“Solo gli amanti sopravvivono” (USA 2013) di Jim Jarmusch

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(luciano nocentini) Nel panorama del variegato mondo del cinema indipendente americano spicca, per ecletticità, la personalità di Jim Jarmusch: produttore, sceneggiatore, montatore, regista e musicista. Quest’ultima è l’attività forse meno nota di Jarmusch sebbene la sua carriera di musicista sia iniziata parallelamente a quella cinematografica. Risale infatti al 1980 la presenza, come tastierista e cantante, di Jarmusch nel gruppo Dark Day di Robin Crutchfild, lo stesso anno in cui debuttò con il suo primo film, nato come tesi di laurea, Permanent Vacation, del quale fu anche compositore della colonna sonora assieme a John Lurie. Nel tempo Jarmusch ha fondato varie band ma il progetto musicale per noi più interessante è nato con i sologliamantisopravvivono_xlBad Rabbit che Jarmusch ha formato per comporre le musiche del suo film The Limits of Control (pellicola incredibilmente mai arrivata in Italia per l’ostracismo delle Case di distribuzione). In seguito il gruppo ha cambiato nome in Sqürl e dalla collaborazione con il liutista olandese Jozef Van Wissen ha portato alla creazione delle musiche originali dell’ultimo film di Jarmusch, Only Lovers Left Alive, Solo Gli Amanti Sopravvivono, un film incentrato sulla storia d’amore fra due vampiri, la straordinaria Tilda Swinton e l’irriconoscibile Tom Hilddlenston. Se qualcuno pensa di ritrovare nel film i parafernalia dei film gotici, quali chiese sconsacrate, reste di aglio appese alle finestre, paletti di frassino appuntiti, crocifissi al collo di giovani vergini (o ritenute tali) in pericolo, e quantr’altro abbiamo appreso dai film della Hammer e dai suoi epigoni, beh, rimarrà deluso o, speriamo, piacevolmente sorpreso. I vampiri di Jarmusch sono artisti e letterati e chi meglio di loro, che hanno vissuto secoli e hanno visto nel tempo Solo_Amanti_SopravvivonoR439_thumb400x275cambiare il mondo, le società e la loro organizzazione, possono esprimere giudizi sui nostri tempi? Essi rappresentano ancora una volta lo sguardo disincantato e disilluso del regista non solo nei confronti del mito del sogno americano ma anche nella capacità del genere umano di correggere in corso d’opera i propri errori. La decadenza non si trova nel vampirismo bensì nella società in cui i vampiri si trovano a vivere: nei ruderi delle fabbriche abbandonate, nella monotonia delle periferie tutte uguali e incapaci di evolversi; nei cibi sempre più modificati dall’industria alimentare: niente è genuino, puro in una società che è sempre più sull’orlo dell’auto distruzione. Il paletto non viene conficcato nel cuore del vampiro ma Jarmusch lo conficca in quello dello spettatore. Nessuna via di fuga? Nessuna speranza? E invece si: quello di cui abbiamo bisogno è un po’ d’amore, anche verso noi stessi. D’altronde lo cantavano anche i Beatles: all we need is love….

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