Woody Allen 80 – “Un’altra donna” (USA 1989) – Recensione e video “…se il ricordo è qualcosa…”

(marino demata) Scritto e diretto un anno prima del fondamentale “Crimini e misfatti”, “Un’altra donna” ne rappresenta in un certo senso la preparazione. Si tratta infatti di un film ove in maniera chiara, anche se non così esplicita come nel film successivo, emerge l’intero impianto della filosofia e del pessimismo di Allen.
E’ innanzitutto un film in cui il destino e il caso hanno un ruolo determinante sulla vita della protagonista. D’altra parte, sembra affermare il regista, in un mondo ove non c’è un Dio a cui appellarsi o che metta a posto le cose e non c’è un ordine neppure immanente e meccanico, tutto risulta inevitabilmente condizionato dalla casualità. Se per caso succedono determinati eventi ad una persona, essi possono avere delle conseguenze positive o negative, fino al punto da modificare la vita stessa, i punti di vista, le precedenti convinzioni. Se invece nulla di strano succede per caso, allora la vita continua a svolgersi nel solito modo, positivo o negativo che sia.
La protagonista del film, Marion (Gena Rowlands), pur avendo attraversato un momento di cirisi in occasione del cinquantesimo anni di età, ritiene tuttavia di avere una esistenza ben strutturata e del tutto sotto controllo. Appassionata fin dalla giovinezza agli studi di filosofia, al contrario del fratello, piuttosto svogliato e poco stimato e stimolato dai suoi genitori, è riuscita a realizzare i suoi obiettivi universitari, suscitando anche l’ammirazione e poi l’amore di uno dei suoi principali professori, col quale si sposerà, attraversando momenti felici: sembra non un caso che la materia insegnata dal suo professore di filosofia sia “Lezioni di filosofia sull’etica e la responsabilità morale”. Infatti una salda coscienza etica e un senso autonomo di responsabilità morale sono gli elementi che Allen contrappone nella sua filosofia alla assenza di un Dio in questo mondo e al conseguente al vuoto di regole e di responsabilità.
Tutto filerà liscio per Marion fino alla separazione, causata dalla propria volontà di liberarsi del figlio quando si accorge di essere incinta, contro il parere del marito, che la accusa di pensare solo alla propria carriera.
Una delle successive esperienze d’amore di Marion la porta tra le braccia di Ken (Ian Holm), un uomo sposato col quale intrattiene una relazione clandestina, che determinerà poi la rottura del matrimonio di quest’ultimo. Ken e Marion si sposano, malgrado questa sia profondamente amata da un altro uomo, Larry (Gene Hackman), che vorrebbe averla per sé e cerca di dissuaderla dal matrimonio con Ken, che conosce bene, essendo suo amico.
Eppure, malgrado la vita passata non sia stato così lineare, Marion è una persona che riesce a tenere sotto controllo i propri sentimenti e il proprio presente, che sembra le regali delle soddisfazioni.
Ma il destino è dietro l’angolo. Marion affitta un appartamento per trovare in esso la pace e la tranquillità per poter scrivere un libro. Il caso vuole che nell’appartamento si sentono distintamente, attraverso le bocche di aria del termosifone, le conversazioni che il vicino psicoanalista tiene coi suoi clienti. La cosa inizialmente infastidisce Marion, che cerca di tappare i varchi attraverso i quali arrivano le voci. Ma poi, quando per caso ascolta le tristi e pessimistiche confessioni di una paziente, consapevole di avere alle proprie spalle una vita vuota e priva di ogni momenti di reale entusiasmo, viene presa da interesse. A tal punto che cerca di capire di chi si tratti e scopre essere una donna incinta dal nome significativo, Hope (Speranza), interpretata da Mia Farrow. Tra l’altro Hope è anche uno dei quadri più belli di Klimt.
Le confessioni al dottore da parte di Hope finiscono per spingere Marion ad interrogarsi sulla sua vita passata e presente e a chiedersi se dopotutto il bilancio sia così positivo come lei fino quel momento riteneva che fosse.
Marion per questo motivo è molto interessata ad approfondire la conoscenza di Hope e finge di incontrarla per caso e riesce a guadagnare la sua amicizia. Vanno a cena insieme in un localino scelto da Hope e lì Marion, senza essere vista, scopre il marito, a solo un anno di distanza dal matrimonio, in inequivocabili atteggiamenti intimi con una amica comune. Ma questa non è neppure la cosa più grave. Marion si separerà da Ken e in altri tempo avrebbe tenuto sotto controllo anche questa situazione. Ma il mondo sembra crollarle addosso quando ascolta l’ennesimo colloquio tra Hope e il suo psicoanalista: la donna parla dell’incontro con Marion e della cena e manifesta le sue impressioni sulla sua nuova amica, che le sembra possedere una vita vacua, piena di malcelati elementi di infelicità, di rimpianti e di tristezza.
Purtroppo Marion si riconosce nella descrizione fatta da Hope a sua insaputa. Questo la spinge ad una rivisitazione critica della intera vita, al rimpianto di non aver voluto mettere al mondo un figlio quando l’occasione le si era presentata, di aver sostanzialmente distrutto il suo primo matrimonio e poi di aver rifiutato gli approcci di una persona, Larry, probabilmente molto più legato a lei e più leale e sincero di quanto non lo sia stato il secondo marito, Ken. Tra l’altro anche Larry si è nel frattempo sposato, ma ha riversato in un suo romanzo tutti gli episodi del suo vano amore verso di lei. La lettura di pagine di quel romanzo da parte di Marion acuiscono il suo senso di tristezza e di rimpianto. E’ la sua intera vita passata che viene da lei stessa messa in discussione, e non le rimane altro che una profonda tristezza e tutta una serie di sensi di colpa per aver sciupato tante occasioni positive nella vita e aver trascurato il rapporto con tante persone con le quali avrebbe potuto avere un rapporto di tipo diverso. A cominciare dal proprio fratello, fino al primo marito, al padre, ed altri. La folla dei ricordi la invade questa volta senza alcun controllo da parte sua, al punto da chiedersi: “Il ricordo è qualcosa che si ha o si è persa?”
Allen, disegnando per la prima volta un personaggio femminile che ha superato i 50 anni d’età, riesce, con grande bravura e disinvoltura, a disegnaci un’altra figura di perdente. Ma questa volta scavando nell’universo femminile. Non sarà l’ultima volta. Un altro personaggio femminile perdente sarà Jasmine (Cate Blanchett) nel recente “Blue Jasmine”, e anche in quel caso il destino reciterà la sua parte.
Il mondo non sarebbe mai crollato sulle spalle di Marion, se questa non avesse affittato quell’appartamento e non avesse ascoltato i colloqui tra Hope e il suo dottore. Ma ormai tutto ciò è accaduto e questo ha determinato un senso di tristezza, di vacuità e di rimpianto per l’insieme della vita vissuta da parte di Marion. E tuttavia in questo caso il finale non è senza alcuna speranza, come sarà invece in “Crimini e Misfatti” e in “Match point”: Marion riesce a trovare in sé la forza di ricominciare, correggendo i propri errori. Chiede al fratello di poter costruire un nuovo tipo di rapporto di affetto con lui, ricomincia a scrivere il suo romanzo con grande lena e vigore, pensa che la vita possa dopo tutto ancora riservarle qualche cosa di realmente positivo.
Oltre agli elementi sui quali ci siamo soffermati, quali il senso del caso che può portare la vita dell’individuo a repentini e radicali cambiamenti, la consapevolezza di appartenere al mondo dei perdenti, il ricordo che sempre si accompagna al rimpianto per quanto si è perduto o non realizzato, ritroviamo in questo film altri temi cari ad Allen, tra i quali vale la pena di citare l’importanza delle sedute di psicoanalisi. Nei film precedenti la figura dello psicoanalista è stata spesso oggetto di battute e di ironia. In questo caso invece Allen sembra dire: “Qui parliamone un momento con serietà”. Si tratta infatti di un elemento chiave nella struttura dell’intero film.
Un film che non esitiamo a definire un piccolo (e poco riconosciuto) capolavoro bergmaniano. A renderlo tale naturalmente sono principalmente le tematiche trattate da Allen ed il modo col quale sono trattate, ma anche la scelta del direttore della fotografia di Bergman, il magico Sven Nykvist, la musica di Bach, la New York autunnale
.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...