“La grande scommessa” / “The big short” (USA 2015) – Recensione e foto

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(marino demata) Qui in Italia siamo rimasti tutti giustamente sconvolti qualche settimana fa di fronte al fallimento di 4 Banche ed alla tragedia di centinaia di investitori incolpevoli, di fatto raggirati perché incoraggiati all’acquisto di titoli e fondi dalla prospettiva rivelatasi decisamente disastrosa. E mentre ci chiediamo se almeno questa volta ci sarà chi pagherà per le malefatte finanziarie compiute o se ci sarà qualche forma di risarcimento per gli investitori raggirati o illusi, ecco che arriva sugli schermi “The big short” , il film che descrive il grande imbroglio delle banche e delle società collaterali americane all’ombra di Wall street , capaci di creare un sistema economico, fondato sul mercato immobiliare, “drogato” e altamente artificioso, destinato prima o poi al collasso, o, come si dice tecnicamente, al default.
Siamo tra il 2005 e il 2008 e che il sistema non possa reggere all’infinito e che si destinato primo o poi ad implodere ne sono certi, ciascuno dal proprio osservatorio, Michel Barry (Christian Bale), eccentrico manager di fondi, che ad un la grade scommessa_1certo punto deve scontare anche la sfiducia dei suoi clienti investitori , che vorrebbero la restituzione dei loro soldi, Jared Vennett (Ryan Gosling), operatore finanziario della Deutsche Bank, Ben Rickert (Brad Pitt), partner di una società di investimenti, i cui fondatori avevano iniziato in un garage con una piccola somma, e Mark Baum (Steve Carrell), manager di fondi speculativi. I quattro non si conoscono, hanno solo in comune una grande eccentricità che caratterizza le loro personalità e il fatto che arrivano quasi simultaneamente alla stessa analisi: il boom economico americano basato sulla enorme espansione del mercato immobiliare è fondato sulle sabbie mobili ed è destinato a crollare, malgrado le apparenze del tutto opposte e rassicuranti. In realtà l’espansione fuori misura del mercato immobiliare americano era basato sulla enorme facilità con la quale si concedevano i muti per la casa. Mutui che coprivano fino al 100% delle spese di acquisto e che venivano dati a tutti senza alcuna richiesta di un minimo di garanzie. Si dice ironicamente nel film ad un certo punto che “era sufficiente che il richiedente respirasse, per concedergli un mutuo”.
Il sistema dava anche per scontato che una certa percentuale di contraenti il mutuo finisse per non poter pagare le rate, ma riteneva che il sistema stesso potesse sopportare e assorbire disinvoltamente tutto questo. E attorno alle Banche, protagoniste di questo sistema, ruotava il mondo di una serie di altre entità economiche, il mondo di Wall street, le grandi compagnie di assicurazione, le società di intermediazione, ecc.La grane scomm
I nostri quattro eroi, ciascuno dalla propria postazione, pur in presenza degli eccellenti risultati con i quali il sistema si presentava, scommettono sul crollo del sistema stesso, suscitando l’ilarità delle loro controparti, che pensano di fare buoni affari con i proventi dello loro “improvvide” scommesse. Siamo nel 2008 e improvvisamente i l sistema si sgretola come un castello di sabbia, provocando una delle più grandi crisi del sistema economico americano che si trascinerà fino al 2010 e che si irradierà in molte parti del mondo. Per inciso, il 2008 è anche l’anno della prima elezione di Obama a Presidente degli Stati Uniti, e non sappiamo quanto gli avvenimenti descritti nel film abbiano contribuito a determinare il suo avvento alla Presidenza degli USA.
Il merito del film è quello di affondare il coltello nella piaga dei recenti mali dell’America e smascherare il grande imbroglio perpetrato dalle Banche americane non solo con coraggio e con franco realismo, ma anche con ironia e umorismo, quale ti saresti appunto aspettato da un regista come Adam McKay, autore finora di commedie a volte anche molto leggere , che si cimenta per la prima volta con problematiche storiche vere e complesse. E tuttavia McKay non trascura il lato umano della vicenda. Dietro le grandi cifre del boom economico basato sul miracolo edilizio e del suo La grane scomm.3jpgcrollo ci sono le decine di migliaia di drammi umani: le persone che hanno perso la loro casa, le persone gettate sul lastrico, cioè i nuovi poveri della società Americana. Ce lo ricorda una didascalia, che costituisce in pratica il vero finale drammatico del film. E ce lo ricorda, pochi minuti prima, Ben Rickert (Brad Pitt), che rimprovera aspramente i suoi due collaboratori, in festa per aver stravinto “la grande scommessa”: dietro quel successo – egli dice – e quella felice preveggenza ci sono decine di migliaia di drammi umani, che non possono essere disinvoltamente dimenticati.
Si tratta di un film dunque di spessore, con un’ottima regia e con quattro attori veramente in stato di grazia, tra i quali spicca, a nostro giudizio, un mostruosamente
straordinario Steve Carell, anch’egli reduce da una serie di film comici e qui perfettamente in parte.
L’unico limite del film è forse l’eccessivo tecnicismo col quale vengono affrontati molti passaggi. Il linguaggio tecnico dell’economia, della banca e della borsa, non aiuta la comprensione dei fatti da parte di chi è a digiuno di questi strumenti conoscitivi e linguistici o di chi conosce solo superficialmente i fatti narrati. Il
fatto che in alcune occasioni illa grande scomm4 regista affidi alle bellissime Margot Robbie e Selena Gomez il compito di offrire alcune spiegazioni allo spettatore non sembra francamente sufficiente, ma è la prova che lo stesso McKay si è reso conto della difficoltà nel narrare una storia Tratta dal mondo dell’economia,
Il film ha avuto un ottimo successo di critica e si può oggi fregare di ben cinque nomination agli Oscar.

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