PASOLINI L’ARRABBIATO (Parte prima) – Filmato e recensione

(marino demata) Il filmato che proponiamo , realizzato nel 1966 da Jean-André Fieschi, poco conosciuto ed anche poco apprezzato, riveste invece una grande importanza per capire la concezione pasoliniana del cinema in quegli anni.
Pur col suo francese molto lontano dall’essere perfetto, e quindi con l’insicurezza legata alla poca conoscenza del mezzo linguistico, Pasolini ci dice con chiarezza innanzitutto attraverso quali esigenze è arrivato al cinema. E fa risalire la scelta di questo nuovo strumento di comunicazione al bisogno di dire qualcosa di nuovo: “Ogni volta che volevo dire qualcosa di nuovo, è stato necessario usare una nuova tecnica. Allora ho pensato che il cinema era per me una nova tecnica. “
Ma partendo da queste affermazioni circa l’esigenza di dire qualcosa di nuovo con nuovi strumenti, Pasolini arriva al suo concetto e alla sua definizione di cinema. Dunque cosa è il cinema per Pasolini? La risposta è molto chiara:
“Il cinema è la riproduzione del linguaggio naturale della realtà.” E la realtà per lui è fatta dalle piccole e grandi azioni degli uomini. E a tal proposito Pasolini cita Lenin, autore di un grande poema di azione, nel quale gli uomini umili sono autori di piccole azioni capaci però di modificare a poco a poco la realtà stessa. Le azioni degli uomini, secondo Pasolini/Lenin, sono in effetti il primo vero linguaggio degli uomini nella loro storia.
Dunque, è la conclusione a cui arriva Pasolini col suo ragionamento, il cinema non altro che la lingua scritta del linguaggio della realtà, il linguaggio cioè della azione umana. “Un regista dunque riproduce semplicemente il linguaggio dell’uomo nella propria vita, nella realtà.”
Messa a posto dunque la definizione diciamo così “filosofica” del cinema, Pasolini ammette però che essa non esaurisce tutto: in altri termini non è sufficiente avere la consapevolezza che il cinema riproduce le azioni degli uomini per fare un film. Occorre anche essere padroni di alcune “tecniche “ fondamentali, avere delle consapevolezze “stilistiche.” Tuttavia Pasolini mostra di non essere molto preoccupato di quest’aspetto e afferma che quando ha girato il suo primo film, “Accattone”, non si è quasi preoccupato affatto di tecniche e stili. Ma ha girato con semplicità, senza badare a particolari accorgimenti. Noi non sappiamo – perché Pasolini non ce lo dice – se, consapevolmente o inconsapevolmente, egli abbia portato in tal modo alle estreme conseguenze la lezione rosselliniana di un cinema che si sostanzia massimamente nel seguire, nel “pedinare” la realtà. Fatto sta che per lui, in Accattone, la realtà costituisce una sorta di “rappresentazione sacra” e come tale andava rispettata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...