Con gli “Appunti” terminano le celebrazioni pasoliniane al Museo Novecento di FI

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Un’altra affollata serata nell’ambito delle celebrazioni pasoliniane si è svolta ieri al Museo Novecento. Gli organizzatori – Rive Gauche – ArteCinema e lo stesso Museo Novecento –  hanno scelto un tema stimolante, poco frequentato e quindi difficile: “Appunti per una Orestiade africana: un film inaspettato.” La serata concludeva le celebrazioni pasoliniane nella bella sala cinematografica al terzo piano del Museo. Ma, per quello che ci riguarda, proseguiranno ancora i quotidiani articoli, appunti, citazioni, spunti critici che il nostro Blog continuerà a dedicare al grande Poeta per tutto il mese di novembre, che abbiamo voluto appunto finalizzare al ricordo di Pasolini in maniera non rituale né meramente celebrativa.
Per ritornare alla bella serata, essa è stata aperta da due brevi presentazioni di Valentina Gensini e Marino Demata, più che altro informazioni su alcuni aspetti del lavoro di Pasolini in Africa, e “prologo” alla interessantissima introduzione del prof. Franco Zabagli del Gabinetto Vieusseux. Quest’ultimo ha operato una felice scelta di temi e di “chiavi di lettura” per introdurre la proiezione degli “Appunti”, partendo opportunamente dell’amore di Pasolini per l’Orestea di Eschilo, alimentato ed accresciuto dalla sua attività di traduttore in italiano dal greco classico eschileo. Infatti Zabagli ci ha ricordata la felice circostanza che Vittorio Gassman, che aveva in programma la rappresentazione del dramma al Teatro Greco di Siracusa, commissionò a Pasolini la traduzione dello stesso, parendogli le due traduzioni italiane fino ad allora circolanti molto carenti sotto vari aspetti.
Pasolini, che non conosceva il greco così bene come il latino (aveva iniziato la traduzione dell’Eneide), accolse la proposta con entusiasmo. Tenne presenti le traduzioni eseguite all’estero ma non quelle italiane per non lasciarsi condizionare e alla fine licenziò il suo lavoro che risultò pienamente aderente alle esigenze per le quali era stato commissionato. Il testo infatti fu reso in una lingua e in uno stile ove la poesia sfiora la prosa e la comprensibilità, per gli spettatori della rappresentazione a Siracusa, risultò essere totale.
Attraverso la traduzione Pasolini dà il giusto spazio e la giusta sottolineatura a quelle parti della tragedia (ovvero delle tre tragedie di cui si compone l’Orestea) che la evidenziano come dramma del passaggio da una società di tipo arcaico e irrazionale alla società fondata sulla democrazia, che manifesta i primi segnali con la istituzione del Tribunale cittadino e governato dagli uomini, fondato da Atena, malgrado la opposizione delle Erinni. Il Tribunale avrà l’incarico di giudicare Oreste, assassino della madre e vendicatore del padre Agamennone, ucciso dalla moglie al suo ritorno dalla guerra di Troia.
Figure chiave sono le Erinni, che simboleggiano la parte irrazionale e inconscia dell’uomo (e della società), e che saranno, grazie alla diretta partecipazione di Atena all’intera vicenda, domate e trasformate in Eumenidi.
Sappiamo quanto i periodi di passaggio e di trasformazione della società appassionino Pasolini, che ha dedicato centinaia di pagine polemiche e decine di interviste alle contraddizioni del passaggio in Italia dalla società agricolo-patriarcale alla società dei consumi, del miracolo economico, del neo-capitalismo, che porta con sé le inevitabili conseguenze di omologazione e di perdita di identità della varie aree del Paese.
Ma gli “Appunti”, di cui il pubblico di ieri ha apprezzato la proiezione in copia restaurata dalla Cineteca di Bologna, sono la prima (e poi unica) bozza dell’idea pasoliniana di incardinare l’Orestea in Africa, con una scelta certamente non casuale, perché, molti Paesi africani erano a loro volta alle prese con un interessante processo di passaggio dalla società arcaica a quella post-coloniale. Pasolini individua nell’Africa del suo tempo la possibilità di una nuova realtà ove lo sviluppo possa coniugarsi con le proprie tradizioni e peculiarità.
Certo, afferma il Poeta nella parte finale del film, tutto questo apre nuovi grandi problemi. Così come nuovi grandi problemi si riaprono dopo la nascita della democrazia in Grecia. Problemi che a volte sembrano insolubili. Soprattutto per chi non sa che “i problemi non si risolvono, si vivono”.

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