“L’inquilino del terzo piano” (FR 1976) di Roman Polanski – Sabato 18 luglio ore 21.00 a FI Giardino del Cenacolo via San Salvi, 14r

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(marino demata) Come può un modesto impiegato, dalla vita e dalla personalità normale, modificare la propria esistenza e soprattutto la propria personalità dopo essere entrato nella sua nuova casa in affitto? Questa è secondo noi la domanda madre del film di Polanski “L’inquilino del terzo piano” (“Le Locataire”, in francese ,”The Tenant” in inglese) dalla quale si dipanano decine di altri quesiti sui quali la critica si è sbizzarrita trovando però poche risposte convincenti e coerenti.
Thriller psicologico del 1976, tratto dal romanzo Le locataire chimérique di Roland Topor, è stato sceneggiato da Gerard Brach, che apprendiamo essere stato affetto da una grave forma di agorafobia che lo ha indotto ad ambientare i 10 film sceneggiati per Polanski in spazi molto ristretti. L'inquilino del 3 p 4Polanski ha trovato tanto congeniali tale forma di spazi, che anche molti altri suoi film sono ambientato al limite del claustrofobico, fino al recente Carnege, tutto giocato all’interno di un solo ambiente.
Il protagonista, Trelkovski, interpretato dallo stesso Polanski, è un modeso e timido impiegato, immigrato polacco (evidente accenno autobiografico: sia Polanski che Topor, autore del romanzo, sono immigrati polacchi), alla ricerca di un nuova sistemazione alloggiativa a Parigi. La trova in un appartamento al terzo piano di un vecchio stabile, con bagno in comune, che Trelkovski può osservare da una finestra. Il precedente “locataire” dell’appartamento è una certa Simone Choule, che si trova moribonda all’ospedale, dopo essersi gettata dallo stesso appartamento al terzo piano.
Recatosi all’ospedale per cercare di parlarle, Trelkovski si trova di fronte ad un corpo completamente fasciato incapace di proferire una parola, se non un inarticolato urlo alla sua vista, come in preda ad improvvisa isteria. Al capezzale di Simone Choule, Trelkovski conosce Stella (Jsabelle Adjani), affezionata amica di Simone, con la quale intuiamo che ci fosse un rapporto omosessuale.
Entrato in possesso dell’appartamento Trelkovski comincia a vivere tutti gli avvenimenti che lo circondano, a partire dal rapporto col linquilino-del-terzo-pianoproprietario. che vive al piano di sotto, in modo assolutamente schizofrenico e persecutorio. Come persecutorio gli appare il tentativo da parte di coinquilini e vicini di trattarlo come Simone, quasi a volergli fare prendere il suo posto in tutto e per tutto. Trelkovski, dopo timidi tentativi di ribellione, sembra assecondare questa tendenza fino al punto di indossare vestiti da donna per assomigliare il più possibile alla precedente inquilina e fino al punto da gettarsi per ben due volte dal terzo piano ripetendo così il suicidio della Choule e finendo a sua volta all’ospedale in condizioni analoghe a quelle da lui viste all’inizio. Il cerchio si chiude!
Alla sua uscita il film lasciò tiepidi pubblico e critica, che poi, negli ani successivi, ad una più attenta rivisitazione passò a ben altri entusiasmi ed alla voglia di scoprire le chiavi di accesso alla sua interpretazione autentica. Lo stesso Polanski, che inizialmente amò il proprio progetto al punto da volerlo interpretare personalmente, in successive interviste parlò di una debolezza del film e di suoi difetti, come riferiscono L'inquilino del 3 p 7Riccardo Dalle Luche e Lucia Lazzeri nel loro ottimo articolo “Per una lettura esoterico-esistenziale”. In particolare è certamente vero che “la follia di Trelkovski sarebbe stata rappresentata in modo non progressivo, con dei salti troppo bruschi e inattesi, allucinazioni e variazioni di umore troppo improvvisi.” Come il regista sostiene. E aggiunge: “Se il film non è riuscito, sono l’unico responsabile. E’ un film della maturità, che curiosamente mi riporta agli inizi della mia carriera, dove l’emozione si mescolava allo humour, con un po’ di simbolismo. Non è una farsa”. Nel complesso il giudizio di Polanski mi sembra troppo critico e severo per un film, che malgrado gli scompensi citati sopra, ha una sua forte carica di suspense e l’andamento incalzante del thriller psicologico di ottima fattura.
Circa le interpretazioni, io partirei da quella “autentica” dello stesso Polanski: “Ho voluto fare un film sull’angoscia, non sulla paura. Trelkovski non sono io, completamente. Io non provo vertigine davanti all’angoscia degli altri: mi ribello in modo aggressivo, mentre lui lo fa in modo autodistruttivo.”L'inquilino del 3 p 8
Ma questo – a giudizio della critica successiva – sembra un po’ poco.
E appunto probabilmente da questa reticenza sono partite le varie ricerche interpretative che si possono qui riassumere:
– Per Dominique Avron, “il plot oscilla tra uan situazione di minaccia oggettivamente subita dal protagonista e una piena consapevole deriva paranoica. L’esito è che egli finisce cl privilegiare la prima soluzione alla quale, però, applica un trattamento del secondo tipo.” Citazione ripresa dal saggio di Rullo e e Bernardinis per Il Castoro. I due critici ritornano sul tema della ciclicità e della continuità tra la Choule e Trelkovski, che ricorda il tema kubrickiano del “tempo bloccato a ripetizione”, evidente soprattutto in Shining (1980). “Lei è sempre stato il custode dell’albergo” dice il fantasma a Jack Torrance. In realtà, secondo i nostri critici, in questo caso più che essere stato sempre l’inquilino del terzo piano, Trelkovski non lo è stato mai, ne è consapevole pienamente e cerca di l'linquilino-del-terzo-piano-polanskiesserlo per obbedire ad un ineluttabile destino, assumendone la messa in scena e il trucco perché tutto quello che deve accadere accada.
– La pista egizia e la tesi della reincarnazione di Choule nel corpo di Trelkovski è supportata da vari indizi, dai geroglifici egiziani scritti sulla parete del bagno in comune, dalle bende che coprono completamente il corpo della Choule, dall’assuefazione di Trelkovski ad interpretare la vita della Choule in un sorta di continuità.
– L’influenza della Choule a che punto e stadio arriva? E’ un’nfluenza solo fortemente psicologica che finisce per condizionare i comportamenti di Trelkovski in un crescendo che arriva fino alla volontà di identificazione? Oppure si tratta di vera e propria immedesimazione nella sua persona? Di sostituzione di persona? Tra l’altro è stata giustamente affrontata anche la questione sessuale. Choule è come se scegliesse volontariamente un uomo che deve progressivamente diventare donna, perché lei di fatto amava una donna e quindi deve dare prevalenza ad un rapporto ambiguo quanto a sesso, come quello che si instaura tra Trelkovski e Stella.
La contraddirne di questa interpretazioni consiste soprattutto nella piena consapevolezza da parte di Trelkovski, soprattutto nella parte finale del film, del non esser Simone Choule, ma di scegliere volontariamente di somigliarle per dare corso al proprio suicidio, inteso come affermazione della propria volontà e libertà. Non a caso dapprima cerca di fuggire definitivamente dall’appartamento, ma è braccato dai suoi persecutori, che ormai vede ovunque, perfino fuori la porta di Stella che fino a quel momento le era apparsa come l’unica possibile ancora di salvezza. E poi un momento prima del salto nel vuoto urla ai vicini “Io non sono Simone Choule… Assassini! Assassini! (Banda) d’assassini! Vi farò vedere (un po’ di sangue)! Volevate una morte pulita, vero? Sarà una morte sporca, indimenticabile. Meglio l’altra volta? Beh, non sono Simone Choule: io sono Trelkovski, Trelkovski!”. Tutto questo in un estremo tentativo di recuperare la propria vera identità, sottolineando l’ambiguità del rapporto con la Choule.
La conclusione a cui pervengono Della Luche e Lazzeri è certamente molto suggestiva: “Trelkovski è in effetti uno schizofenico paranoide. Questa condizione, come tutte le condizioni psicotiche, si caratterizzano per un processo di de-soggettivazione  più o meno lenta e progressiva, nella quale l’individuo si scinde e viene sempre più  spossessato  del proprio “moi”, fino a divenire mero strumento in mano agli altri e al mondo in genere” Dove emerge la “straordinaria abilità di Polanski nel far rivivere allo spettatore, in soggettiva, gli aspetti formali della trasformazione psicotica.” Le loro immagini, forse “i loro ka, in senso egizio13, continueranno ad abitare in eterno nello stabile: infatti, in un rapidissimo dettaglio durante i movimenti della “louma” nel corso dei titoli di testa, Polanski ci mostra le immagini di Simone e Trelkowski, rispecchiate sulla finestra, naturalmente, del bagno condominiale. I loro spiriti erano quindi già lì, prim’ancora che Trelkowski entrasse nello stabile per visionare l’appartamento, e forse saranno ancora lì  quando vi entrerà il “terzo” inquilino del piano. Sarà egli una donna o un uomo?”
Ma al di la di tutto quanto precede, ciò che mi ha colpito maggiormente è il senso spiccatamente kafkiano dell’intera storia cinematografica. Trelkowski scivola lentamente nella femminilità, proprio come il kafkiano Gregorio Samsa si scopre improvvisamente uno scarafaggio. E non sembra un caso che pchi anni dopo questo film, Polanski interpreterà proprio Samsa in una bella riduzione teatrale de “Le metamorfosi” di Franz Kafka allestita per il Festival di Spoleto. Tutto questo spiega anche l’iperrealismo di Poalnski in questo film, lontano da ogni contaminazione barocca e da ogni suggestione espressionista.
Un film, che malgrado i limiti costituiti da quei salti descrittivi di cui parla autocriticamente Polanski, costituisca a mio giudizio un vero gioiello nell’ambito della racchissima filmografia del regista polacco. Un film in cui l’autore non si preoccupa di stupire né di creare sconcerto. Anzi, e noi siamo d’accordissimo, è come se volesse restituire al cinema la sua caratteristica fondamentale, che è appunto, o dovrebbe essere, quella della ambiguità.

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Una risposta a "“L’inquilino del terzo piano” (FR 1976) di Roman Polanski – Sabato 18 luglio ore 21.00 a FI Giardino del Cenacolo via San Salvi, 14r"

  1. Le carenze nutrizionali Effetti collaterali non sono causate solo dalla mancanza di nutrizione o dall’esposizione ai veleni. contraindicazioni. Difetti colturali cie fa male (ad esempio, carenze di minerali, carenze di vitamine) sono uno dei possibili effetti collaterali negativi degli integratori alimentari.Il colpevole?. Interazioni fisiologiche avverse Effetti collaterali di integratori alimentari. https://officialdietonus.com/it#5 Lavora direttamente sul metabolismo favorendo l’eliminazione di grassi e lipidi. Per quanto concerne la pastiglia da assumere prima di andare a dormire, dunque quella azzurra, questa è composta da: • caffè verde: potente energizzante estratto dalla pianta del caffè, aiuta a bruciare i grassi e mantiene attivo il metabolismo; • gracina : una pianta tipicamente asiatica, coltivata principalmente in Indonesia, il cui estratto viene spesso impiegato nella realizzazione di prodotti dimagranti. Favorisce il senso di sazietà, riduce la sensazione di fame e accelera il metabolismo; • laminaria : alga oceanica tipica dell’Atlantico è ricca di sali minerali.

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