“La demora” (Uruguay 2012) di Rodrigo Plà – 20 aprile ore 19.00 alllo Spazio Alfieri di FI

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(marino demata) Si conclude lunedi 20 aprile alle ore 19 allo Spazio Alfieri di Firenze il programma di proiezioni del Nuovo Cinema Latino Americano realizzato dal Centro Ejelson per l’America Latina e dalla Associazione di Cultura cinematografica Rive Gauche – ArteCinema con il determinante contributo del Festival del Cinema Latino-Americano di Trieste, che ha messo a disposizione del pubblico fiorentino 10 pellicole di grandissimo spessore ed interesse.
Il programma di lunedi ci riserva i due film più premiati a Trieste: “Tierra sin mal”, premio alla migliore regia e “La demora”, primo premio assoluto.
Quest’ultimo film è stato realizzato da un regista, Rodrigo Plà, nato in Uruguay, ma formatosi cinematograficamente in Messico, ove con la sua famiglia riparò per sfuggire alla dittatura nel suo Paese. Per l’occasione Rodrigo Plà ritorna in Uruguay, ove appunto è ambientato il suo film.La demora 2
Il regista ci porta nella povera casa di Maria, che scopriamo sola, senza un uomo, con tre figli piccoli da sostenere e il padre, Augustin, che porta con sé tutti gli acciacchi della vecchiaia, compreso gli scompensi della propria memoria che lo portano a dimenticare le cose. Maria vorrebbe risolvere il problema con l’aiuto dello Stato e dei Servizi Sociali, che potrebbero provvedere a sistemare Augustin in una casa per anziani. Ma la risposta delle autorità è purtroppo negativa perché calcolando lo stipendio (sia pure fluttuante) di Maria ed altre voci di entrata, quali gli assegni per i tre figli, viene superato, sia pure di poco, il reddito che può garantire l’assistenza dello Stato. Maria è disperata e non sa come fare. In giro col padre, gli chiede di aspettarla seduto su una panchina nel parco mentre lei fa la spesa. Osservando il padre da lontano, improvvisamente, sospinta dalla disperazione, si rende conto che forse esiste una ulteriore possibilità: l’abbandono del padre, sperando che egli sia soccorso da qualcuno che lo accompagni ad un centro sociale. A questo punto lo spettatore si chiede come sia possibile che una figlia, per quanto in preda ad un profondo esaurimento, possa rendersi conto di questa atroce e disumana possibilità.
Maria la mette in pratica non con cinismo, ma con profondo dolore e solo poche ore dopo, nel cuore della notte, viene presa dai rimorsi che la spingono ad una ricerca disperata del proprio genitore. Sila-demora2-439x420 tratta forse della parte più bella e concitata del film, realizzata su due piani: da un lato il regista ci fa seguire i dramma del padre, al gelo della notte, ma inchiodato comunque alla sua panchina nella certezza che Maria tornerà a riprenderlo e se non lo ha fatto ancora è solo perché qualcosa di grave sarà successo; e dall’altro lato queste immagini si alternano a quelle di Maria che gira per la città, visita varie case di accoglienza per anziani sperando che il padre vi sia stato portato da qualcuno. Sono sequenze alternate che mettono il luce le due situazioni e che accentuano la drammaticità della parte finale del film. C’è da dire per inciso che la pervicace presenza del padre sulla panchina del parco suscita elementi di grande solidarietà umana in tante persone che si avvicinano a lui. Segno di una società che conserva in sé valori sani e che anche solo per questo meriterebbe di essere governata con maggiore attenzione alla soluzione dei problemi sociali.
“La demora” è dunque un dramma sociale col quale il regista vuole fare conti con la burocrazia e con i problemi più attuali della società del suo Paese di origine per ciò che riguarda i ceti meno abbienti. Come abbiamo già notato a proposito di molti altri film latino-americani di questi ultimi anni, le cinematografie dei vari Paesi del Sud America sembrano aver fatto definitivamente i conti con la drammatica storia delle varie dittature, di cui il cinema ha costituito dapprima un elemento di opposizione (spesso clandestina) e poi di rievocazione, perché non venissero mai più dimenticate le pagine più buie e le resistenze più eroiche. Oggi il cinema di quei Paesi è piuttosto proiettato a mettere in luce le contraddizioni sociali, i drammi e le ingiustizie delle nuove democrazie, a farci La demora 5conoscere le realtà più problematiche, ad in indicare cosa ci sarebbe da fare per migliorare la società e per superare sacche di miseria e di disperazione. Come appunto ci indica drammaticamente questo film, “La demora” / “Il ritardo”.
In un’intervista sul significato del titolo il regista ha risposto che “il significato si trasforma organicamente nel corso del film.” Esso è innanzitutto “l’esitazione del padre a fuggire dal suo problema”. E nel corso del viaggio evolutivo che affrontano i personaggi, la demora «è un ritardo, una deviazione momentanea sulla strada verso la destinazione finale”.
Come si diceva, il regista si è formato cinematograficamente in Messico ed è lì che sono nate le prime opere, film corti di grande valore, come “Moira” del 1988 e poi “Nova mia” del 1995, selezionato in molti Festival, per poi arrivare al 2001 con “El ojo en la nuca”, che ha vinto un Ariel Award Messicano, premiato a L’Habana e invitato ufficialmente al Clermont-Ferrand Short Film Festival. IL film è ambientato in Uruguay durante la dittatura. Ma il film più significativo della La demora 1carriera di Plà è sicuramente “La zona”, primo lungometraggio, grande successo al Festival di Venezia pluripremiato in molti altri Festival. “La zona” narra di un quartiere di Città del Messico, recintato con filo spinato, telecamere e squadre di poliziotti, affinché gli abitanti non entrino in contatto con altri quartieri di classi sociali diverse, le bidonville che sono intorno. Un film veramente dai toni forti e realistici. Dopo aver girato “Desierto adentro”
del 2008, ispirato ai Diari del filosofo danese Kierkegaad e partecipato, assieme ad atri 9 registi all’opera collettiva Revolucion del 2010, sorta di celebrazione del centenario della rivoluzione messicana, ritorna in Uruguay portando con sè la sceneggiatura di “La demora”.

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