“Lo strano caso di Mr. Hire” (FR 1989) di P. Leconte – Sabato 11 luglio ore 21.00 a FI Giardino del Cenacolo via San Salvi, 14r

Mr. Hire 2

(marino demata) Amare e’ guardare l’oggetto amato, la donna amata? Guardare puo’ diventare cosi’ totalizzante da divenire amore assoluto? Poter provare perfino fastidio per la presenza fisica della persona amata e volerla cacciare via e ricollocarla subito nella cornice della finestra di fronte per ricominciare a guardarla, cioe’ ad amarla perdutamente? Per Mr. Hire si. Amare e’ guardare l’amata e chiudere tutti gli altri sensi. Amare e’ l’occhio che vede. Non c’e’ spazio per gli altri sensi. Ovvero Hire si concede solo un piccolo spazio per l’udito: guardare l’amore e ed ascoltare SEMPRE le note della medesima Quatuor en Sol Mineur Op. 25 di Johannes Brahms: portarsi meticolosamente al giradischi, puntare sempre sul medesimo pezzo e stare alla finestra ad amare. Grande e profondo pezzo  musicale, che si aggiunge alla meravigliosa colonna sonora di Michael  Nyman, il musicista di quasi tutti i film di Greenaway!
Lucida follia!
Mr. Hire 3
Spostare i piani allora: lo spettatore? Anche lo spettatore “chiude” gli altri sensi, ascolta appena le note mai invadenti di Brahms e diventa – come sempre a cinema, ma qui piu’che mai, solo OCCHIO CHE OSSERVA, CHE AMA. La macchina da presa del talentuoso Leconte indugia pochi attimi su Mr. Hire che osserva, ma poi si sposta in lunga sequenza sull’oggetto osservato da Hire, la finestra di fronte, la ragazza Alice/Sandrine Bonnaire, bella, ma resa da Leconte volutamente “ordinaria”, a volte perfino sciatta: le cose che fanno tutte le ragazze che vivono sole, fare l’amore col suo ragazzo, lavarsi, spogliarsi vestirsi, mangiare. Lo spettatore vede tutto quello che vede Hire: il voyerismo dello spettatore si identifica con quello di Mr. Hire, perche’ quello e’ il punto di vista giustamente scelto dal regista. Non vedere dunque Hire che guarda Alice, ma il vedere direttamente Alice, perche’ ogni spettatore e’ Mr. Hire, perche’ ogni spettatore e’ “occhio” E dopo tutto il voyerismo e’ il peccato e la virtu’ di ogni spettatore, perche’ cinema e’ essenzialmente occhio, il “vedere”, cioe’ scoprire attraverso la vista. Complici di Mr. Hire, tutti noi ci innamoriamo di Alice e il nostro amore, a maggior ragione, non può che esaurirsi nel vedere, perche Alice e’ sullo schermo Mr. Hire 4e noi non possiamo toccarla, ne’ odorarla. E allora l’identificazione con Mr. Hire e’ completa. Noi siamo Mr. Hire e per noi amare e’ guardare.
L’identificazione dello spettatore con Hire porta alla approvazione delle sue “stranezze’, che vengono capite, anche giustificate, perfino amate. Con tenerezza.. Lo spettatore finisce con l’esserne assolutamente complice e a rifiutare la condanna della gente, dei vicini.
Scegliere di vivere diversamente, avere bisogno della solitudine, amare in modo diverso. Perché essere condannati per questo? Perché per la gente comune la soluzione di un mistero, di un delitto e’ subito trovata nella persona “diversa” dagli altri?
Mr. Hire di Leconte tocca con mano lieve, quasi in punta di piedi, tutte queste corde. E’ un film sul voyerismo e sulla diversita’. Essere diversi nella nostra società e’ una colpa in sé, e se c’e’ un delitto e un assassino in giro non scoperto, la soluzione e’ facile: c’e’ lì al terzo piano un mostro da sbattere in prima pagina. Non può essere che lui.Mr.hire
Eppure il mostro ha visto tutto ed anche lo spettatore ha visto tutto. In questo “ripiegarsi” sul thriller noi tutti, assieme all’altro nostro Io, Mr. Hire, abbiamo “visto” e sappiamo tutto fin dall’inizio, sappiamo come sono andate le cose, chi ha ucciso e abbiamo visto le prove attraverso la finestra assieme a Mr. Hire, identificandoci col suo occhio, proprio come Jeff/James Stewart ne “La finestra sul cortile” (sembra evidente che Leconte ama Hitchcock e tiene ben presente il suo capolavoro).
Amore folle che gioca con la morte. Irrompere della dialettica eros-tanatos. L’amour fou che e’ al centro dei ben sei film d’amore di Truffaut, sui 21 da lui girati. Quell’amour fou che travolge gli amanti ritrovati in “La femme d’à côté” /”La signora della porta accanto”. Dalla signora della porta accanto alla ragazza della finestra di fronte di Mr. Hire, ritroviamo la medesima dialettica amore-morte, sensualità e distruttività che conducono alla irrazionalità delle scelte, dei comportamenti.

 

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