“Troublemakers. The story of Land Art”. Intervista a James Crump.

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Utilizzare grandi mezzi per compiere gesti “monumentali” è una delle caratteristiche del lavoro dei land artist. Ogni scavo, ogni incisione sulla crosta terrestre, sono il segno macroscopico di una generazione di artisti, che a partire da gli anni ’60, hanno usato i mezzi ipertecnologici che la contemporaneità offriva, per dare un maggiore significato a un rito rappresentativo, l’arte, di una civiltà massiva e industriale. Un movimento che ha prodotto, tracce estetiche non modificabili, manufatti tecnologici iconici, architetture rozze, massicce, intrise di energia e di apparente gratuità, destinate a diventare futuri resti archeologici capaci di rivelare, tra migliaia di anni una cultura pregalattica e terrestre.
James Crump, autore nel 2007 del magnifico documentario “Black White + Gray” sul legame tra il curatore e collezionista Sam Wagstaff e l’artista Robert Mapplethorpe, ha presentato in anteprima italiana alla Fondazione Prada di Milano, “Troublemakers: The Story of Land Art”…

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