“Yumurta” (Tur. 2007) di S. Kaplanoğlu – Si conclude la trilogia di Yusuf.

Yumurta 1

(marino demta) Con Yumurta si conclude la trilogia di Yusuf, con le vicende di quest’ultimo che ha ormai raggiunto l’età più matura. In realtà, come abbiamo detto in altre occasioni, questo è il primo dei film su Yusuf realizzato da Semih Kaplanoğlu, nel 2007, a cui fanno seguito gli atri due film in un ordine cronologico all’incontrario. Yumurta significa uovo: anche in questo caso il regista sceglie un elemento caratterizzante che ricorre nel corso della storia, così come accadrà per il film Süt (latte) e per Bal (miele).
Yusuf ha aperto un book store a Istanbul, dove vive ormai da anni . La vita scorre normalmente senza grossi sussulti, quando Yusuf viene raggiunto dalla notizia della morte della madre Zehra, che viveva nella vecchia casa di famiglia, a Yumurta 4Tira. Yusuf si reca dunque nella città di Tira, in tempo per vedere la sua casa piena di amici della madre e vicini, per sedere accanto alla madre che giace sul letto col volto coperto da un lenzuolo, e per essere presente al funerale. L’espressione di Yusuf lascia trasparire certamente un dolore per la perdita della madre che comunque non vedeva da anni, ma anche una razionale consapevolezza sulla ineluttabilità della morte.
Nella casa di famiglia Yusuf fa la conoscenza di Ayla, una giovane lontana parente, che ha assistito e curato la madre di Yusuf per ben cinque anni.
Ayla rivela a Yusuf il voto fatto dalla madre che sarebbe stato sacrificato un agnello dopo la sua morte in una sorta di cerimonia sacrificale in una località lontana da Tira, denominata Golcuk. Yusuf è restio ad intraprendere tale viaggio e vorrebbe che Ayla andasse da sola a compiere tale sacrificio, oppure vorrebbe che tale adempimento fosse spostato alla successiva estate.
Si reca dall’avvocato per disbrigare le pratiche di successione, ma deve telefonare ad una amica nella propria città perché gli invii alcuni documenti necessari. Nel cortile dell’avvocato comincia ad essere sommerso dall’onda dei ricordi: vede un uomo che stende le corde, proprio come faceva lo zio per procurare al padre salde corde per poter scalare gli alberi ed ispezionare gli alveari (proprio questo gli aveva causato la morte). Emozionato da tale ricordo, è improvvisamente preso da una crisi epilettica e sviene . Yumurta 5
Dopo aver appreso che il suo antico amore giovanile si è sposata e poi divorziata, si mette sulle sue tracce e le fa visita nella sua casa. Insieme ricordano il passato, con la consapevolezza che non si può tornare indietro.
Quest’episodio contribuisce a conferire al film un tono di soffusa malinconia, che rappresenta poi una delle più riconoscibili cifre stilistiche del regista.
Impedito da alcuni contrattempi a ripartire via subito, Yusuf si convince a mettersi in viaggio con Ayla per adempiere alla volontà della madre e dare luogo al sacrificio religioso richiesto. Lungo la strada si fermano a dormire in un albergo ove per caso si svolge una allegra festa di matrimonio. I due assistono ad alcune fasi della festa, che sembra avere il potere di renderli più vicini. Compiuto il rito sacrificale, Yusuf e Ayla intraprendono il viaggio di ritorno verso la casa materna…
Anche questo è un film caratterizzato da dialoghi brevi e asciutti e dai lunghi silenzi ai quali Semih Kaplanoğlu ci ha ormai abituati. Del tutto assente la colonna sonora. Tali caratteristiche sono funzionali a immettere lo spettatore nel clima e nel lento ritmo della provincia, al quale Yusuf sembra inizialmente del tutto refrattario e estraneo, ma gradatamente pare riabituarsi, anche grazie al sottile fascino che Ayla finisce per esercitare su di lui. Gli ampi paesaggi della provincia turca, i lenti e ampi corsi d’acqua, la neve attorno all’Hotel dove i due viaggiatori alloggiano sono ripresi dal regista con partecipazione e col desiderio di comunicare allo spettatore quel senso di pace e di serenità che gradatamente si insinua anche nell’animo del protagonista. Yumurta_03
I due protagonisti sono ben costruiti e i loro caratteri ben delineati. In particolate sembra molto ben riuscito il personaggio femminile, Ayla, cui presta il volto la bella e giovane attrice Saadet Aksoy. Ayla conosce Yusuf dai continui racconti e informazioni della madre, per ben cinque anni, durante i quali quest’ultima ha spesso promesso ad Ayla e sperato fortemente che prima o poi Yusuf sarebbe venuto a trovarla. In quel caso Ayla avrebbe potuto conoscerla. Per questo motivo Yusuf rappresenta per Ayla un mito che si ama senza conoscere, un miraggio, una speranza, una promessa…
Un film sicuramente di levatura superiore al secondo della Trilogia (Latte), ha giustamente ottenuto molti riconoscimenti vincendo in vari festival, da Sarajevo a Bagkog a Istanbul. E’stato inoltre proiettato con successo a Cannes nella sezione
Quinzaine des Réalisateurs.

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