“Giochi proibiti” (FR 1952) di R. Clement: un capolavoro senza tempo!

Marchio2 piccolo  Affiliato a Fedic (Federazione Italiana dei Cinecub)  Fedic Logo

(marino demata – rivegauche-artecinema) “Giochi proibiti” / “Jeux interdits” è uno dei più bei film francesi pre-nouvelle vague. Diretto con maestria da Renè Clement, tratto dal romanzo di François Boyer e sceneggiato da Jean Aurenche, Pierre Bost e dallo stesso René Clément, il film si svuiluppa a partire dal giugno 1940, allorchè in seguito a raid aerei tedeschi , una bambina di 5 anni, Paulette, perde davanti ai suoi occhi entrambi i genitori e il suo piccolo cane, che si ostina tuttavia a tenere in braccio, malgrado sia morto. Caricata su un carro, viene privata del cane morto da una donna seduta vicino a lei (“liberiamoci di pesi inutili, tanto è morto”). La piccola non ci sta e scende dal carro e recupera il corpo del cane. La piccola comincia ad aggirarsi senza meta nella campagna circostante finchè non incontra Michel, un bambino figlio di contadini, di qualche anno più di lei. Michel la porta a casa dei suoi genitori che la accolgono non per spirito compassionevole, ma per evitare che la accolgano i vicini e si prendano il merito della adozione. Questi sono i primi 10 minuti del film, che sono veramente folgoranti e pieni di incredibili avvenimenti. Il film successivamente prende un andamento più pacato e calmo, ma porta avanti un proprio assunto dal quale non verrà mai meno: la guerra vissuta attraverso gli occhi di due bambini, che non conoscono altra situazione ed altro stato nella vita e che quindi devono necessariamente adattarsi ad essa, convivere con essa, perfino giocare con essa, in assenza di ogni altra possibile forma di gioco.
I due bambini capiscono che la prima conseguenza della guerra è la morte, e accettano questo stato come si accettano le cose naturali e le conseguenze ineluttabili che ne possano scaturire, contro le quali nulla c’è da obiettare ed è impossibile opporsi. Ecco che allora la loro prima occupazione avrà proprio come oggetto la morte: perché non darsi da fare e allestire un cimitero per gli animali morti, a partire dal cane di Paulette? Dopo tutto i cimiteri degli uomini raggruppano tante persone che in tal modo restano in reciproca compagnia. Perché non fare così anche per gli animali? L’allestimento di un cimitero per gli animali diventa così una delle occupazioni principali dei due bambini, che si industriano per trovare animali morti da seppellire e perfino decidono di ucciderne alcuni per avere la possibilità di allargare il cimitero stesso. Ogni tomba di animale dovrà essere abbellita con una croce e a tal fine Michel dapprima ne costruisce qualcuna, ma poi pensa che si possano prendere dai cimiteri degli uomini e trasferirle al loro cimitero degli animali. Tutto questo secondo una logica infantile per la quale nulla di male i due bambini stanno facendo. La storia narrata nel film avrà ulteriori sviluppi, ma non verrà mai abbandonata quella ferrea logica infantile che, come si diceva, parte dalla non conoscenza di altro stato che non sia la guerra e la morte.
Renè Clement è un prolifico regista di cui ricordiamo film come “Delitto in pieno sole” dal romanzo della Highsmith “Il talento di Mr. Ripley”, “Che gioia vivere”,” L’uomo venuto dalla pioggia”, per citare alcuni titoli più recenti della sua carriera, ma che già ai tempi di “Giochi proibiti” aveva al suo attivo titoli di grande pregio come “Operazione Apfelkern” del 1946. Ma senza tema di smentite possiamo affermare che “Giochi proibiti” è il suo autentico capolavoro, ove la guerra e la morte vengono sempre viste con gli occhi dei bambini e quasi a voler rendere plasticamente e visivamente questo assunto, tutte le sequenze vengono da lui girate ad altezza di bambino. Il regista riesce a toccare profondamente lo spettatore allorchè questi si rende conto che per i due piccoli protagonisti non esiste altra realtà che quella caratterizzata dalla guerra e dalla morte: essi non hanno conosciuto altro e con essa devono fare i conti e convivere. E’ vero: al centro di alcune sequenze scorgiamo anche la crudeltà infantile ad esempio verso i piccoli animali, ma tale crudeltà dopo tutto è mutuata da quella del mondo dei grandi, quella crudeltà che porta gli uomini ad uccidere altri uomini attraverso quei “giochi proibiti” che, come ebbe a dichiarare lo stesso regista in una intervista, sono nient’altro che la morte e la guerra con i suoi orrori e le distruzioni che porta con sé. E tra gli orrori della guerra, sembra dire Clement, ci sono i danni irreversibili che essa arreca nella psiche infantile, specie in quei soggetti che non hanno conosciuto altra realtà fino a quel moment o.
Clement per questo film è stato accusato di spirito antireligioso. In realtà non si tratta di una deliberata volontà di colpire la religione: essa viene vista realisticamente nell’unico modo possibile in una situazione drammatica come quella descritta dal regista: ricondotta a mera ritualità, diventa per adulti e bambini una pratica da sbrigare al più presto attraverso la confusa ma doverosa recitazione di preghiere sconclusionate. La guerra e la morte, con le loro regole e con la loro ferrea logica non lasciano spazio a sentimentalismi e a voli spirituali.
Si tratta di un film in certo senso unico nel suo genere, vero e proprio capolavoro e pietra miliare della storia del cinema. Ebbe numerosi premi di grande prestigio, come il Leone d’oro alla Mostra di Venezia del 1952, Oscar quale migliore film straniero nel 1953, tanto per citare solo i massimi riconoscimenti, rispetto alla gran messe di premi ricevuti in tutti i maggiori festival.
L a piccola Paulette è interpretata da Brigitte Fossey, che diventerà poi una importante attrice del cinema francesa, vera e propria icona di quella cinematografia con all’attivo decine e decine di importanti interpretazioni.
Bellissima la colonna sonora quasi interamente riempita da un motivo ricorrente sul quale c’è un piccolo mistero: non si sa bene chi ne sia l’autore. In realtà Narciso Yepes ha rivendicato a sé la paternità del famoso brano, ma molti hanno dubitato sulla veridicità di tale attribuzione. Tra l’altro troviamo la stessa melodia in un film di 11 anni prima, Sangue e arena, del 1941, diretto da Rouben Mamoulian con Tyrone Power e Rita Hayworth. La tesi che sembra più accreditata è quella che il motivo non sia altro che una romanza di origine popolare.
Infine c’è da rimarcare che “Giochi proibiti” viene considerato oggi una “chicca per cinefili”, così come è stato definito. Pur essendo un film di oltre sessant’anni fa, noi c’è traccia di esso su Youtube, se non per ciò che riguarda pochissime sequenze. In Italia è stata recentemente pubblicata una versione in DVD, che è priva della lingua originale e dei relativi sottotitoli, sicchè l’unica scelta sarebbe vederlo nella versione martoriata dal doppiaggio. Oppure acquistarlo attraverso Amazon nella versione originale francese. Insimma anche questa è una avventura!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...