“Snowpiercer” (Corea 2013) di Bong Joon-ho: il treno allegoria della società.

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(marino demata) La genesi di questo film è ormai diventata materia di aneddoti che ricorrono in tutti gli articoli e recensioni che affrontano le sue tematiche. Ed effettivamente vale la pena di ricordare questa storia, senza la quale neanche l’idea di questo film sarebbe mai venuta al bravo regista sud coreano Bong Joon-ho. Da sempre appassionato di fumetti, nel 2004 si trova, come spesso, nella sua fumetteria preferita di Seul. Sempre alla ricerca di novità, viene attratto da un fumetto che non conosce, Le Transperceneige, realizzato dai francesi Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand. Comincia a sfogliarlo viene rapito dalla storia che lo ispira e da molti episodi nei quali vede alte potenzialità cinematografiche. A tal punto che il regista rimane in piedi per ore davanti allo scaffale riuscendo al leggere l’intera serie, incurante del trascorrere del tempo. snowpiercer-
Bong viene preso dunque dalla irresistibile tentazione di curare la trasposizione cinematografica tratta dagli spunti offerti dal fumetto. Vuole bruciare le tappe e offre al produttore del suo ultimo film, il giallo Memories of murder l’idea di produrre anche questo ulteriore lavoro. Il produttore però non è interessato e Bong, senza perdersi d’animo ricorre alla Moho Film del su amico regista Park Chan-wook, che crede nel progetto. I diritti vengono acquistati dai francesi nel 2005. Ma per una serie di motivi Bong, insoddisfatto del lavoro degli sceneggiatori e con l’ambizione di realizzare un film di portata internazionale con attori asiatici, europei e americani insieme di non semplice ingaggio ed assemblaggio, non può iniziare a girare prima del 2012. Le riprese vengono completamente girate a Praga e nei dintorni.
La storia ci porta in un futuro prossimo, nel 2031, allorché l’umanità è vittima di una seconda glaciazione totale, che porta alla quasi scomparsa di ogni forma di vita sulla terra. Tra gli uomini non resta altro da fare che imbarcarsi in un treno appositamente progettato come treno-rompighiaccio, che, in perpetuo movimento, attingendo fonti di energia appositamente progettate e realizzate dal’ideatore del treno, Wilford, interpretato da Ed Harris, ricrea condizione di possibile sopravvivenza rispetto alla morsa di freddo e ghiaccio mortali che sono all’esterno, continuamente visibili lungo il percorso perpetuo del treno stesso, che corre lungo un itinerario circolare senza fermarsi mai. E’ proprio l’dea del treno quella che maggiormente aveva impressionato Bong, che dichiara in una intervista di essere rimasto stupito e affascinato proprio dal carattere molto cinematografico che poteva offrire l’idea del treno che trasporta un gruppo di snowpiercer 2sopravvissuti proprio come una sorta di nuova arca di Noè. E c’è da dire che ll paragone con l’Arca di Noè ricorre spesso nelle dichiarazioni del regista.
L’azione de film si svolge ben 17 anni dopo l’imbarco sul treno da parte dei sopravvissuti: 17 anni di folle corsa senza mai fermarsi un attimo. Ma nel frattempo si sono radicate all’interno della popolazione del treno rancori, lotte intestine e soprattutto quella rigida divisioni in classi, ereditata dalla società. Ma ancora più radicalizzata per la stessa situazione anche logistica del treno. I poveri e i diseredati infatti vivono ammassati, tutti insieme negli ultimi vagoni e non possono avere alcun contatto col resto de treno e i suoi abitanti, che attraverso guardie ben addestrate mantengono con la forza il dominio delle classi abbienti sugli ultimi vagoni. In tutta questa situazione Bong ci racconta la metafora della nostra società esasperandone i toni ma senza tirarsi indietro nell’assegnare direttamente le ragioni dei diseredati alla rivolta, che trova ben presto il suo leader in Curtis (Chris Evans), ispirato dall’anziano e saggio Gilliam (John Hurt) e affiancato dal suo braccio destro Edgar (Jamie Bell).
Il treno dunque inteso come trasparente metafora della società classista, che va mantenuta tale e dove ognuno deve restare al suo posto, a quel posto dove la nascita, il destino e le vicende umane ciascuno è stato assegnato: oppressori e oppressi, questi ultimi con l’unico desiderio e ambizione di ribellarsi e di capovolgere la situazione.
La ineluttabilità della situazione classista del treno/società viene messa in luce nelle prime battute del film, allorchè Mason, (una fantastica e autoironica Tilda Swinton), in visita ai vagoni di coda dei diseredati, di fronte ad un accennosnowpiercer 3 di protesta da parte di uno degli oppressi, Andrew, teorizza in un lungo discorso che “solamente una cosa tiene caldi i nostri cuori proteggendoli dal gelo. Abiti? Armature? No, l’ordine. L’ordine è l’unica barriera che tiene lontana la morte. Tutti abbiamo un dovere su questo treno della vita: rimanere nelle sezioni stabilite. Dobbiamo ognuno di noi occupare il posto particolare che ci è stato assegnato. Voi vi mettereste una scarpa in testa? Naturalmente non lo fareste mai. Le scarpe non sono fatte per la testa, le scarpe appartengono ai piedi. In testa si mette il cappello. Il cappello sono io, voi siete le scarpe. Io appartengo alla testa, voi appartenete ai piedi…”
Ma la rivolta dei poveri e dei diseredati è nell’aria: Curtis e gli altri si rendono conto che le armi dei sorveglianti sono del tutto scariche, essendo stati i proiettili tutti utilizzati nel corso della precedente rivolta. E con grande veemenza inizia la grande marcia dei rivoltosi verso la testa del treno: ci saranno molti morti, ma il gruppo tuttavia si arricchirà di nuovi membri, che porteranno il oro contributo alla rivolta, che avrà il suo esito nell’incontro drammatico tra Curtis e Wilford. Il finale del film apre le porte alla speranza e ad un futuro meno catastrofico, ove la realtà e la natura hanno di nuovo ricominciato ad essere favorevoli all’uomo, evitando così che la storia si chiuda in se stessa in una visone fortemente distopica.
Bong dunque per il suo primo film in lingua inglese, ha messo al centro la metafora della società rappresentata dal treno. Un treno lunghissimo che affronta i ghiacci ed un paesaggio eternamente polare, ma anche bellissimo, che fa da contrappunto alla bruttezza e tristezza degli ambienti del treno riservati alla massa dei diseredati. Naturalmente chi snowpiercer 4volesse giudicare il film e la sua storia dal punto di vista strettamente scientifico, non mancherebbe di trovare errori, esagerazioni, inverosimiglianze. C’è naturalmente chi lo ha fatto. La stessa data del 1031 appare troppo ravvicinata rispetto ai tempi attuali, tanto da far diventare inverosimili gli stessi effetti catastrofici della glaciazione in così poco tempo. Ma sembra che tutto questo interessi poco al regista, il quale, secondo noi giustamente, è interessato a narrare una storia trasferendola dai fumetti allo schermo e soprattutto a dargli un significato, delle metafore ben appropriate e dei messaggi da trasmettere allo spettatore di indubbio valore che devono far riflettere.
Bong ha voluto per questo film un cast internazionale di tutto rispetto, mettendo l’uno accanto all’altro grandi e famosi attori asiatici, americani ed europei, per una produzione che risulta essere la più costosa in assoluto tra tutti i film coreani e candida il suo film di fantascienza al destino di opera di culto.

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