“Caravaggio” (UK 1986) di Derek Jarman – Intero film in versione italiana

(marino demata) Caravaggio è una delle opere più tormentate, ma anche più riuscite, del regista underground Derek Jarman. Con una preparazione durata sette anni, con una sceneggiatura rielaborata molte volte, il film alla fine riuscì a vedere la luce grazie a Channel Four che aggiunse i suoi finanziamenti a quelli – modesti – già stanziati. Da quel momento in poi non venne mai meno il sostegno di Channel Four alle opere di Jarman.
Il film si sviluppa su due piani narrativi: innanzitutto la lunga agonia di Caravaggio, colpito dalla malaria, in un squallida camera a Porto Ercole, assistito solo dal fedelissimo Jerusalem e in secondo luogo i lunghi flashback che ci mostrano i tratti salienti della biografia del grande pittore, con una scelta mirata da parte del regista ad episodi particolari e significativi, che vogliono, dal punto di vista pittorico, innanzitutto illustrare quello che Caravaggio urlerà in una sequenza del film: “Sono riuscito a rinchiudere il puro spirito nella materia.”
La giovinezza di Caravaggio è caratterizzata dalla frequentazione di taverne e postriboli e da una vita avventurosa. Dipinge e vende i suoi quadri per strada, non disdegnando talvolta, spinto dal bisogno, a vendere anche se stesso. La svolta della sua vita è determinata dalla conoscenza del Cardinale Francesco Maria Del Monte, per il quale dipingerà uno splendido Martirio di San Matteo. Per dare volto al carnefice di San Matteo il Caravaggio ingaggia il giovane Ranuccio (Sean Bean), avventuriero e ladro di pochi scrupoli, ancorchè di bell’aspetto, che ha sempre al suo fianco la sua donna, la prostituta Lena (Tilda Swinton). Tra i tre si forma una sorta di complicità ed un vero proprio triangolo amoroso, fino a quando Lena dichiarerà ai due amanti di essere incinta del Cardinale Borghese, nipote del Papa. Dopo qualche giorno Lena sarà trovata annegata nel Tevere e il suo corpo diventerà il soggetto di una delle opere più belle del Caravaggio, La morte della vergine. Ranuccio sarà incolpato dell’omicidio ed imprigionato, ma il Caravaggio riuscirà, dopo aver portato personalmente una supplica al Papa, a farlo liberare. In effetti Ranuccio, una vlta libero, confesserà a Caravaggio di avere lui stesso ucciso Lena , suscitando l’ira del pittore, che a sua volta lo uccide.
Si tratta in ogni caso di un film ove la trama conta fino ad un certo punto, perché è un film di immagini, fatto di composizioni e di quadri e dove, anche quando in primo piano non scorgiamo i quadri del pittore o i soggetti che ispirano i quadri stessi, abbiamo sempre l’impressione di assistere alla composizione di un quadro. Del resto questo non ci stupisce se si pensa che Jarman ha avuto due passioni e due attività: il cinema e la pittura. E questo indubbiamente gli facilita il compito nel delineare la biografia del grande pittore. Del resto non ci stupisce se più anomale sono le situazioni (es. il corpo morto di Lena soggetto per un suo quadro), più alti sono i suoi capolavori pittorici: nel film il protagonista dice: “Nell’arte i gesti rivoluzionari possono essere di grande aiuto.” Come dire? Il rivoluzionario e anticonformista Jarman sceglie di filmare la biografia di uno dei pittori più rivoluzionari ed anticonformisti della storia della pittura!
Jarman procede infatti nel suo film con la più grande libertà e anticonformismo. Hanno fatto scalpore ad esempio i suoi anacronismi: come Caravaggio (ed altri artisti della sua epoca) è stato anacronista nel ritrarre i suoi personaggi in abiti della sua epoca, così Jarman ci ritrae i personaggi del suo film con la sigaretta in bocca, intenti a leggere un giornale in un bar, mentre da una radio si può distinguere la radiocronaca di una partita di calcio oppure intenti a scrivere a macchina, mentre in lontananza si sente i rumore di un treno.
Con una messa in scena essenziale che potremmo definire pasoliniana ante-litteram, Jarman crea dunque un bel film, non esente da qualche limite, ma asciutto e crudo nella sua essenzialità. Qualche riserva forse è da porre proprio nel personaggio di Caravaggio, interpretato da un Nigel Terry non sempre all’altezza della situazione. Ma tale limite è compensato dalla straordinaria bravura degli altri personaggi, tra i quali spicca una giovanissima e già bravissima Tilda Swinton, che diverrà presto una musa incontrastata del moderno cinema inglese e che farà un lungo percorso anche con lo stesso Jarman, col quale girerà in totale ben 9 film. Aggiungeremmo anche Sean Bean – sempre per la serie “saranno famosi” – nella parte di Ranuccio, quasi esordiente in questi film, ma che metterà al suo attivo importanti ruoli in film come Ronin, Stormy Monday, Giochi di potere, The Hitcher,ecc.
In questo film è particolarmente evidente il debito di Jarman verso uno ei suoi più acclamati maestri, quel Ken Russell, altra grande icona cinema inglese, col quale ha collaborato e lavorato numerose volte e in particolare per uno dei suoi film più celebrati, “i diavoli”, ove ha curato con grande perizia la scenografia. Da Ken Russell ha inoltre ereditato la passione per le biografie, che hanno costituito uno dei suoi generi preferiti . Più in generale sul rapporto tra i due registi ci sarebbe molto da scrivere e da mettere in evidenza, in particolare per ciò che concerne l’anticonformismo che caratterizza entrambi i registi.
Caravaggio esce nel 1986 che è anche l’anno in cui viene diagnosticato a Jarman l’AIDS, che lo porterà alla morte nel 1994. Jarman ha affrontato la malattia con grane coraggio e dignità, lottando perché si potesse discutere pubblicamente in Inghilterra della sua condizione e di quanti si trovassero nelle medesime condizioni e per la dignità degli omosessuali.
Tra gli altri film di Jarman ricordiamo Jubilee (1978), da molti considerata la sua opera migliore, Edoardo II (1991), Wittgenstein (1993). Il suo ultimo film, Blue, rappresenta anche una sorta di testamento spirituale e artistico. Durante la lavorazione Jarman divenne praticamente cieco e il film si risolve in una schermata blu fissa, che non costituisce altro che lo sfondo alla colonna sonora fatta da artisti e complessi di musica contemporanea e dalla voce dello stesso regista che racconta la sua vita e i suoi problemi. Anche in questo caso dunque una uscita di scena in maniera non conformista, come non conformista – e lo abbiamo visto già da Caravaggio – è la sua intera, breve ma intensa, filmografia.

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