Woody Allen 80 – “Ombre e nebbia” (USA 1992) – Recensione e film completo in versione italiana.

(marino demata) Girato negli studi di New York, ll film è ambientato in una non precisata città mitteleuropea negli anni ’20.  Il film si apre col volto di Kleinman (Allen) terrorizzato. E’ vestito della sola canottiera ed è circondato da uomini vestiti di tutto punto. Questo ci fa capire che questi ultimi avevano fatto irruzione di notte nella casa di Kleiman. Dal concitato colloquio comprendiamo che lo scopo della visita è convincere il timido e pauroso Kleiman ad unirsi alla caccia notturna al pericoloso assassino che circola in città. Kleinman si rende conto che alla fine non può tirarsi indietro, ma spera vivamente di non avere, nel corso della sua sgradita passeggiata notturna , il volto dell’assassino di fronte a lui. Ma il pavido impiegatuccio ebreo Kleinman, girando nella notte cupa e piena di strane ombre, non solo non è di grande aiuto, ma addirittura viene scambiato per l’assassino e inseguito, quasi braccato. Alla fine gli riuscirà di trovare il mostro, con l’aiuto di un mago, ma questi improvvisamente scomparirà del tutto. Questa è l’ossatura del film, all’interno della quale si dipanano numerose storie collaterali di molti personaggi, tutti con una funzione ben precisa nell’economia del film e tutti interpretati da grandissimi attori (è noto che da sempre Allen ama scegliere gli attori più importanti e famosi del momento). Così oltre alla immancabile Mia Farrow, presente in tutti i film di Allen del periodo, fino alla loro traumatica e devastante rottura, troviamo attori del calibro di John Cusack, John Malkovich, nella parte di un clown del circo arrivato in città, Madonna, Jodie Foster, Kathy Bates, Donald Pleasence, William H. Macy e tanto altri, tutti bravissimi.
E la polizia? Solo di sfuggita troviamo aggirarsi qualche sbirro. Ma la iniziativa diretta della popolazione tesa alla eliminazione del pericoloso assassino la dice lunga sul livello di fiducia che riscuote il corpo di polizia. D’altra parte, suggerisce Allen, ci vuole poco perché i cittadini siano ispirati a farsi giustizia da sé e questo è certamente uno degli aspetti negativi censurati dal regista.
Il film è tratto da una pièce teatrale dell’inizio degli anni settanta scritta da Woody Allen stesso, intitolata Morte. Il personaggio di Kleinman – che già nel nome, “piccolo uomo”, tradisce la limitata dimensione fisica e soprattutto umana del personaggio – è una parodia del personaggio “K” de Il processo di Franz Kafka.
Ma non è certo questa l’unica citazione che troviamo. Film di atmosfere, “Ombre e nebbia” ricrea il clima mitteleuropeo degli anni ’20 in chiave espressioni sta e post-moderna, rifacendosi in maniera chiara ad autori ai quali Allen è molto legato: Murnau, Fritz Lang (soprattutto M – Il mostro di Dusseldorf), ma anche Ingmar Bergman (soprattutto “Il volto”), Tod Browning (Freaks), Fellini, per il richiamo al circo e ai clown. Sul piano letterario, oltre a Kafka, che informa di sé il personaggio di Kleinman, non va dimenticato Bertold Brecht, anche in questo caso per le atmosfere tipiche del periodo, ma anche per le musiche di Kurt Weill de L’Opera da Tre Soldi. Insomma qui più che in altre opere abbonda il citazionismo consapevole e aperto, come caratteristica che Allen conserva da film precedenti e incrementa notevolmente.
Il film risulta compatto e pienamente godibile, svolgendosi tutto in una notte e in un luogo ben circoscritto, il centro antico della città. Le atmosfere dell’epoca sono ben rese non solo dalla accurata scenografia, ma soprattutto dalla bravura di quel maestro della fotografia, di cui Allen si servì a piene mani, che è Carlo di Palma, che in questa pellicola, voluta dal regista in bianco e nero, riesce ad offrire una tale gamma di gradazioni del grigio, e di colori cupi, da rendere l’atmosfera voluta dal regista in maniera stupefacente. D’altra parte Allen ci ha parlato spesso della eccezionale sintonia con questo maestro italiano della fotografia, col quale c’era qualcosa di più che un semplice rapporto di lavoro.
Le ombre citate nel titolo del film sono fondamentali. Nella città buia e tetra sono le prime cose che appaiono e noi risaliamo al personaggio proprio partendo da esse. L’accorgimento del regista è infatti quello di mostrare sempre prima l’ombra e poi il personaggio a cui essa si riferisce.
Il modo pavido e circospetto col quale Kleinman/Allen si muove nei vicoli della città di notte, la sua paura e la sua modesta (in tutti i sensi) statura, stridono con la convinzione che gradatamente si fa strada che il diabolico mostro sia proprio lui. Già di per sè questo fatto crea una situazione comica, perché siamo all’interno di quella “incongruenza”, che è una delle chiavi umoristiche più usata da Allen, fin dai tempi di “Prendi i soldi e scappa”, ove, come si ricorderà, un ladruncolo incapace di delinquere sul serio, viene considerato un pericolosissimo pericolo pubblico. E così accade anche qui: l’incongruenza è totale e l’umorismo di base – al di là di felicissime battute – è assicurato.
Altri temi trattati, sempre con leggerezza, nel film sono l’amore, il sesso, il senso di colpa e la cattiva coscienza collettiva, che è incapace di cogliere che i veri mostri siamo noi.
Il film, nella sua compattezza e nella sua espressionistica ricchezza di significati, rappresenta una tappa importante nella carriera di Woody Allen e un tassello estremamente significativo nella sua filmografia, ove ci dimostra di saper toccare anche corde nuove e inusuali rispetto al solito, capaci sempre di arricchire la sua grande personalità di regista in certo senso unica.

 

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