Woody Allen 80 – “Io e Annie” (USA 1977) – Recensione e video: “Da dove è partita la crepa?”

(marino demata) “Io e Annie” inizia con un significativo monologo di Woody Allen diretto al pubblico: “C’è una vecchia storiella. Due vecchiette sono ricoverate nel solito pensionato per anziani e una di loro dice: “Ragazza mia, il mangiare qua dentro fa veramente pena”, e l’altra: “Sì, è uno schifo, ma poi che porzioni piccole!”. Be’, essenzialmente è così che io guardo alla vita: piena di solitudine, di miseria, di sofferenza, di infelicità e disgraziatamente dura troppo poco. E c’è un’altra battuta che è importante per me; è quella che di solito viene attribuita a Groucho Marx ma credo dovuta in origine al genio di Freud e che è in relazione con l’inconscio; ecco, dice così – parafrasandola –: «Io non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri uno come me». È la battuta chiave della mia vita di adulto in relazione alle mie relazioni con le donne. ” Il monologo prosegue con considerazioni sul compimento del suo 40’ anno, le preoccupazioni che con l’invecchiamento non si presenti anche una crisi esistenziale, la recente rottura con Annie, dei cui reali motivi ancora non si rende conto. In questo monologo Allen già interpreta il personaggio del comico di discreta levatura Alvy Singer. Non sara’ l’unica volta che Alvy/Allen si rivolge direttamente agli spettatori. In una lunga coda con Annie per arrivare al botteghino di un cinema ascolta le stucchevoli considerazioni cinematografiche di un tizio dietro di lui ed e’ assolutamemnte insofferente alle sue parole e ne parla appunto col pubblico. Si rivolge al pubblico anche quando si trova a pranzo nella casa di famiglia di Annie, che e’ come l’incontro di due mondi diversi.
Alvy ha già avuto due mogli. La prima, Allison,  che ha conosciuta durante la campagna elettorale a favore del candidato democratico Adlai Stevenson, sconfitto poi dai repubblicani capeggiati da Eisenhower. La seconda era una nevrotica incapace di pensare ad altro che ai suoi presunti malanni. Era poi comparsa nella sua vita Annie, invita ad una partita di tennis a 4 dal migliore amico di Alvy, Rob (Tony Roberts). Dopo la partita Annie invita a casa sua  Alvy, ove avviene la prima fase del corteggiamento reciproco costituito da frasi fatte e con la geniale trovata di sottotitolare gli autentici pensieri dei due.
Annie e Alvy si mettono insieme anche se il rapporto non è semplice né facile. Assistiamo ad una prima separazione, della quale Alvy si consola con una scappatella con una giornalista (Shelly Duvall), che per inciso esclamerà: “Fare l’amore con te è un’esperienza kafkiana.”
Si rimettono insieme, ma la loro vita cambierà quando Annie conosce un produttore discografico che la invita in California, ove per inciso si trova ormai anche il più caro amico di Alvin, Rob. Alvin detesta la California e lascia Annie a Los Angeles. E’ una separazione definitiva. Alvin fa un ultimo tentativo: prende un aereo per Los Angeles per convincere Annie a ritornare a New York con lui. Ma ormai il rapporto è finito. Alvin esclama: “E’ mai possibile che tu voglia vivere in California? E’ come vivere in un Luna Park!”
Si rincontrano ancora a New York. Son ormai due buoni amici. Questo nuovo status spinge Allen ad un ultimo monologo diretto al suo pubblico: “ Frattanto si era fatto tardi e tutt’e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba stupenda e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… e allora io penso a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va da uno psichiatra e dice: Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina. E il dottore gli dice: Perché non lo interna. E quello risponde: E poi a me le uova chi me le fa?. Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo /donna: e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.”
Concepito e poi girato subito dopo “Amore e guerra”, sembrerebbe passato un secolo tra i due film. Si, perché Annie Hall rappresenta la vera decisiva svolta nel cinema di Allen, come lui stesso più volte ha ammesso, perché gli ha dato il coraggio di abbandonare le certezza che gli davano i film basati solo sulla comicità e finalizzati solo a strappare una risata dopo l’altra. Si trattava invece di battere strade nuove, di approfondire alcuni di quei temi già appena toccati o sfiorati, a livello di semplici battute, nei film precedenti. Temi capaci non tanto di far ridere, ma di far riflettere il suo pubblico. Nasce così la prima commedia romantica “sulla nevrosi urbana contemporanea” come lui stesso ha definito “Io e Annie”. Strumento di tutto questo, che si sostituisce alla battuta fine a se stessa, è il dialogo, attraverso il quale si riesce ad entrare in sintonia con l’altro, oppure si riescono ad individuare le proprie e le altrui angosce.
“Io e Annie” può essere definito un film innovativo, perché sconvolge del tutto i canoni della tradizionale struttura narrativa, passando continuamente dal dialogo al monologo, dalla realtà alla fantasia, dallo schermo intero a quello diviso in due per mostrare le diverse reazioni dei due protagonisti di fronte ai medesimi problemi. Arrivando così, attraverso un montaggio complesso ma mai arbitrario e sempre opportuno, a risultati stupefacenti.
In origine il film doveva chiamarsi Anedonia, che è un termine psichiatrico che significa “incapacità di provare gioia”. Poi tale titolo fu giudicato inopportuno e riduttivo rispetto alla complessità dei temi trattati. Tali temi, appena accennati a livello di battuta nei precedenti film, emergono qui nella loro complessità e profondità: la psicoanalisi, le nevrosi metropolitane, l’ebraismo, New York come l’unico luogo nel quale sia possibile vivere, il sesso, l’amore, la morte, l’autobiografismo.
Il film ha consacrato Allen come grande regista e ha vinto ben 4 premi Oscar.

Altre battute del film oltre quelle già citate nella recensione:
– Vai dallo psichiatra?
Sì, da 15 anni soli.
15 anni?!
Sì. Gli concedo un altro anno, poi vado a Lourdes
– Facendo la psicanalisi, io…risultò che tendevo al suicidio! E mi sarei ucciso! Ma il mio psicanalista era freudiano rigido, e quelli se ti ammazzi te li ritrovi con la parcella in mano fin dentro il loculo!
– Ma è un idiota, per cominciare.
È laureato ad Harvard.
Si, potrà: anche Harvard fa i suoi sbagli… Sai, ci insegnava Kissinger.
– Anche da piccolo io mi buttavo sulle donne sbagliate. Credo che sia questo, il mio problema. Quando la mamma mi portò a vedere Biancaneve, tutti quanti erano innamorati di Biancaneve. Io no. Io mi innamorai subito della Regina Cattiva.
– I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale
– Alvy: ehi gioia, e chi lo conosce Earl Warren?!
Alison: Lindon Johnson!
Alvy: Lyndon Johnson? È un uomo politico! Conosciamo la morale di quella gente: è un gradino più giù di quelli che s’inchiappettano i bambini.
– Tutte masturbazioni intellettuali!
Ah, finalmente un argomento che conosci veramente a fondo!
Ehi, non denigrare la masturbazione: è sesso con qualcuno che amo.

 

 

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