“La sposa in nero” (FR 1968) di F. Truffaut – Mercoledì 15 luglio ore 21.00 a FI Giardino del Cenacolo via San Salvi, 14r

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(luciano nocentini) È nota la passione cinematografica di François Truffaut (1932-1984) per i film di Alfred Hitchcock, una passione condivisa con l’amico Claude Chabrol da quando entrambi, giovani critici, scrivevano sulle pagine dei Cahiers du Cinema e culminata con la lunghissima intervista al maestro inglese, oltre 50 ore di registrazioni audio effettuate dal 1955 al ’67, redatte poi in libro la cui edizione definitiva, la terza, si ebbe agli inizi degli anni ’80. Non è un caso che il 1967 vide anche l’uscita cinematografica di La Sposa in Nero (La mariée étrait en noir), uno straordinario omaggio al cinema di Hitchcock nel quale però Truffaut si La sposa in nero 4disinteressa delle regole dell’intreccio alla Hitchcock concentrandosi invece sulla costruzione dei personaggi che si muovono all’interno di una vicenda nella quale la vendetta è l’elemento narrativo trainante. Julie Kholer (Jeanne Moreau), dopo un suicidio mancato, ricerca gli uomini che hanno assassinato incidentalmente suo marito, il giorno stesso delle nozze. Li ritrova e li uccide uno dopo l’altro. In una intervista rilasciata a Gilles Jacobi Truffaut ricorda: Ho fatto di tutto perché durante la lavorazione non si parlasse troppo del film ed ho scritto anche una falsa storia per la stampa, un compendio volontariamente diverso rispetto al film, perché non voglio che la storia arrivi già risaputa sullo schermoIn questo film la vedova non è un vero personaggio ma piuttosto un La sposa in nero 6simbolo. Gli uomini invece hanno realmente un personaggio da difendere, non la donna che serve in effetti da veicolo per condurci dall’uno all’altro… Questa costruzione ci è parsa necessaria perché ciascun uomo, in questo film non ha che un quarto d’ora di presenza sullo schermo, un quarto d’ora per farsi conoscere, per esistere fisicamente mentre Jeanne è sullo schermo dalla prima scena all’ultima. Gli uomini sono cinque, l’uno diverso dall’altro: abbiamo Bliss (Clade Rich) il gaudente, Coral il bancario (Michel Bouquet), Morane il politico (Michel Lonsdale), Holmes il trafficante (Daniel Boulanger), Fergus il pittore (Charles Denner); Julie per raggiungere il suo scopo muta il proprio aspetto adeguandosi ai tratti psicologici di ciascuno dei suoi cinque obiettivi. L’incontro con Fergus, forse perché artista e forse anche perché il rapporto con lui si fa più personale, incrinerà momentaneamente la volontà omicida di Julie, turbandola. Questo è uno dei tre momenti di sospensione della linearità del meccanismo messo in piedi da Truffaut, coadiuvato nella La sposa in nero 5sceneggiatura da Jean Louis Richard, (gli altri due sono la mancata uccisione di Holmes e la confessione degli omicidi di Jeanne ad un sacerdote) che spostano l’attenzione dal come verranno effettuati gli omicidi a come portare a termine la vendetta. Ancora Truffaut: La fine di questa storia è veramente laboriosa, non era facile inventarne un’altra…abbiamo immaginato un finale meno scontato, molto insolente che ci sembrava potesse andar bene.

La sposa in Nero è tratto dall’omonimo romanzo di William Irish, pseudonimo di Cornell Woolrich, e musicato da Bernand Hermann l’abituale collaboratore di Hitchcock.

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