Woody Allen 80 – “Accordi e disaccordi” (USA 1999) – Recensione e video

(marino demata)  “Absolutely beautiful”. Sono le ultime parole pronunciate di persona da Woody Allen a proposito degli ultimi dischi incisi dal chitarrista Emmet Ray (Sean Penn). Il film “Accordi e disaccordi” (“Sweet and Lowdown”) del 1999 è appunto la storia del personaggio immaginario Emmet Ray, il più grande chitarrsta in circolazione negli anni 30, secondo solo (e questo è stato sempre il suo cruccio) al grande Django Reinhardt. Come vedremo è un personaggip immaginario ma perfettamente verosimile, perché nelò variegato mondo dello spettacolo e del Jazz, moltissimi erano negli ani Trenta i bravi chitarristi secondi solo al grande Django Reinhardt.
Il film è girato da Allen con la tecnica, a lui molto cara, della finta inchiesta sulla vita e sull’attività di chitarrista di Emmet, corredata da interviste e testimonianze, tra le quali appunto quella da lui stesso resa in più di una occasione.. Insomma una tecnica che ricorda da vicino la finta inchiesta di Zelig. Attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto o ne sa abbastanza di lui, riusciamo a farci un quadro abbastanza preciso della sua personalità, basata su un grande amore per la musica e per la sua chitarra, con la quale era capace di incantare l’uditorio ed anche di commuovere. Ha due strame passioni: sparare ai topi nelle discariche e restare incantato vedendo passare i treno merci. In un tentativo di psicoanalisi elementare una delle sue donne, Blanche che diverrà sua moglie, cercherà invano di capirne le ragioni e le derivazioni. Personalità che ha anche però aspetti fortemente negativi che indispettiscono impresari e proprietari di locali e perfino il suo commercialista: Emmet spesso si attacca alla bottiglia o al tavolo di bigliardo, porta avanti una vita disordinata, è sempre in ritardo o addirittura assente ai sui spettacoli. Rivendica da gradasso e in maniera marcatamente maschilista una sua noncuranza per le donne:”Amale e lasciale è il mio motto. Amale e non ti voltare indietro.” E’ quanto sostiene   come propria filosofia di vita.
Eppure finisce per affezionarsi ad Hattie (Samantha Morton), una ragazza muta, che di lui si innamora e lo accompagna ad Hollywood ove Emmet doveva suonare per un cortometraggio. Di lei dirà con la solita dose di cinismo un po’ forzato: “E’ una persona veramente buona, col cuore tenero. E’ una cosa che mi piace, che rispetto.” Ma poi aggiunge che tutto questo “non porta a niente nella vita.”
In California improvvisamente e senza una ragione plausibile Emmet lascia Hattie e decide di sposarsi con la bella Blanche (Uma Thurman), una donna altolocata, per la quale Emmet rappresenta una curiosità e un oggetto per le sue velleità di scrittrice. Di lui dirà: “Sembra un gatto: è felino con la chitarra, il suo unico, certo il più profondo, amore. Qualunque donna verrà dopo la musica. Non gli mancherai come la donna che ha lasciato all’improvviso. Tale è la natura del genio. Bisogna abituarsi”.
Un matrimonio destinato a non avere futuro. Dopo lo scioglimento Emmet scopre di amare la povera Hattie, ingiustamente piantata, ma è troppo tardi: ritrova Hattie sposata con un figlio. Finge indifferenza di fronte a lei che gli comunica in qualche modo la notizia, ma in realtà scopre di soffrirne. Da questa profonda delusione inizia il suo declino e la sua improvvisa scomparsa, che gli intervistati non riescono a spiegare.
Sorretto da uno splendido Sean Penn in forma veramente smagliante, Allen costruisce con la maestria del grande regista l’ennesimo personaggio perdente. In realtà Emmet avrebbe potenzialmente tutti i numeri e le qualità per non esserlo, ma anche lui finisce per rientrare nella categoria per i “disaccordi” presenti nel suo carattere e nella sua personalità. Penn sembra un vero grande chitarrista: prima di girare il film ha preso ore di lezione di chitarra e si è applicato soprattutto ai movimenti e al modo col quale muovere le corde, sicchè risulta perfettamente credibile nella parte. Tanto che Penn per questo film e per questo ruolo fu candidato all’Oscar come migliore attore protagonista.
Simile riconoscimento, la candidatura all’Oscar come migliore attrice protagonista, fu assegnato anche alla brava Samantha Morton, che , interpretando il ruolo di una modesta lavandaia muta, deve necessariamente aumentare la sua carica di espressività del volto e gestuale, riuscendo perfettamente a calarsi nella parte assegnata.
L’epoca è quella degli anni Trenta, della crisi e di una particolare tipologia di musica Jazz che Allen adora, tanto che sceglie personalmente tutti i pezzi che possiamo ascoltare nel film. E’ anche il periodo dei locali densi di fumo e di donnine, ove il personaggio interpretato da Penn si esibisce (o in qualche caso manca di esibirsi) e dove troviamo la più varia umanità, compresi loschi e poco raccomandabili individui.
Non manca anche la partecipazione di Emmet/Penn ad una saga contadina sulla via di Hollywood, nella quale si finge un dilettante, stupendo poi tutti per la sua bravura, tra imitatori di uccelli e chi suona con una sega come se si trattasse di un violoncello. E’una scena chiaramente ispirata ad un precedente film di Allen: Broadway Danny Rose e alla scalcinata galleria di poveri cristi del mondo dello spettacolo (noi diremmo qui: dell’avanspettacolo). Che dire? Ai grandi registi come Woody Allen è perfettamente lecito citare se stessi….

 

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