“Pride”(2014) di M. Warchus – Una storia vera ben raccontata

Pride-Movie

(Valter Chiappa) (AG.R.F. 09/01/2015) (riverflash)

Quando un pubblico variegato al termine della proiezione scatta in un applauso convinto, ogni giudizio è superfluo: il messaggio è arrivato. A chi vuole commentare resta solo da capire perché la comunicazione sia stata così immediata

Secondo chi vi scrive, è perché di film come Pride” abbiamo bisogno.

L’opera del regista inglese Matthew Warchus racconta di antichi valori, di solidarietà, di tolleranza, di mani unite; narra di personaggi che credono, di gente che protesta, di buoni molto buoni e di cattivi davvero odiosi.pride 2

Dai fatti narrati però, tristemente per chi vi scrive, sono passati 30 anni, una generazione, e quel mondo pare lontanissimo, quasi utopico.

Ed allora “Pride” prova a colmare un vuoto che anni di cultura del profitto, del consumo, della sopraffazione hanno scavato; accarezza quel desiderio mai sopito, perché inestinguibile, di un mondo migliore; risveglia la nostalgia e al contempo l’attesa di un’epoca dell’impegno.

Il tema delle istanze sociali è tipico della cinematografia inglese, dall’opera del maestro Ken Loach a pellicole recenti ed apprezzate come “We want sex”. Fortunati loro che hanno episodi edificanti da raccontare; a noi toccano storie di ignavia, illegalità o decadenza.

La vicenda narrata è quella dell’imprevedibile solidarietà creatasi fra un gruppo di attivisti omosessuali, “Lesbians and Gays Support the Miners”, e i minatori del Galles, in sciopero ad oltranza ed affamati dalla repressione della Thatcher. I rappresentanti della tradizione più pride-untitled2-650x487conservatrice, naturalmente legati all’idea di virilità immacolata e i difensori delle nuove frontiere della sessualità, su cui peraltro cominciava a stendersi l’ombra apocalittica dell’AIDS. Due categorie apparentemente opposte, ma, per chi ebbe occhi sgombri dal pregiudizio, entrambe discriminate e perseguitate da nemici spietati. La nascita di quest’alleanza dovette superare le barriere dall’intolleranza, anche interna. Ma personaggi meravigliosi, giovani idealisti, vecchiette più moderne dei loro nipoti, probi sindacalisti resero il miracolo possibile.

Il film solletica i sentimenti in maniera garbata e mai leziosa, usando tecniche narrative semplici e tradizionali: personaggi disegnati per piacere o essere odiati, situazioni di gran divertimento o profonda commozione (particolarmente toccante il coro spontaneo sulla vecchia canzone di protesta “Bread and Roses”), ricordi nostalgici destati da una colonna sonora facile facile.

Ma alla fine l’obiettivo è centrato: “Pride” ci è piaciuto, ci ha fatto sentire migliori, ci ha mandato a dormire con un sorriso acceso di speranza.

Ad un film non si può chiedere di più.

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