“Labirinto mortale” (Usa 1988) di P. Yetes – Mercoledi 8 luglio ore 21.00 a FI Giardino del cenacolo di San Salvi

Labirinto mortale 3

(luciano nocentini) Non cadiamo di certo in errore se usiamo l’aggettivo eclettico per definire la carriera dell’inglese Peter Yeats (1929-2011), il quale, con disinvoltura e consapevole padronanza, è passato attraverso i principali generi cinematografici, dalla commedia brillante (John e Mary, All American Boys) al film drammatico (Servo di Scena), dal film d’azione (La Rapina del Treno Postale, Bullit) al poliziesco (Gli amici di Eddy Coyle) e al thriller (Suspect: Presunto Colpevole, Labirinto Labirinto mortale2Mortale), ottenendo due candidature all’Oscar come migliore regia per All American Boys nel 1979 e nel 1983 per Servo di Scena. Consapevole della lezione appresa come aiuto di Tony Richardson in Sapore di Miele e in Figli e Amanti, il cinema di Yeats ha raccontato storie principalmente ambientate al presente mostrando la sua personale visione della società nella quale i suoi personaggi si muovevano. Solo in due occasioni il suo sguardo si è rivolto al passato: in Servo di Scena, un omaggio al Teatro inglese ambientato nell’Inghilterra degli anni ’40 all’indomani della disfatta di Dankerque e in Labirinto Mortale (1988), quest’ultimo ambientato nell’America degli anni ’50 durante l’isterica crociata anticomunista del senatore McCarthy. Sceneggiato dall’ex lista nera Walter Bernstein (Il Prestanome, I Cospiratori), il film, il cui titolo originale è The House on Carroll Street, prende in esame un evento realmente avvenuto e relativo a organizzazioni clandestine che sotto la copertura di programmi labirinto mortale 4governativi specifici, come l’Operation Paperclip ideato dall’Office of Strategic Service, reclutavano e facevano entrare illegalmente in USA scienziati ex nazisti. New York è il teatro della vicenda di Labirinto Mortale, l’anno il 1951. Perso il lavoro presso la redazione di Life perché accusata di attività sovversive, una giovane giornalista (Kelly McGillis) trova un modesto impiego come lettrice presso l’abitazione di un’anziana signora (Jessica Tandy). Incuriosita dai movimenti che avvengono nella vicina casa, la giornalista scoprirà, a rischio della propria vita, e con l’aiuto dell’agente F.B.I incaricato di sorvegliarla (Jeff Daniels) l’attività di un’organizzazione che fa entrare in America ex nazisti con nomi di ebrei defunti. Splendidamente fotografato da Michael Ballhaus Labirinto Mortale, avrebbe potuto diventare un doppione di L’Uomo che Sapeva Troppo di Hitchcock se

THE HOUSE ON CARROLL STREET, Jeff Daniels, Kelly McGillis, 1988, (c) Orion
THE HOUSE ON CARROLL STREET, Jeff Daniels, Kelly McGillis, 1988, (c) Orion

Yeats avesse riproposto le tecniche della suspance ideate dal maestro inglese. In effetti, visti gli ingredienti presenti in sceneggiatura, molta poteva essere la tentazione. Invece la regia di Yeats si concentra in primo luogo sulla ricostruzione del clima di incertezza collettiva che pesava sulla società americana dei primi anni Cinquanta e sulla grave limitazione della libertà individuale: figure minacciose riprese in campo lungo; falsi agenti dell’ufficio immigrazione; l’opera di spionaggio della polizia federale; la presenza oppressiva del potere governativo rappresentato dall’avvocato Salwen (Mandy Patikin) capo delle udienze della commissione per le attività anti americane. In secondo luogo, da un punto di vista più squisitamente cinematografico, la grande attenzione viene dedicata da Yeats alle scene d’inseguimento, di cui il regista è abile esecutore (qui è sufficiente citare l’inseguimento fra auto in Bullit con Steve McQueen), che culminano in quello finale, catartico, alla Grand Central Station di New York. Certo in Labirinto Mortale atmosfere e riferimenti al cinema di Hitchcock non mancano ma essi appaiono più come colte citazioni piuttosto che fedeli riproposte. Soprattutto lo si nota nella scelta dei personaggi che ruotano intorno ai protagonisti e nella scelta dei luoghi dove è stata ambientato il film. Essi fanno di Labirinto Mortale un film misuratamente hitchcockiano.

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