“Climates” (TUR 2006) di Nuri Bilge Ceylan

Climates

(marino demata) Nuri Bilge Ceylan viene considerato a giusta ragione uno dei migliori registi turchi di quella grande stagione di rifioritura del cinema di quel Paese che è in atto almeno da una quindicina di anni e che ha dato risultati veramente sorprendenti.
Lo scorso anno, nel corso della nostra rassegna estiva, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di presentare alcuni gioielli della nuova cinematografia turca, quali Mutluluk di Abdullah Oguz del 2007, e Wrong Rosary di Fazıl Çoşkun el 2009, entrambi inediti in Italia. climates2Quest’anno ci sembravo doveroso un omaggio a Nuri Bilge Ceylan, insignito nel corso degli ultimi anni di molti premi a vari festival, fino alla Palma d’oro a Cannes nel 2014 per “Il regno d’inverno.” C’è da dire che Climates non è un esempio a parte. Infatti a Nuri Bilge Ceylan , arrivato a Cannes nel 2003 col suo bellissimo Uzak, gli viene riconosciuto il premio speciale della giuria. Premio che riprenderà ancora una volta nel 2011 per C’era una volta in Anatolia. Nel 2008 vince li premio per la migliore regia con Le tre scimmie e infine, nel 2014 vince la Palma d’oro con Winter sleep.
“Climates” (solito bislacco titolo in Italiano: “Il piacere e l’amore”) è la storia di un amore che finisce. L’inizio del film sembra proprio consumare in realtà i titoli di coda di questo amore tra Isa, professore universitario (interpretato dallo stesso regista) e Bahar (la bellissima Ebru Ceylan, nella vita reale moglie del regista). C’è una atmosfera greveclimates4 che incombe sui due protagonisti, che poi ritroveremo scandita in altre parti del film, che si sviluppa con il progredire delle stagioni climatiche, dall’estate fino all’autunno e all’inverno (manca la primavera). La prima parte del film è significativa per i lunghi silenzi che sembrano appunto scandire la fine dell’amore. Non a caso nei primi dieci minuti del film c’è solo una battuta. Lui che chiede a lei: “Ti annoi?” e lei risponde “No”. Per questa capacità di narrare una situazione solo attraverso le immagini e i silenzi, una parte della critica ha scomodato, a proposito di Bilge Ceylan precedenti molto illustri come Antonioni e Bergman. Indubbiamente il regista turco mostra una sensibilità fuori dal comune nel trasmetterci situazioni di incomunicabilità come quella alla quale assistiamo nel film.
Le colonne di un antico e bellissimo tempo certificano l’amore finito tra Bahar e Isa. Successivamente lei, Bahar, pone rimedio a quella triste situazione assorbendosi nel lavoro di direttore artistico di serie televisive, mentre lui, Isa, cerca una scorciatoia – di segno tipicamente maschile – nel ripristinare il rapporto con una vecchia fiamma. Ma la Climates5separazione tra i due sembrerebbe non convincere entrambi. L’amore che sembra finito vive un suo sussulto che sembra offrire nuove possibilità. Ma è cosa del tutto illusoria: non c’è neppure sincronia tra i due. Quando lui cerca lei per ricostruire qualcosa, lei non è più disponibile. E quando lei cerca di nuovo lui, le parti si invertono inesorabilmente.
Impreziosito da una bellissima fotografia, Climates va vanti facendoci capire che i due universi rappresentati dai due protagonisti finiscono per non toccarsi mai, per non comunicasi. Viene da chiedersi se mai c’è stato vero amore tra i due. All’assenza di un reale dialogo tra i protagonisti, fa da contrappunto un attento sonoro che ci fa vivere tutti i suoni e i rumori che vivono lui e lei, dal rumore del mare d’estate a quello della pioggia in autunno e agli effetti della pur silenziosa neve in inverno. Fino ad arrivare alla magnifica Sonata k 466 in fa minore di Scarlatti, che illustra paesaggi mozzafiato e silenzi eterni e fa da contrappunto alla silenziosa caduta dei fiocchi di neve.
I cambiamenti climatici che avvengono nel corso della storia (come si diceva, dall’estate all’inverno), da cui il titolo originale del film, sono sempre in relazione allo stato d’animo dei personaggi. Stati d’animo che non sono mai dichiarati, mai urlati, ma dipinti magistralmente attraverso le immagini, i piani sequenza e la ricerca delle inquadrature più eloquenti, il tutto per conferire al film una cifra stilistica veramente pregevole. Un film intenso come i sentimenti in esso ravvisabili, a partire dal quel non amore, che a turno i protagonisti vorrebbero trasformare in amore, resuscitarlo, senza rendersi conto che si tratta di una storia chiusa, come tante nella vita di ciascuno di noi.

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