L’ultima intervista a Pasolini poche ore prima dell’assassinio.

pasolini 14

(marino demata) In questi giorni qualche quotidiano afferma ( io dico: giustamente) che Pasolini è stato ucciso per la seconda volta per il modo assolutamente a-pasoliniano col quale viene presentato dalle TV e da alcuni giornali. Essi di tutto parlano, dal Pasolini infaticabile giocatore di pallone al facondo affabulatore, tranne che del “vero” Pasolini. Proprio per questo va dato grande merito a La Stampa di aver pubblicato, a distanza di 40 anni, la bellissima ultima intervista rilasciata a Furio Colombo da Pasolini poche ore prima del suo assassinio. Con questa operazione certamente la Stampa non si pone tra quegli organi di informazione che stanno uccidendo Pasolini per la seconda volta. Al contrario pubblicando quell’intervista, proprio per la forza che essa ha e per quello che in essa viene espresso, La Stampa ha dato un importante contributo a restituire in parte quell’immagine autentica di Pasolini polemista, pasolinidecisamente ostile al mondo borghese, allo Stato omologatore che tutto appiattisce eliminando ogni particolarità e diversità perfino linguistica all’interno del nostro Paese, capace di denunciare a viso aperto, ben sapendo quale prezzo avrebbe potuto pagare, cause, mandanti ed esecutori delle stragi e dei malaffari.
In pratica di questo e di altro ancora si parla in quell’intervista, che per ciò stesso, come giustamente, a distanza di 40 anni, Furio Colombo ci ricorda in un suo pezzo introduttivo, era “un’intervista gravida di morte”. L’intervista, ci ricorda Colombo, nasce da una iniziativa del Direttore Arrigo Levi, che intuisce l’importanza di iniziare la nuova serie di Tuttolibri proprio con una intervista al grande scrittore e polemista.
Grande dunque è il significato delle parole pronunciate ieri l’altro da Furio Colombo ad introduzione della ristampa dell’intervista, che costituiscono un bellissimo e talvolta commovente mix di ricordi personali e di accenni ad alcuni punti forti del pensiero pasoliniano. Tanto che anche l’attento e documentato Centro Studi PPP Casarsa della Delizia ha ritenuto di dover pubblicare immediatamente quel recentissimo ricordo di Furio Colombo, sottolineando che l’intervista a pochissime ore dalla sua morte costituisce un impressionante documento,
anche alla luce del titolo che fu scelto dallo stesso Pasolini: “Siamo tutti in pericolo”. Si perché, ricorda Colombo, tutto ruotava intorno alla frase “Noi non sappiamo chi, in questo momento, sta pensando di ucciderci.”
L’intervista si apre con Pasolini che rivendica il diritto e il privilegio di essere uno di quelli che dice tanti NO, al contrario dei cortigiani del potere che non sanno fare altro che dire Si in segno di adulazione più ancora che di consenso. Perché tra i tanti meriti di Pasolini va annoverato quello di aver capito che la storia è andata sempre avanti grazie a coloro che hanno detto NO ad una certa situazione e lottato per cambiarla. Non a caso la concezione della storia di Hegel e soprattutto di Marx, che Pasolini conosceva direttamente e soprattutto attraverso Gramsci, esaltano il ruolo dell’antitesi all’interno della dialettica dello sviluppo storico. Certo anche i martiri della storia stanno tutti dalla parte dell’”antitesi”, dalla parte di quelli che hanno detto NO. Pasolini lo sa bene ed è per questo che magari “mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori” ed è per questa terribile consapevolezza che Paolini Processolui sente la morte così vicina, come si avverte in ogni parola dell’intervista.
Ma c’è un ulteriore aspetto che mi ha impressionato. Pasolini dice verso la fine dell’intervista, con lucida premonizione: “Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone.” Egli vede con grande chiarezza che il passo successivo che farà il potere sarà quello di inculcare in tutti, anche e soprattutto nei poverissimi e nei disperati, l’dea che c’è la possibilità per tutti di lottare contro il padrone per diventare a loro volta padroni. Le fasi successive della storia, dopo l’assassinio di Pasolini, ci hanno dimostrato come egli avesse ragione: il potere offrirà dei “modelli” a cui a tutti piacerà aspirare ed ispirarsi, perché il potere stesso ha capito che questa è la via più sicura per trasformare migliaia di quei NO di opposizione e di lotta in SI di conformismo e di adulazione verso il potere al quale in tanti vorrebbe a tutti i costi arrivare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...