“Dio esiste e vive a Bruxelles” (Bel. 2015)….ed è anche antipatico! di di Jaco Van Dormael.

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(marino demata) Jaco Van Dormael non è un regista molto prolifico. Si pensi che dal 1991, data del suo fm di esordio, ad oggi, in ben 25 anni, ha realizzato solo quattro lungometraggi. Eppure viene considerato un’icona ed un’autorità del cinema belga e non solo. Marito innanzitutto del suo primo film, Toto le hèros, premiato a Cannes e acclamato da pubblico e critica. Il film successivo, “L’ottavo giorno” rappresenta un ulteriore successo per il regista belga, alle prese con un soggetto molto più complesso del primo. Anche questo film riceve riconoscimenti a Cannes, tra i quali il premio per il migliore attore ai protagonisti Daniel Auteuill e Pascal Duquenne.
Dopo una lunga pausa di riflessione e di meticolosa preparazione, arriva a girare quello che a nostro giudizio rappresenta il suo film-capolavoro, Mr.Nobody del 2009. Un film a sfondo fantascientifico caratterizzato dalla presenza di diversi piani narrativi che si intrecciano e di diversi percorsi di vita alternativi, per rispondere attraverso le immagini al quesito: come sarebbe stata la vita se si fossero operate determinate scelte invece di altre, oppure se gli eventi fossero accaduti in maniera diversa da come si sono verificati? In tal modo il regista sviluppa fino alle estreme conseguenze il rimpianto del protagonista di “Toto le hèros”, che sostiene di essere stato condannato allo svolgimento dio-esiste-e-vive-a-bruxellesdi una vita diversa da quella che gli sarebbe stata riservata se non fosse stato scambiato alla nascita con un altro bambino, e quindi di essere cresciuto in una famiglia diversa dalla sua famiglia legittima e di aver vissuto la vita di un altro.
Ma il regista in Mr. Nobody abbandona la linearità e la semplicità narrativa del suo primo film e si cimenta con una materia ardua e con i risvolti filosofici i più complessi possibili. Eppure, ciò malgrado, Van Dormael riesce a padroneggiare la magmatica materia nella quale si è volutamente invischiato e a creare un film meraviglioso, sen’altro il suo prodotto più maturo e compiuto, un’opera artisticamente coraggiosa ed eccellente. L’opera diventa rapidamente un film di culto su scala mondiale. Tra l’altro il film è impreziosito da un cast di attori veramente superbi, tra i quali spicca per sensibilità, versatilità e capacità espressive l’Oscar Jared Leto. Superfluo affermare, tra parentesi, che, come spesso accade, in Italia in film non ha avuto alcuna distribuzione e non è stato mai visto, pur vantando la partecipazione e vari premi al Festival di Venezia. Incongruenze e contraddizioni del nostro cinema!
Dopo così illustri, ancorchè rari, precedenti, ci saremmo spettati una quarta opera di Van Dormael all’altezza delle precedenti o quasi. In effetti “Dio esiste e vive a Bruxelles” parte da alcune premesse non incongrue rispetto al resto delle breve filmografia del regista. Ancora una storia a sfondo surreale, nella quale però il regista belga subito sembra voler chiarire che, al contrario delle precedenti opere, non intende prendersi troppo sul serio, ma piuttosto intende alimentare il gioco surreale con venature ironiche e a volte umoristiche. E’ come se, con una certa modestia, Van dio-esiste-e-vive-3Dormael prendesse una costola a Mr. Nobody, già da lui creato con grande successo, per procedere alla creazione di una nuova creatura. Purtroppo l’operazione non ha il successo sperato, perché nel nuovo film troppe cose non funzionano, al contrario che in Mr. Nobody, ove tutto funzionava alla perfezione.
Nel film Dio è una persona burbera e violenta, anche un po’ sadica verso la figlia Ea e con molte recriminazioni verso il figlio Gesù, a suo tempo scappato di casa per vivere la sua esperienza con gli uomini.
Dio trascorre il suo tempo in uno studio tappezzato di scaffali e cassetti ove c’è lo schedario di tutti gli esseri umani. La sua occupazione principale è distribuire varie disgrazie e calamità collettive o private all’insieme dell’umanità e divertirsi vedendo le reazioni degli uomini. Il tutto all’interno di uno squallido e buio appartamento nel cuore di Bruxelles, che sembra non avere vie di entrata né di uscita. L’ncipit non è male e sembra la premessa di un film veramente dissacrante, una sorta di grande metafora su destini umani, sulle ingiustizie della vita e, perché no, su possibili alternative che potrebbero verificarsi nella vita di ciascun uomo, in caso di scelta diversa da parte di Dio (ovvero, fuor di metafora, nel caso di eventi che accadano in maniera diversa, determinando futuri diversi). Se Van Dormael avesse intrapreso questo tipo di scelta, avrebbe compiuto probabilmente un’opera assai coerente con Mr. Nobody, come ci saremmo aspettati. Ma il regista purtroppo in questo caso non se la sente di intraprendere questa strada e preferisce la scorciatoia dell’umorismo fine a se stesso e della leggerezza non supportata da alcun intento serio.
La figlia di Dio, Ea, riesce ad evadere dalla casa gestita tirannicamente dal padre, non prima di essersi vendicata della sua tirannia. Dal computer paterno invia un sms a tutti gli esseri umani, comunicando loro la data esatta della loro morte. Poi, prima della fuga, disattiva alcune funzioni essenziali dello stesso PC.
Anche questa poteva essere un’idea da sviluppare nel prosieguo del film. Ma in realtà, una volta sulla terra, per le strade di Bruxelles, Ea si impegna solo nella ricerca di sei apostoli che possano lanciare nuovi messaggi al genere umano e scrivere il Nuovissimo testamento. A questo punto il film si perde nelle secche di sei mini-storie dei sei apostoli, dando luogo ad una sorta di sei telefilm ciascuno con scarsissimo mordente e con andamento spesso fin troppo scontato.
Gli ultimo eventi del film vedono Dio scendere a sua volta per le strade di Bruxelles per consumare la sua vendetta verso Ea e la moglie di Dio, una scialba casalinga, disattivare per errore l’intero sistema del computer del marito. Per riparare all’errore riattiverà poi il sistema, che nel frattempo avrà perso tutta una serie di dati, tra i quali la fatidica data di morte di ciascun uomo, che viene dunque definitivamente resettata.
In definitiva il film è un esempio – che non ci saremmo aspettati da Van Dormael – di come da una ottima idea di partenza si possa riuscire anche a fare un film men che mediocre. L’augurio è che s i sia trattato solo di una parentesi mal riuscita rispetto al percorso fino ad ora veramente brillante, di un regista che riteniamo , dati i precedenti, abbia ancora moltissimo da dire e da offrire al suo pubblico.

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