Ettore Scola

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(marino demata) Riuscii a vedere “La terrazza” di Ettore Scola a Venezia a settembre del 1980 e ricordo con chiarezza il senso di piacere e di grande interesse che mi accompagnò lungo l’intera visione del film. Lo giudicai subito un grande film, non solo per la consueta e a volte graffiante, a volte bonaria critica (e autocritica) dei difetti degli  intellettuali italiani orientati a sinistra, ma anche per la genialità dell’impianto del film, ove i vari episodi dei cinque o sei co-protagonisti sono introdotti dalla medesima inquadratura, da angolazioni diverse, della padrona di casa che afferma “E’ pronto. Venite!”.
Per ricordare degnamente Scola, uno dei più grandi registi che abbia avuto il cinema italiano nella sua stagione più felice, non posso che rifarmi ad uno dei film che ho amato di più in assoluto. “La terrazza” ritrae una galleria di La_terrazza_scolapersonaggi in certo senso tipici, come solo Scola era capace di fare, dallo sceneggiatore in grave crisi creativa, oltre che depressiva (Trentignant), al produttore un po’ grossolano (Tognazzi), al giornalista che tenta di riconquistare la moglie (Mastroianni), al funzionario Rai anoressico e depresso (Reggiani), al deputato PCI e dirigente dell’Ufficio cultura, che intesse una relazione adulterina (Gassman). Un film percorso da una ironia e autoironia assicurate da una sceneggiatura più che brillante creata dallo stesso Scola e dalla collaudata coppia Age-Scarpelli. Un film che avrò visto più volte ancora, senza stancarmi mai del suo umorismo raffinato e della sua graffiante ironia, ed anche delle sue “battute” e situazioni al limite del grottesco. Un esempio: lo sceneggiatore esaurito che non riesce più a scrivere nulla e che si trova da ore inutilmente di fronte alla propria macchina da scrivere, dice ad un certo punto alla moglie: “Basta. Vatti a vestire che andiamo a cenare insieme in un bel ristorante”. Risposta della moglie: “Sono le otto del mattino, ma grazie lo stesso.” E che dire della meravigliosa citazione di Totò e Franca Faldini al bar che devono celare la loro relazione mettendosi l’uno di schiena all’altra? La scena viene meravigliosamente ripetuta tra Gassman e la Sandrelli! il mondo nuovo
La terrazza credo non venga generalmente considerato il miglior film di Scola. Ma per me lo è. Verso alcuni film abbiamo tutti dei sentimenti di vicinanza, di identificazione, di affetto, che ce li fanno amare più di altri. “La terrazza” per me è questo. E forse altro ancora. E penso inoltre che ci sia un influsso di questo film, consapevole o inconsapevole, anche nel film-Oscar “La grande bellezza” di Sorrentino.
La terrazza è un film emblematico: Scola non poteva nascondere i difetti degli intellettuali italiani orientati a sinistra, come non poteva nascondere i difetti degli italiani tout-cour, come dimostrato in tanti altri film. Ha seguito col suo cinema i cambiamenti degli italiani e le crisi collegate a tali cambiamenti, la nascita o crescita di tanti difetti, visti sempre sul filo del’ironia, senza mai sbavature e senza cedere a tentazioni macchiettistiche, assolutamente lontane dal suo stile e dal suo tipico modo di fare cinema.
“Una giornata particolare” viene considerato, soprattutto all’estero, negli USA e in Francia in particolare, come il suo capolavoro. Ed effettivamente lì Scola è stato meravigliosamente efficace nel coniugare il dramma di un intero Paese, ponendolo sullo sfondo di un dramma interpersonale. Solo lui poteva riuscire a fare un’operazione del genere.Cì'eravamo tanto amati
Che dire de “La famiglia”? E’ un grande affresco che ha anche in questo caso sullo sfondo ben ottanta anni di storia d’Italia, filtrati attraverso lo sguardo e la sensibilità di varie generazioni della stessa famiglia.
L’elenco potrebbe essere lungo, almeno a partire da “Riusciranno i nostri eroi…”, il primo film di un certo spessore, nel quale per la prima volta Scola ironizza sui difetti e le manie di una certa borghesia nostrana. Fino ad arrivare alla scoperta di Troisi, che Scola affida ad un padrino di eccezione, Marcello Mastroianni, in due film, non tra i più riusciti, quali “Splendor” (cinema sul cinema) e “Che ora è”.
Per ultimo vorrei ricordare due film. Il primo molto trascurato dalla critica e che viceversa considero un piccolo gioiello: “Il mondo nuovo”: ironica ricostruzione della Francia alla fine del diciottesimo secolo, in piena rivoluzione, con un Casanova (un ispirato Mastroianni), che per la prima volta in assoluto ci viene mostrato in “contro-tendenza”, pieno di acciacchi, che vive ormai, più che di amore, di ricordi dell’amore, tanto che rifiuterà le avances della bella Madame Adelaide Gagnon (Andréa Ferréol).
E infine, altro capolavoro, “C’eravamo tanto amati”, dedicato a Vittorio De Sica, scomparso durante la lavorazione del film. Moltissimo ci sarebbe da dire e da scrivere su questo film, la cui trama e ispirazione sono state già ricordate in queste ore tristi dopo la scomparsa di Scola, da numerosi critici. Per andare un po’ contro-tendenza, non mi soffermerò sui personaggi maggiori, per intenderci quelli magistralmente interpretati da Gassman, Manfredi, Sandrelli. Ma vorrei spendere qualche parola sul grande e indimenticato Stefano Satta Flores, sulla perfetta sua daniel autruilcaratterizzazione dell’intellettuale cinefilo meridionale, per il quale l’unico vero grande amore è appunto il cinema. Dei film che ama sa praticamente tutto. Sa troppo, tanto che perde a “Lascia o raddoppia” per volersi dilungare in dotti particolari nel fornire la risposta a Mike Bongiorno, finendo per far scadere il tempo di una risposta che sarebbe stata per lui abbastanza semplice. La sua parabola si conclude tristemente con lo scrivere articoli di cinema, pieni di sterili polemiche, che deve firmare col pseudonimo di “vice”.
Ma su questo film ha scritto bellissime e toccanti parole un attore che, vedendolo molti anni fa, ne è rimasto come folgorato. Mi riferisco a Daniel Auteuil, che lo definisce il “film che ha cambiato la mia vita”.
Aveva solo 25 anni quando ha visto “We All Loved Each Other So Much” . Auteil si sofferma sul ritrovamento della patente di Gianni (Gassman) da parte degli amici Luciana (Sandrelli), Antonio (Manfredi) e Nicola (Satta Flores), incontrati dopo tanti anni. Nel riportare la patente a Gianni all’indirizzo indicato sopra, i tre si rendono conto che l’amico di una volta in realtà vive ora in una lussuosa villa con piscina. Il film – dice Auteil – mi ha toccato profondamente e riempito di tristezza, perché è in certo senso la storia di un fallimento. E aggiunge: “Anche se ero solo un ragazzo a quell’epoca, quel film mi fece capire qualcosa di definitivo intorno alla vita. Mi sono identificato con quella coppia che si era lasciata anni prima. Ho mostrato il film ai miei figli. Ma io non voglio rivederlo più. Non posso.”

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