspetto degli effetti speciali. Lo stesso Salvadores, in una sua dichiarazione, si è chiesto se questo tipo di film possa avere accoglienza e successo in Italia, se è appunto possibile raccontare questo tipo di storie senza budget multimiliardari: “E c’è un pubblico italiano per un fantasy italiano? Queste sono le sfide che vogliamo raccogliere”. Nelle sue note di regia Salvadores afferma che tutti gli adolescenti si sono sentiti almeno una volta “INVISIBILI”. O avranno desiderato esserlo. E tutti, almeno una volta, avranno desiderato di avere un potere speciale che li protegga”. Di questo potere scopre di essere in possesso Michele e piano piano riesce anche a padroneggiarlo, dopo i primi ovvii disorientamenti. Dunque come afferma lo stesso regista, il film rappresenta una sfida raccolta con coraggio, all’interno di un genere poco frequentato nel cinema italiano. In questo contesto, come si affermava sopra, non mancano parti poco felici del film, che però va appunto inteso come una sfida di fronte alla quale un regista attento e sempre disponibile a battere nuove strade e ad allargare le proprie esperienze come Salvadores non si tira e mai probabilmente si tirerà indietro.

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