Cinema sperimentale – The Liberation of Mannique Mechanique (USA 1967) di Steven Arnold (Film completo)

(marino demata) Steven F. Arnold nacque nel 1943 ad Oakland California. Primo dato significativo delle propria biografia fu l’aver ritrovato all’età di cinque anni nell’attico della casa dei propri genitori una cesta di costumi teatrali appartenenti allo zio. Questo ritrovamento lo spinse all’arte della trasformazione e a cambiare costantemente abito per divertirsi e divertire sua sorella e la sua babysitter. C’è da dire che i suoi genitori incoraggiarono al massimo le sue fantasie.
Nel 1958 Arnold entrò nella Oakland Technical High School, ove incontrò Pandora, che divenne subito sua musa e collaboratrice e dalla quale divenne inseparabile. I due spendevano ore bevendo champagne e fumando oppio, marijuana e sigarette. Ad essi si aggiunse presto Violet Chew, altra fonte di ispirazione di Steven, che fu da lei presto introdotto alle tradizioni spirituali orientali.
Negli anni ’60 Arnold frequentò prima il San Francisco Art Institute e poi l’Ecole Des Beaux Arts a Parigi. Sentendosi troppo limitato dal curriculum della scuola parigina, Arnold, assieme a suoi compagni e amici affittò una villa a Formentera, dove visse con essi in piena comunità per alcuni mesi, assumendo LSD ogni giorno, residendo spesso in grotte, risultato della accurata esplorazione dell’isola. A proposito della droga, Arnold ricorda. “La nuova droga fu così euforica e visionaria, così positiva e capace di espandere la mente, che io mi sentii di ascendere in un’altra dimensione, così meravigliosa e spirituale, che io non fui più lo stesso.”
Finalmente nel 1965 ci fu il produttivo ritorno a San Francisco, ove Arnold cominciò a riflettere sulle possibilità che gli offriva il cinema e uno dei suoi film, “Messages, Messages”, che attirò ’attenzione della cirtica e fu invitato ai Festival di Chicago e Toronto. Altre opere di successo furono “Luminous Procuress”, che piacque molto a Salvador Dalì, che organizzò una visone privata alla quale partecipò anche Andy Warhol. Arnold divenne presto uno degli artisti preferiti di Dalì, a tal punto che nel 1974 andò con lui in Spagna per aiutarlo ad allestire il Teatro-Museo Dalì.
Ritornato in California, Arnold cominciò ad esplorare altri linguaggi artistici e a studiare progetti di altri film. Trovò inoltre fonti di ispirazione nell’attrice Ellen Burstyn e in altri celebri amici. Disegnò numerosi tableau-vivents e lasciò inoltre migliaia di tableau fotografici e negativi.
Ad Arnold fu diagnosticato l’AIDS nel 1988, quando era all’apice della sua popolarità, che lo portò alla morte nel 1994. Le opere di Arnold sono conservate in prestigiosi musei, tra i quali ricordiamo il Whitney Museum of American Art in New York, the Museum of Modern Art (MoMA) in New York, Cinematheque Francaise in Paris, National Gay and Lesbian Archive.
Per avere un’idea dell’arte di Arnold, vediamo qui il breve film “The Liberation of Mannique Mechanique”, che è stato poi il suo primo film, dei quattro che ha realizzato. E’ un’opera di impronta marcatamente surrealista: un macabro e decadente lavoro, così come è stato definito (Ana Macedo), che presenta mannequins e modelle che lavorano proiettate in uno strano universo.
Numerose sono le mostre allestite dopo la morte di Arnold, che hanno come punti focali non solo i quattro film da lui realizzati, ma soprattutto le centinaia di fotografie da lui scattate, aventi tematiche surrealiste simili a quelle dei quattro film. Tra queste ci piace ricordare “Steven Arnold: Cabinet of Curiosities” allestita al “ONE Archives Gallery & Museum” di West Hollywood del 2012/13. Le sue opere sembrano dare ragione al motto che ha informato di sé la sua intera carriera artistica: “Art is revolution, or it is nothing”.

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