“Sopravvissuto” (USA 2015) di Ridley Scott

 

Sopravvissuto

(Valter Chiappa) (AG. R.F. 09/10/2015) (riverflash)  Rimanere soli su Marte. Creduto morto e abbandonato dai compagni, fuggiti in fretta e furia a seguito di una spaventosa tempesta, Mark Watney (Matt Damon) si risveglia, ferito e semisepolto dalla sabbia, sulle lande desolate del pianeta rosso. Vivo per miracolo, ma per quanto?

Potrebbe essere il prologo di una storia da incubo. E invece, questa la grande trovata di “The martian“, è l’inizio di una cavalcata entusiasmante sulla strada che riporta al pianeta Terra. Dimenticate le riflessioni filosofiche di “2001: Odissea nello spazio”, il desolante gelo di “Gravity”, il claustrofobico terrore di “Alien”. Ridley Scott, tornato per la terza volta nello spazio, dopo “Alien” appunto e il faraonico quanto ponderoso “Prometheus”, inventa un nuovo colore per il film di fantascienza: quello del divertimento puro e spensierato.

La storia è tutta pervasa da una positività senza confini, cui fanno da sostegno una leggerissima penna ed una inesauribile libertà di invenzione, in un racconto a metà fra “Robinson Crusoe” e “Il Barone di Munchausen”. Vediamo il gagliardo sopravvissuto sintetizzare acqua in una serra improvvisata e accendere il fuoco con il legno di un crocifisso, coltivare patate sulla terra di Marte, riparare il casco crinato con il nastro da pacchi, decollare su una navicella con il tetto scoperchiato, chiuso da un telo di plastica. Nessun accento drammatico: ogni difficoltà è solo lo stimolo per esercitare ancora una volta l’ingegno. Il nostro anzi pare quasi spassarsela nella casetta extraterrestre. Nelle scene più suggestive del film scorrazza con il suo veicolo in paesaggi sconfinati dall’inconfondibile colore rossastro, che ricordano così tanto i deserti americani dove galoppava John Wayne (gli esterni sono girati in realtà sull’altopiano giordano del Wadi Rum).

Di sottofondo, altra trovata del film, invece dei cupi colpi di timpano dello “Also sprach Zarathustra”, le gaie notte della disco music anni ’70, gli Abba al posto di Strauss.

Cosa succede intanto sulla Terra? Ancora più incredibile. La Nasa che ammette i suoi errori, potenze nemiche che si trovano fianco a fianco per salvare lo sfortunato astronauta, cervelli di ogni razza e colore di una società perfettamente multietnica impegnati nell’epica impresa del salvataggio del sopravvissuto.

Tutto non solo politically correct, ma edulcorato in una storia che non vuole mostrare neanche un risvolto negativo. Nella leggerezza Ridley Scott trova nuovo ossigeno per la sua penna, che rischiava di venire soffocata dalla magniloquenza; Matt Damon un contesto dove la sua usuale inespressività calza a pennello; gli altri (Jeff Daniels, Kate Mara, Michael Peña, Kristen Wiig, oltre alla ormai onnipresente Jessica Chastain) una importante vetrina in un film destinato a sfondare i botteghini.

Non cercate spessore in “The martian“, ma solo divertimento che ci sarà, sfrenato come una cavalcata nel deserto. Andate a vederlo se avete bisogno di una storia edificante, dove il progresso è solo positivo e l’ingegno umano più forte del potere distruttore della natura, dove gli uomini sono affratellati da un unico ideale e tutto finisce bene.

Questa sì che è fantascienza.

 

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