Quando un film ti racconta il cinema: Latin Lover di Cristina Comencini

Latin Lover 1

(eirene martinelli) Per una volta si deve iniziare dalla fine…

 “Saverio è frutto dell’immaginazione. Il grande cinema di quegli anni è veramente esistito“. Cristina Comencini chiude così il suo Latin Lover, la commedia corale che, grazie anche ad un cast di livello, parte dalle vicende personali dell’attore Saverio Crispo, (mai esistito nella realtà), e finisce col ripercorrere un pezzo di storia del cinema italiano. La storia è quella di Saverio Crispo, divo del cinema e latin lover, praticamente un’amante per ogni paese in cui ha girato un film… No, in effetti, Saverio Crispo è il personaggio minore, e la storia è quella di una famiglia allargata e, forse, ancheLatin Lover 2 un po’ male assortita, che si riunisce per la commemorazione dell’attore, amico, padre, amante e marito Saverio. E la Comencini sceglie di farlo con il sorriso, con quell’ironia che un po’ ci contraddistingue e contraddistingue i grandi maestri del nostro cinema. Conflitti, piccole vendette e tradimenti scorrono sullo schermo, mentre lo spettatore non può fare a meno di ridere davanti al precipitare degli eventi. Accade, così, che anche il segreto più terribile, quello tenuto nascosto per decenni, diventa un episodio esilarante da condividere davanti ad un bicchiere di vino. E qui non si può sorvolare sul fatto che ad interpretare questa scena sia la splendida Virna Lisi, che ci ha fatto un altro dono prima di lasciarci per sempre.

E poi c’è l’altro lato della medaglia: quello del linguaggio meta riflessivo del cinema che racconta il cinema. Una scena per tutte la proiezione del documentario su Saverio alla fine della commemorazione: le immagini raccontano dei film interpretati dal grande attore, ma noi spettatori vi riconosciamo ora Gassman, ora De Sica, Mastroianni e Sordi… Come in un gioco di scatole cinesi, ogni dettaglio è un segno che rimanda ad un altro segno.  Latin Lover 3

E allora torno a casa con una riflessione: forse il cinema italiano ha ancora una speranza … Se è vero che non siamo il cinema dei grandi effetti speciali (anche se qualche colossal all’attivo lo abbiamo anche noi), degli avatar e dei grandi colpi di scena, è anche vero che il nostro cinema è la favola che non si è mai liberata completamente del realismo (o forse il contrario?). E chissà perché mi viene in mente Pasolini e la sua Terra vista dalla luna: i capelli arancioni di Ninetto Davoli e le movenze burattinesche del grande Totò, mi sembrano realistici quasi quanto la bicicletta rubata di De Sica.

Credo che il cinema italiano sia quel souvenir che ti porti dietro alla fine del viaggio, quel ricordo che è sempre con te, anche quando dimentichi di averlo solo perché non è poi così ingombrante, ma che, ci puoi giurare , salta fuori all’improvviso e ti fa dire: io ero così … Io sono così .

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