Woody Allen 80 – “Broadway Danny Rose” (USA 1984) -Recensione e video: Danny a casa di Tina

(marino demata) Broadway Danny Rose è stato a torto considerato in passato un film minore di Woody Allen. E invece il film, girato nel 1984, dopo Zelig, in un bellissimo bianco e nero che a tratti ricorda Manhattan, anche se le ambientazioni, per la storia che Allen vuole narrarci, sono ben più modeste del suo capolavoro del 1979, ha una sua gradevolezza e soprattutto una vena malinconica che non contraddice quella girandola di battute alle quali il regista non rinuncia.
Contrariamente a quanto si possa ancora credere, dunque, si tratta di un film importante nell’arco della filmografia di Allen, perché in esso il regista crea un’altra significativa figura di perdente. Prima di questo film abbiamo conosciuto le storie e le vicissitudini di due grandi personaggi perdenti, che sono fondamentalmente perdenti d’amore. Ci riferiamo ad Alvy in “Io e Annie” e a Isaac in “Manhattan”. Qui la categoria dei perdenti si allarga ad altri settori. Il perdente in questo caso non è un innamorato o amante deluso, ma un impresario fallito, metà talent scout e metà manager di artisti scalcinati e fallimentari. Con l’aggravante che quando Danny Rose, soprannominato Broadway, riesce ad avere a che fare con un artista di talento ed è così abile da fargli tirar fuori il meglio di sé e lanciarlo verso livelli alti dello spettacolo, l’artista in questione puntualmente lo pianta per mettersi sotto la guida di un manager più importante ed affermato.
La storia dei fallimento di Danny Rose viene raccontata in un piccolo ristorante di New York da un artista che ne fa il tema della serata per intrattenere i suoi amici. In particolare questi si sofferma su uno dei più clamorosi episodi della carriera da manager di Danny Rose, quello relativo a Lou Canova, cantante di canzoni anni ’50, al quale Danny si dedica con passione ed abnegazione, fino a portarlo al successo. A tal punto si dedica a lui, che riesce ad accontentarlo e a trascinare l’ amante (Tina Vitale, interpretata da una stavolta efficace Mia Farow) ad assistere allo spettacolo decisivo per la sua carriera. Tirarsi dietro Tina Vitale è una grande impresa per Danny, non solo perché la trova inizialmente molto adirata con Lou Canova, tanto da dichiarare il suo rifiuto a partecipare alla serata, ma anche e soprattutto perché, seguita sempre da Danny, lei si reca ad una festa organizzata da una delle “famiglie” italo-americane, di cui fa parte un suo spasimante. Quest’ultimo crede che Danny sia il suo amante e da qui nascono inseguimenti, pistolettate, tentativi di uccisione sia per Danny che per Tina, in una girandola di situazioni mozzafiato molto gradevoli.
Alla fine Danny riesce a portare Tina allo spettacolo. Ma sarà l’ultimo di Danny come manager di Lou Canova, che al termine gli dichiara, senza mezzi termini, che cambierà manager per poter fare un reale salto di qualità. Ancora una volta Danny ha perso!
Ma già da prima emergeva la tipologia del perdente in Danny, e in un paio di occasioni Tina glielo ricorda. Soprattutto quando vede la sua casa, gli dice senza reticenze: “ma qui tu vivi da perdente”. L’appartamento di Danny si presenta infatti tristissimo, con vecchie suppellettili e con colori smorti. Danny risponde: “Ma tanto qui non viene mai nessuno…”
Ma l’importanza di questo film non consiste soltanto nell’”arricchimento” della galleria dei perdenti, ma anche nell’aggiunta di qualche importante tassello nella filosofia di vita di Allen, che sarà poi definitivamente elaborata e messa a punto in “Crimini e misfatti”. In un mondo senza Dio e senza regole fisse il personaggio di questo film si adopera e si illude di riuscire a fare bene il proprio lavoro con sincerità e con passione. Ritiene che la sincerità e l’amore possano dopo tutto creare in questo mondo fondato sulla casualità elementi positivi. Il suo slogan preferito è quello fondato sulle tre parole: Accettazione, Perdono e Amore. Fino a farne una sorta di regola di vita che però non funziona di fronte alla cattiveria e alla irriconoscenza degli altri. Danny è un’anima buona dopo tutto, e, nella realtà che lo circonda non può che soccombere e perdere. Danny si illude, ma dopotutto sa che la realtà offre momenti di dolore e di negatività: “Sai qual è la mia. filosofia? Certo, è importante farsi due risate, non c’è discussione. Ma devi anche un po’ soffrire, perché altrimenti non apprezzi più le due risate. È così la penso io.”

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