Woody Allen 80 – “Scoop” (UK 2006) – Recensione e trailer

(marino demata) Subito dopo “Match point”, Woody Allen sembra abbia preso gusto a girare film a Londra (ne farà anche un terzo successivamente), e si produce in una commedia tinta di giallo, “Scoop”, alla quale partecipa anche lui come attore, conferendo al film stesso una verve ed una dinamicità che non avrebbe mai potuto avere senza di lui, data la trama esile e un po’ scontata che ne è alla base.
E’ da Woody dunque che ancora una volta conviene iniziare ed è a lui che è opportuno ancorarsi. Perché subito dopo un bellissimo film, serio e filosofico, come “Match point”, sarebbe stato difficile portare sullo schermo un’altra opera capace di reggere al paragone. Bisognava fare uno scarto: cambiare completamente genere e soprattutto garantire la presenza di se stesso come attore. Allen dunque ha avuto la prontezza e la capacità di rimettersi in gioco come comico della parola e della battuta, come ai bei tempi andati. Ed infatti nel film troviamo effettivamente alcune battute memorabili. L’altro ingrediente è la confermatissima presenza di Scarlett Johansson, qui brillante come non mai, meritatamente presente in quasi tutte le inquadrature e capace a sua volta di tenere testa dialetticamente al grande Woody, con grande soddisfazione di quest’ultimo.
Allen sceglie per sé la parte di uno scalcinato e malinconico mago Splendini che si esibisce in piccoli teatrini di periferia, che sa fare i giochi delle carte ed altri trucchi e che riesce a far scomparire e poi riapparire le persone all’interno di una sorta di armadietto colorato. Ed è proprio lì che Sondra (Scarlett Johansson)riceve dal fantasma di un giornalista da poco morto lo “scoop” che dà il titolo al film. Splendini, dapprima incredulo, ma poi testimone di una conversazione tra l’anima del giornalista e Sondra deve arrendersi all’evidenza dei fatti. Dopo tutto, egli dice, “tutta la vita è un artificio.” Lo scoop consiste nel fatto che un rampollo di una delle più nobili famiglie di Londra è un assassino, probabilmente un serial killer. Occorre però trovare le prove che lo dimostrino inconfutabilmente. Da quel momento in poi Sondra e il mago Splendini faranno gli investigatori e riusciranno ad inserirsi nella casa e nella vita del sospettato Peter Lyman (Hugh Jackman). Splendini, dopo l’iniziale scetticismo, comincia ad accumulare alcuni indizi ed anche qualche prova, ma nel frattempo Sondra si è innamorata pazzamente di Peter, fino al punto da confessargli il perché del loro interessamento a lui.
Come già in altri film di Allen, anche qui c’è chi deve ricorrere all’omicidio per sbarazzarsi di persone ingombranti che rischiano di mettere in gioco il proprio livello in società e la qualità della propria vita. Era in effetti proprio il nodo centrale del film precedente, Match point: il delitto perfetto per eliminare chi potrebbe sconvolgere la propria esistenza. E in questo mondo senza giustizia divina e con la maggioranza degli uomini senza dirittura morale, l’assassino –se non ci si mette il “caso” – ha ottime probabilità di farla franca. Ma qui Allen sembra che faccia il verso a se stesso, parodiando in un certo senso il suo film-capolavoro precedente. E se le cose stanno in questi termini, tanto vale garantire però una volta tanto un lieto fine con lo smascheramento del colpevole, grazie alla abilità di Sondra, giornalista in erba e investigatrice dilettante. Nel frattempo Splendini è morto in un incidente d’auto. Ma anche questo avvenimento volutamente non conferisce una nota drammatica al film. Al contrario. E’ in realtà umoristica la circostanza che Splendini/Allen muoia, guidando una piccola auto, in un incidente stradale causato dalla sua assoluta incapacità di ricordarsi di guidare in Inghilterra tenendo la mano sinistra e non la destra.
Ritroviamo nella scena finale del film il mago Splendini nella carontea barca assieme ad altre anime, mentre vengono tutte traghettate per ignota destinazione. Anche in questa macabra circostanza Splendini si esibisce nei suoi trucchi nei confronti delle altre ignare e spaesate anime. A prua è vigile la Morte, con tanto di cappuccio e grande falce, alla maniera del Settimo sigillo dell’amato Ingmar Bergman e – con una ardita autocitazione – alla maniera del finale di Amore e guerra.

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