“Il prestanome”(USA 1976) di M. Ritt – Sabato 4 luglio a FI Giardino del Cenacolo di San Salvi

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(marino demata)  Gli inizi degli anni ’50 furono uno dei periodi più bui della vita americana. Come è noto la House Committee on Un-American Activites (HUAC ovvero Commissione per le Attività Antiamericane) guidata dal senatore MacCarthy istituì veri e propri processi politici per reati di opinione, contro tutti coloro che professavano idee progressiste e che venivano bollati come comunisti e per questo perseguitati, e, portati davanti alla Commissione, sollecitati, per potersi salvare, a confessare i nomi di altri progressisti. In particolare la Commissione si accanì contro il mondo di Hollywood, considerato vera e propria fucina di comunisti e stese una lista di 10 registi considerati sicuramente “comunisti” e per questo perseguibili per le loro opinioni. Si trattava di “smascherare le infiltrazioni comuniste, termine riferito poi a qualsiasi associazione a favore dei Il prestanome 2diritti civili e umani, dei lavoratori o che avessero come scopo il miglioramento della società, in poche parole la maggior parte delle associazioni popolari operanti nei diversi settori della società, dall’amministrazione pubblica all’esercito, dalle scuole ai sindacati, dalla finanza allo spettacolo, bollate come sovversive e antiamericane.”
Dei dieci registi, John Howard Lawson fu il primo ad appellarsi al primo emendamento della costituzione americana, la quale garantisce a ogni cittadino americano la libertà delle proprie opinioni politiche, religiose e filosofiche, evitando di rispondere. Ma se è vero che il Primo Emendamento della Costutuzione americana garantisce a tutti la libertà di professare le proprie idee e opinioni, è anche vero che in un altro articolo la Costituzione vieta categoricamente l’esercizio di ogni attività definible “antiamericana”. Di questa norma si servì la Commssione McCarthy impostando l’equazione “essere democratici e di sinistra o comunisti = essere antiamericani”. Cominciarono così le persecuzioni agli uomini progressisti e di cultura, che potevano salvarsi soltanto confessando nomi di altri progressisti e in pratica tradendo i propri amici. Alcuni registi e uomini di cultura che rifiutarono di dire altri nomi furono imprigionati, altri persero irrimediabilmente il lavoro (l’FBI usava parlare direttamente con i reali o potenziali datori di lavoro di chi era inserito nelle cosiddette liste nere intimando loro di licenziare o non dare lavoro ad essi), altri emigrarono, come i registi Joseph Losey in Inghilterra, Charlie Chaplin in Svizzera, il-prestanome-4Orson Welles in giro per il mondo, mentre Joris Ivens fu costretto ad allontanarsi dagli Stati Uniti ai primi del 1945, poiché aveva osato girare nel 1937 quel documentario contro Franco e a favore dell’intervento delle brigate internazionali nella Guerra civile spagnola, intitolato “Terra di Spagna” su sceneggiatura di Ernest Hemingway e John Dos. Alcuni registi e uomini di cultura che rifiutarono di tradire gli amici e dire altri nomi furono inseriti nelle liste nere (blacklist) e imprigionati, altri persero irrimediabilmente il lavoro e altri emigrarono.
Il periodo fu chiamato anche della “caccia alle streghe” e l’espressione si deve ad Arthur Miller, anch’egli in qualche modo toccato dalla Commissione McCarthy. Miller nel 1953, scrisse un testo teatrale, The Crucible (Il Crogiuolo), e definiva quegli avvenimenti come il periodo della moderna caccia alle streghe, istituendo un parallelismo tra il processo alle streghe di Salem nel 1692 e la contemporaneità. Il testo teatrale di Arthur Miller ebbe uno strepitoso successo anche per la trasparenza dei riferimenti al presente.
Uno dei registi più perseguitati fu Martin Ritt, per la sua sincera fede democratica e progressista. Ritt, circa 25 anni dopo il Maccartismo, nel 1976, realizza un bellissimo film, Il prestanome / The frontman, che rievoca proprio quel periodo e si avvale di una eccezionale interpretazione di Woody Allen come protagonista. A parte la presenza già carismatica di Allen, caratteristica del film è che tutti gli attori e realizzatori del film sono ex blacklisted, cioè ex perseguitati del periodo del maccartismo, e fra tutti spicca Zero Mostel, eccellente attore fortemente penalizzato, fino alla disoccupazione, per le proprie idee negli anni ’50.
E’ il vero personaggio chiave del film, l’attore ilprestanome5della TV, condannato a non lavorare più, Hecky Brown, col qale Zero Mostel, in pratica ripercorre nel film la storia della sua persecuzione da parte del Maccartismo. Si tratta, dunque, da parte di Martin Ritt di una sorta di testamento rievocativo di uno dei periodi più tristi della sua vita e più vergognosi della storia dell’America.
Ritt ci fa vedere nel film che tra gli intellettuali perseguitati
gli scrittori di sceneggiature per la TV, rispetto ad altri, avevano trovato l’espediente di poter continuare a scrivere chiedendo ad un amico di firmare i lavori col proprio nome. Insomma era importante trovare un prestanome. E’ quanto accade nel film, ove lo scrittore Alfred Miller, inserito nelle liste nere, chiede al proprio amico Howard Prince (Woody Allen) di fargli da prestanome e fingersi uno scrittore. Miller procurerà a Woody Allen gli scritti da portare alla televisione perché siano trasmessi. Per un periodo iniziale tutto a posto, ma poi cominceranno guai, preoccupazioni ed esilaranti situazioni tutte da godere tra il tragico e il comico….In tal senso il film è anche la storia del percorso intellettuale del protagonista Howard Prince (Woody Allen), che da piccolo e cialtronesco cassiere di bar dedito come attività principale a piazzare scommesse clandestine, che lo trovano puntualmente perdente, divenuto come prestanome di Miller un falso scrittore, finisce per interpretare magistralmente i nuovi ruoli che gli assegna la vita e a maturare gradatamente una salda coscienza politica e sociale, non senza però palesi contraddizioni.
Per far calare subito lo spettatore nel clima dei primi anni ’50, Martin Ritt adopera un felicissimo espediente narrativo: i titoli di testa sono preceduti da spezzoni di cinegiornali americani dell’epoca. In due brevi minuti vediamo tutto, dalla guerra di Corea, ai suoi reduci mutilati, alle elezioni di Miss America, al mito Marilyn Monroe, alla tragedia dei Rosenberg, mandati sulla sedia elettrica in pieno maccartismo con la controversa accusa di spionaggio filo-sovietico, mai del tutto provato al 100%. Tutto l filmato è punteggiato dalle bellissime note di “Young at heart” di Frank Sinatra, che ritroveremo anche nei titoli di coda.
Da notare infine che, negli stessi titoli di coda, vengono citati i ruoli di “blacklisted”del regista, dello sceneggiatore, degli attori e altri membri della troupe del film e gli anni nei quali essi vennero inseriti nelle liste nere. Il film insomma è dedicato a loro e fatto da loro.
Insomma molti componenti del cast quali il regista Martin Ritt, gli attori Zero Mostel e Herschel Bernardi, lo sceneggiatore Walter Bernstein finirono tutti, all’epoca delle persecuzioni, sulla cosiddetta Lista nera; subirono vessazioni di ogni genere che misero a dura prova sia le loro carriere che la qualità della vita delle rispettive famiglie. E questa è un’altra nota caratteristica del film, assieme alla particolarità di essere un’opera volutamente dai generi multipli, sempre oscillante tra momenti di alta intensità drammatica e momenti – soprattutto per merito di un Woody Allen in stato di grazia – di brillante umorismo.

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