Il Federale (1961) di Luciano Salce – Film completo e recensione

(marino demata) Luciano Salce è stato uno di quei registi piuttosto snobbati dalla critica, certo per aver diretto film rivelatisi mediocri, ma anche perché “schiacciato” dalla compresenza dei grandi “mostri sacri” del cinema italiano di quei tempi. Si pensi che il 1961, che è l’anno de “Il Federale”, forse l’opera migliore e più genuina di Luciano Salce, è anche l’anno in cui escono film come Accattone, l’esordio cinematografico-capolavoro di Pier Paolo Pasolini, o una serie di film di grade impegno come ad esempio “l’oro di Roma” di Carlo Lizzani.
Però questo film, pur scontando momenti di stanca e di ripetitività, è nel complesso un’opera ancora oggi, dopo oltre cinquan’anni, molto godibile. E’ un road movie sui generis che si avvale della prima interpretazione di un certo spessore di Ugo Tognazzi, impiegato fino a quel momento in film ove era utilizzato ruoli “macchiettisti” o comunque commediole che inseriremmo nella categoria dei B-movie. Tognazzi interpreta un graduato delle brigate nere che, nel 1944, viene incaricato di catturare in un paesino dell’Abruzzo il professor Erminio Bonafè (interpretato da un bravissimo George Wilson), candidato a futuro Presidente della Repubblica, per portarlo a Roma. In cambio ad Arcovazzi viene promessa la carica di Federale, sua aspirazione di tutta una vita!
Il film è appunto la descrizione di questo viaggio del fascista e del suo prigioniero anti-fascista lungo le strade che da Villalago portano a Roma a bordo prima del “side-car” di cui è fornito Arcovazzi e poi con vari mezzi di fortuna. A Roma i due troveranno una situazione profondamente cambiata: fascisti e tedeschi non ci sono più e la città e piena di americani. Ma la fede di Arcovazzi è ottusamente incrollabile: egli è come quei Gesuiti che rifiutarono di scrutare i cieli attraverso il cannocchiale di Galileo per non vedere ciò che avrebbe messo in discussione le loro credenze. Così Arcovazzi è il prototipo del fascista stupidamente incrollabile che sente parlare in inglese a Roma, ma non potrà mai credere che siano arrivati gli americani e che il fascismo sia finito nella capitale e dice. “Devo ripassare meglio il mio tedesco, oggi non ci capisco una parola”. E che parimenti non indugia un attimo di fronte alla possibilità di acquistare su una bancarella una divisa da federale ed indossarla: il sogno della sua vita, dal quale si sveglierà bruscamente perché tanti romani vedendolo con quella divisa vogliono linciarlo!
Si diceva dell’ottima interpretazione di Tognazzi che fu pienamente consapevole che il film avrebbe rappresentato una svolta nella sua carriera. Egli infatti, ricordando ne 1973 i tempi de Il Federale, dice che “il film fu primo passo nella strada giusta….. Sino ad allora io ero stato soprattutto un comico… Avevo debuttato come comico ai tempi in cui imperavano Totò, i De Rege, Fanfulla, Rascel e Chiari… Chiari era giovane, un bel giovane… Anch’io ero giovane, neppure male… Quindi ero parso sulla scia di Chiari… È con “Il federale” che qualcuno si è convinto che potevo essere realmente un attore, ovvero un comico nel vero senso della parola…”
Il film, oltre che di Georges Wilson, si avvale della vivace ed efficace interpretazione di una giovanissima Stefania Sandrelli nelle vesti una ladruncola che più di un volta si ritrova sulla strada dei due viaggiatori verso Roma.
Il Federale, pur con i suoi limiti, rappresenta un buon passaggio di quella commedia all’italiana che sicuramente rappresenta una delle novità più interessanti del nostro cinema di quegli anni. Molte sono le sequenze umoristiche che potrebbero essere ricordate. Personalmente ne citerei una che fa sorridere ogni volta che la si rivede: Arcovazzi e Bonafè, alla ricerca di un mezzo di trasporto di fortuna, trovano una corriera che li porterà in direzione di Roma. All’interno della corriera due uomini sono abbarbicati alla statua di un santo con grande apparente devozione. In realtà la statua è piena di olio che i due venderanno al mercato nero. Una improvvisa mitragliata dall’esterno fa sì che la statua sia crivellata di colpi e cominci a perdere l’olio di cui è piena. I presenti non sanno rendersi conto dell’accaduto, quando dal fondo della corriera si levano delle esclamazioni: MIRACOLO! MIRACOLO!

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