E’ morto Accattone!

FRanco citti

(marino demata) Con la morte di Franco Citti un altro importante “segmento” di cinema italiano va via per sempre. E, contemporaneamente, appena pochi giorni dopo le celebrazioni per il 40° di Pasolini, che si sono protratte fino a dicembre scorso, possiamo affermare che un’altra parte dell’universo pasoliniano ci lascia.
E’ morto Franco Citi, ma è morto in realtà Accattone, perché al personaggi principale di quel film Citti ha legato il suo nome a tal punto da crearsi una identificazione tra l’uomo e il personaggio, in modo così inscindibile, come forse solo in altre rare occasioni era accaduto nella storia del cinema. Eppure di film Franco Citti ne ha girati tanti, innanzitutto con la regia dello stesso Pasolini, che lo aveva scoperto e portato al successo con Accatone. Ci riferiamo a Mamma Roma, a Porcile, alla Trilogia della vita, Edipo Re. Ma il suo volto angoloso e sofferto di “ragazzo di vita”, il suo sguardo un po’ schivo e malinconico, la sua personalità mai perduta di vero “borgataro”, nel la quale si mescolano la naturalezza e la spontaneità di chi non riesce proprio ad apparire diversamente da quello che è, hanno “intrigato” molti altri registi che lo hanno voluto nei loro film, da Elio Petri a Fracesco Maselli, da suo fratello Sergio Citti, scomparso qualche anno fa, a Carlo Lizzani, da Valerio Zurlini a Bernardo Bertolucci, da Felini a Ferreri, fino

FRANCO CITTI 1993
FRANCO CITTI 1993

addirittura a mostri sacri del cinema francese e americano, come Marcel Carnè e Francis Ford Coppola, che lo ha voluto nel Padrino 1 e nel Padrino 3.
Va ricordato i calvario degli ultimo 15 anni di vita di Franco Citti, dopo che ero stato colpito da ben tre ictus che gli impedivano perfino di parlare. Sono stati anni di miseria: Citti non era riuscito a conservare nulla dei proventi relativi ai suoi film ed aveva una pensione di appena poco più di 400 euro al mese. La sopravvivenza gli fu garantita solo dalla applicazione della legge Bacchelli, che portò le sue entrate mensili a 1500 euro. In ogni caso Citti ha patito una sorta di lunga agonia di circa 15 anni, insomma un lungo morire prima della morte.
Pier Paolo Pasolini un giorno intervistò Franco Citti chiedendogli che senso ha avuto per lui l’esperienza cinematografica. Citti è naturalmente grato al suo maestro e mentore per averlo scelto in Accattone e avergli dato la possibilità di vivere certamente meglio rispetto a prima. Ma contemporaneamente Citti sapeva anche cogliere l’inscindibile “male” che si accompagna quasi sempre al “bene”. E si lamenta quindi degli aspetti negativi , l’avere a che fare con tanta gente e in particolare coi giornalisti, avere in qualche modo modificato ed alterato il ritmo naturale della sua vita, attraverso una serie di considerazioni , che riprenderà in successive interviste anche dopo la morte di Pasolini. Quest’ultimo , in una ulteriore domanda, vorrebbe conoscere il suo parere sull’accusa che tanti gli hanno rivolto, cioè di utilizzare attori di strada o di borgata, di sconvolgere in pratica la loro vita e poi di abbandonarli un po’ cinicamente. Citti non è d’accordo con questa accusa, anche perché all’epoca dell’intervista aveva girato ancora con Pasolini “Mamma Roma”. Ma a prescindere dal numeroFRanco citti.2jpg dei film girati, lui non si sentiva un “abbandonato”, perché, come dice esplicitamente nell’intervista, è del tutto ovvio che un regista possa aver bisogno di un certo attore per uno o due film e poi non averne affatto bisogno per altre opere.
Ma molti attori, soprattutto provenienti dalla borghesia, pensano al loro futuro che, senza girare altri film, è come se fosse compromesso,perché privo di introiti importanti. E Citti risponde prontamente che lui non ha mai pensato in quei termini al futuro, altrimenti ora avrebbe qualche milione da parte.
Ed è a questo punto che Pasolini dedica a Franco Citti addirittura una citazione tratta dal Vangelo,una metafora veramente poetica, con la quale ci piace chiudere questo ricordo: “Ma allora tu sei come dice il Vangelo: come i gigli nei campi e gli uccelli nel cielo, che non pensano mai al domani”.

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