Woody Allen 80 – Crimini e misfatti (USA 1989) – Recensione e sequenze del film in italiano

(marino demata) Crimini e misfatti può essere definito innanzitutto un film sul libero arbitrio. Allen qui, più che altrove, ci espone a sua filosofia di vita: il mondo è caratterizzato dalla assenza assoluta di un Dio, cioè non è governato da alcuna forza metafisica. L’universo è totalmente indifferente agli uomini e quindi non c’è da stupirsi se il mondo è privo di una reale giustizia. L’unica cosa che potrebbe dare un senso al tutto sarebbe l’essere guidati dalla saldezza di scelte morali difficili, ma necessarie per poter sopravvivere. Invece la maggioranza degli uomini finge/crede che esista un Dio al quale assegnare responsabilità per quello che accade su questa terra. Altri invece, pur non credendo in alcun Dio, sono anche lontani da ogni preoccupazione morale e possono impunemente passare anche attraverso atroci crimini, semplicemente dettati dal loro libero arbitrio, sentendo magari temporanei sensi di colpa, per poi riuscire a dimenticare tutto e svolgere la propria vita come se niente fosse.
Il film, uno dei più seri e filosofici di Woody Allen, sviluppa queste tesi attraverso l’analisi parallela di due personaggi, che si incontreranno solo nella parte finale del film: Judah Rosenthal (un eccelente Martin Landau), oculista benestante e brillante, e Cliff Stern (Woody Allen), documentarista idealista, pieno di sogni e aspirazioni.
Il primo rappresenta la categoria dei razionalisti, non crede in alcun Dio, vive in un mondo ovattato ove ritiene che in certo senso tutto gli sia dovuto e che possa fare ogni cosa: il famoso oculista, avere la fiducia illimitata della famiglia e degli amici, godere di prestigio sociale, ma al contempo appropriarsi indebitamente di fondi destinati alla beneficenza e avere una amante (Anjelica Huston).
il secondo rappresenta ugualmente la categoria dei razionalisti-atei, ma, al contrario di Judah, ha alcuni fondamentali principi e ideali che lo spingono a disprezzare le offerte di lavoro nel mondo dello spettacolo del cognato miliardario e borioso Lester (Alan Alda), ritenendole estranee alle sue aspirazioni e ai suoi ideali. Quando accetterà quell’offerta di lavoro lo farà soltanto per accumulare i fondi per un documentario serio su un professore ebreo tedesco scampato ai nazisti e portavoce di una morale laica simile alla sua. Girando servizi per il cognato conosce Halley (Mia Farrow), della quale si innamora profondamente, credendo tra l’altro di riconoscere in lei molti dei suoi ideali.
Il film ci presenta dunque lo svolgimento di due storie e due personaggi paralleli ed opposti. Tutto sembrerebbe andare per il meglio per il prestigioso oculista Judah Rosenthal , allorchè comincia però ad essere ricattato dall’amante, col rischio concreto che la sua vita, la sua professione, il suo prestigio vengano seriamente compromessi. Perseguitato da tali preoccupazioni, Judah ricorre al fratello, che ha solidi legami con la malavita, e non esiterà ad acconsentire che la sua amante venga eliminata. Libero arbitrio che addirittura stronca una vita umana e che dovrebbe anche modificare la vita del mandante dell’assassinio, Judah, che si presume venga sommerso dai sensi di colpa
Cliff, che ha una vita matrimoniale molto triste e fallimentare, punta tutto sul suo amore per Halley, a sua volta reduce da un divorzio, e la sua unica preoccupazione è l’accorgersi che il ricco cognato le fa la corte. Nel momento in cui Cliff cerca di convincere Halley al suo amore, quest’ultima gli comunica che dovrà recarsi a Londra per lavoro e restarvi per 4 mesi (singolare analogia col finale di Manhattan, ove Tracy viene raggiunta in extremis, ma vanamente, da Isaac/Allen, proprio mentre sta per prendere il taxi che la porterà all’aeroporto per prendere il volo per Londra ore resterà sei mesi!).
I due protagonisti delle due storie parallele descritte nel film si incontrano nella scena finale alla festa di matrimonio di Ben, un uomo buono, credente e rabbino, cognato di Cliff e cliente e buon amico di Judah, che non può fare molto per impedirne la progressiva perdita della vista. Evento questo che in maniera trasparente simboleggia la cecità di fronte agli eventi umani. I due personaggi sono piuttosto appartati nek corso della festa. Soprattutto Cliff è molto triste perché durante la festa ha rivisto dopo mesi Halley, che a Londra ha ceduto ai corteggiamenti dell’odiato cognato Lester ed ora vive con lui. E’ tutto il mondo che sembra crollargli addosso. A questo si aggiunge la riflessione sull’improvviso suicidio del professore tedesco, che è un evento per Cliff del tutto inaspettato, inspiegabile e irrazionale.
I due personaggi, così reciprocamente diversi, si incontrano e Judah dice a Cliff di volergli raccontare una storia “agghiacciante”, che viene espressa naturalmente in terza persona. Judah si sofferma sui sensi di colpa iniziali del protagonista della storia, che stavano per spingerlo fino alla confessione alla polizia dell’accaduto. E poi, dopo del tempo, un viaggio in Europa con la famiglia, ed ecco che i sensi di colpa scompaiono e il personaggio descritto ritorna ala vita normale e felice come se nulla di strano o di male fosse accaduto. E si rende conto che in nessun caso verrà punito per quello che ha fatto. Si conferma, malgrado tutto, un vincente, che ritorna come se niente fosse al suo mondo di ricchezza e privilegi.
Sull’altro versane Cliff non racconta nulla di sé, ma si limita a dire che sarebbe difficile continuare a vivere così: “Poche persone riuscirebbero a portarsi quella cosa sulla coscienza”. Andando però incontro all’obiezione di Judah: “Ma le persone si portano con sé atti terribili. Cosa vuole che faccia? Che si consegni alla giustizia? Questa è la realtà.” Ma Cliff la pensa in maniera diametralmente opposta: “Lo farei andare a confessare. Così la sua storia assumerebbe proporzioni tragiche, perché, in assenza di un Dio, lui è costretto a prendersi tutta la responsabilità.” Ma in questo universo così indifferente ai valori morali, Cliff è un perdente. Un perdente su tutta la linea. Allen dunque ancora una volta interpreta un personaggio perdente a causa della sua trasparenza, del suo idealismo, del suo alto senso morale. Proprio come era perdente il personaggio da lui interpretato in Io e Annie e in Manhattan.
E’ importante la definizione finale del libero arbitrio che ci fornisce Allen nell’ultimissima scena, con una voce fuori campo, che è quella del professore tedesco: “Durante tutta la nostra vita siamo costretti a prendere decisioni difficili. A compiere scelte morali. Alcune hanno una portata generale, ma la maggior parte riguardano questioni minori. Noi veniamo definiti tramite le scelte che abbiamo compiuto. Di fatto noi siamo la risultante di tutte le nostre scelte. Gli eventi si svolgono in modo così imprevedibile, così ingiusto. La felicità non sembra essere stata inclusa nel progetto della creazione. Siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che attribuiamo un significato all’indifferente universo.”

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