L’11 settembre cileno e il cinema – Per una filmografia ragionata

(marino demata) L’11 settembre di 42 anni fa il Presidente cileno democraticamente eletto, Salvador Allende, fu costretto a spararsi per non cadere nelle mani degli uomini di Pinochet, che stavano realizzando il rovinoso colpo di Stato che avrebbe “garantito” al popolo cileno una tragica dittatura di ben 17 anni. Prima di uccidersi, Allende diffonderà le sue ultime parole e la spiegazione del suo gesto attraverso una trasmissione radiofonica: “Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”.
Naturalmente non è sconfinata la filmografia su Salvador Allende, sulla tragica notte dell’11 settembre del 1973 e sulla dittatura. Per avere un quadro preliminare dei programmi e dei propositi di Salvador Allende suggerirei la visione del meraviglioso documentario-intervista realizzato dal Roberto Rossellini a casa dello stesso Allende. Il documentario fuallende fidel2 realizzato dopo mesi di preparazione alla quale si era dedicato con grande dedizione il figlio di Rossellini, Renzo.
Aggiungerei subito il documentario di Carmen Castillo “Calle di Santa Fe”, dal nome del luogo ove fu ucciso il marito dell’autrice, Miguel Enriquez,segretario del MIR, Movimiento de Izquierda Revolucionaria. Documento molto interessante e commovente.
Importanti sono i film del regista cileno Miguel Littin, tutti impegnati a descrivere la realtà del suo Paese prima e dopo il colpo di Stato. Tra i numerosi film io sceglierei questa volta un film che, come Rive Gauche-ArteCinema, abbiamo proiettato lo scorso ano: “Dawson, Isla 10”, che narra del terribile esilio in un’isola dell’estremo sud del Cile dei più stretti collaboratori ed ex ministri di Allende, fino alla loro liberazione.
Non va naturalmente dimenticata la trilogia di Pablo Larrain, il giovane e già affermatissimo regista cileno: Tony Manero del 2008 racconta di una storia di un esaltato che ha come unico scopo quello di vincere un concorso televisivo per il miglior sosia di Tony Manero, il personaggio de “La febbre del sabato sera”. Il film ci mostra l’importanza per la dittatura di Pinochet dell’uso dei media televisivi nella loro versione peggiore importata, sotto forma di vero e proprio “scemenzaio”, dalla TV americana. Sullo sfondo della storia narrata nel film lo spettatore scorge la storia della dittatura, le persecuzioni, gli interrogatori.
Il secondo film, a mio giudizio il più bello e completo, è “Post mortem” del 2010. La formula è la medesima: una piccola storia, quella dell’amore di Mario, impiegato al reparto autopsie della medicina legale a Santiago del Cile, nei confronti della sua vicina di casa, Nancy. La profonda differenza tra i due è che Mario è totalmente disinteressato alle vicende politiche, mentre Nancy fa parte di una famiglia di militanti per Allende. Sullo sfondo di questa piccola storia c’è la grande storia del Cile di quegli anni, prima e dopo il colpo di Stato. Grande cinema soprattutto nella scena della post mortem 2autopsia di Allende!
Abbiamo voluto che entrambi quesi film di Larrain entrassero a far parte della rassegna di film che abbiamo presentato a Firenze per il ciclo Estate 2015 denominato “Cinema e passioni”.
Il terzo film della trilogia di Larrain è “NO. I giorni dell’arcobaleno”, che con tocchi più lievi ci mostra le geniali intuizioni degli attivisti per il NO al referendum pro e contro Pinochet, che si concluse con la vittoria del NO e la fine della dittatura.
Non si può in questa occasione non ricordare anche la grande figura di Pablo Neruda, scomparso poco dopo il colpo di Stato. Il cinema ci ha consegnato due belle versioni tratte da “El cartero de Neruda” dello scrittore cileno Antonio Skármeta (a sua volta tratto da una piece teatrale andata a lungo smarrita!): “Ardiente paciencia”, diretto dallo stesso scrittore e “Il postino” diretto da Michael Radford col nostro Massimo Troisi. E’ motivo di nostro orgoglio ricordare che il primo di questi film ha aperto la nostra rassegna di cinema dell’America Latina lo scorso marzo all’Alfieri di Firenze e che invece la versione italiana è stata da noi proiettata in occasione del 40°’anniversario dell’11 settembre nel 2013.
Ricordiamo infine, sempre su Neruda, l’altro film che abbiamo proiettato nel corso della “serata Neruda” all’Alfieri, “Neruda, morte di un poeta”, un bel documentario realizzato da Manuel Basoalto, nipote del poeta, con molti elementi di novità nella struttura e nel corpo delle interviste
. Basoalto con questo film tende a evidenziare come la morte e i successivi funerali del poeta furono trasformati, nell’enorme e folgorante impatto che ebbero sulla popolazione cilena, nel primo atto di resistenza contro la dittatura da poco costituita.
Ricordiamo anche Salvador Allende di Patricio Guzmàn, un affresco efficace della figura del Presidente, e, sempre dello stesso Guzman, “Nostalgia de la luz”, sul dramma dei desaparecidos cileni, nonché il bel bio-pic “Violeta Parra”, dedicato alla cantautrice, poetessa e pittrice cilena, che ha avuto il merito di far rivivere le tradizioni più autentiche del Ardiente pacienciaPaese.
Infine ricordiamo i bellissimi 11 minuti di film realizzati da Ken Loach nell’ambito del film collettivo “11 settembre”, finalizzato alla commemorazione dell’11 settembre americano. Ebbene Ken Loach è l’unico degli 11 registi utilizzati che riesce ad intrecciare il ricordo delle due ricorrenze. Infatti la geniale idea da cui parte Ken Loach è la storia di un profugo cileno a Londra, che scrive una toccante lettera ai familiari delle vittime dell’11 settembre 2001, ricordando loro l’altro 11 settembre, quello del golpe del 1973.

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