“Suffragette” (UK 2015) di Sarah Gavron

Quando il cinema corregge la storia.

(marino demata) Ci sono fatti, movimenti, eventi di grande importanza che coinvolgono migliaia di persone che stranamente vengono o del tutto trascurati dai libri di storia, o vengono manipolati o comunque trattati in modo del tutto parziale e difforme dalla realtà.
Io non potrò mai dimenticare, ad esempio, che nei vecchi “Sussidiari” che si usavano alle scuole elementari il Risorgimento veniva mostrato come una lunga gloriosa cavalcata che vedeva saldamente uniti personaggi come Vittorio Emanuele II, Garibaldi e perfino il Papa, tutti reciprocamente amici e solidali per realizzare l’unità del nostro Paese. E spesso mi chiedevo: “ma chi era il nemico?” I soliti cattivissimi austriaci? No, a sparare contro i nostri eroi erano questa volta i francesi, che volevano impedire l’ingresso delle truppe “italiane” a Roma. Ma che ci facevano i francesi a Roma? Mistero. suffra_still
Quella, anche nell’italia post-fascista e repubblicana, era ancora la visione del Risorgimento voluta dagli storici del fascismo. E’ superfluo dire che per conoscere fino in fondo la verità ho dovuto attendere di frequentare gli ordini di scuole successivi e soprattutto il liceo.
Col fenomeno delle Suffragette in Inghilterra è avvenuto perfino qualcosa di peggio che fino ai nostri giorni non è stato – se non molto parzialmente – corretto. Perché per le lotte di quel grande movimento per la riforma elettorale e per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle donne gli storici sono passati dal silenzio più totale alla più smaccata manipolazione dei fatti o comunque descrizione incompleta e parziale. Può succedere così che una delle più grandi opere di storia edite in Inghilterra, “La storia del mondo moderno” a cura della Cambridge University Press dimentichi del tutto di citare il movimento delle Suffragette e, a proposito del voto femminile, affermi semplicisticamente che “Nel 1918 le donne sopra i 30 anni ottennero il voto nel Regno Unito”, omettendo tra l’altro che non tutte le donne ottennero tale conquista, ma solo quelle che risultassero proprietarie di beni immobili (!!). Non diverso è il modo di raccontare i fatti da parte dei libri di storia per i licei, in Inghilterra, come in Italia.
suffragetteDi fronte a tanta sfrontata distorsione dei fatti bisogna rendere grande merito al film inglese Suffragette di Sarah Gavron, che, malgrado alcuni limiti nello svolgimento narrativo, riesce a darci finalmente una ricostruzione scientificamente veritiera del movimento e dei fatti, fondata su una minuziosa e attenta lettura e studio delle fonti documentarie.
Apprendiamo così, innanzitutto, che il movimento non fu esclusivamente di tipo aristocratico e “illuminato”, fatto di donne benestanti e filantrope conquistate per propria cultura e preparazione alla causa della emancipazione femminile. Come invece vorrebbe farci intendere il vecchio film hollywoodiano “Mary Poppins”, ove la protagonista torna gioiosa e naturalmente canterina da una manifestazione delle Suffragette, gli abiti perfettamente e impeccabilmente indossati e puliti, il volto sorridente, come se fosse tornata da un tea con le amiche. Tutto falso! La realtà è stata ben diversa e non a caso l’intero film è in gran parte la storia delle lotte delle operaie delle fabbriche londinesi, in particolare di una stireria, ove la protagonista, Maud suffragette-7-xlargeWatts (la straordinaria Carey Mulligan), gradatamente prende coscienza che le condizioni di vita e di lavoro delle donne non potranno mai migliorare se le donne stesse non avranno la possibilità di votare e fare sentire la propria voce in Parlamento. Ecco dunque la prima verità: quello delle Suffragette non fu un movimento esclusivamente politico teso ad ottenere il voto per le donne, ma un movimento che ebbe la sua amplissima base operaia e legata al mondo del lavoro. E il voto alle donne non era il fine, ma il mezzo attraverso il quale affrontare finalmente le condizioni disperate del lavoro femminile nelle fabbriche: orario di lavoro 12 ore al giorno, ambienti malsani, morti e feriti sul lavoro, molestie quotidiane e ricatti da parte dei padroni. A questo va aggiunto, come ci mostra il film, che la donna lavoratrice consegna casa l’intera busta paga al marito e non ha nessun diritto sui figli.
SuffragetteFilmStill_largeE non ci sembra un caso che quando finalmente, in seguito a decine di manifestazioni non sempre pacifiche, il primo Ministro inglese David Lloyd George decide di ascoltare le rappresentanti di vari posti di lavoro in Parlamento, e Maud viene prescelta per sostituire una sua compagna di lavoro, impresentabile perché pestata dalla polizia, non parla affatto del diritto di voto alle donne, ma delle condizioni disumane della fabbrica nella quale lavora. Sotto questo aspetto il film è anche una storia di progressiva crescita della coscienza di una umile e sottomessa operaia, che diventerà una delle attiviste più convinte del movimento, pur pagando un prezzo alto: la perdita del lavoro, la prigione, la fine della propria famiglia e il dover assistere impassibile e senza aver alcun diritto di opporsi al marito che dà il proprio figlio in adozione ad una famiglia benestante.
E’ insomma un film che nobilita il cinema, fino al punto che esso “corregge” la storia ufficiale, come ci è stata finora narrata o del tutto taciuta. Il movimento e la sua base operaia inscenano decine di manifestazioni per attirare l’opinione pubblica, fino al lancio di pietre contro le vetrine dei negozi, alla interruzione delle linee telegrafiche e all’esplosione delle cassette postali, agli inevitabili scontri di piazza con la polizia con relativi pestaggi. Si distingue tra le tante aderenti Edith Ellyn (una efficace Helena Bonham Carter), per la sua capacità di preparare l’esplosivo. Naturalmente centinaia di Suffragette furono arrestate e incriminate. Inscenarono scioperi delle fame, contro i quali le guardie carcerarie tentarono l’alimentazione forzata, al fine di evitare che qualcuna morisse da eroina. sufragette rev
La leader del movimento è Emmeline Pankhurst, la fondatrice del Women’s Social and Political Union (lo slogan è “fatti non parole!”), interpretata da una ispirata Meryl Streep. Regista e sceneggiatrice fanno la scelta di riservarle solo una significativa scena del film, un suo comizio dal balcone di una casa, con la polizia sotto, mescolata alla folla delle donne, pronta ad arrestarla appena scesa. In questo caso la leader riuscirà a fuggire con uno stratagemma, ma, da fonti biografiche apprendiamo che la Pankhurst fu arrestata una quindicina di volte.
le ultime azioni dimostrative che il film ci illustra sono la esplosione della casa (disabitata) di un ministro e la partecipazione delle attiviste al Derby con la finalità di sventolare la bandiera del movimento di fronte al re. Quest’ultima dimostrazione si conclude tragicamente con la morte di una delle più significative aderenti al movimento, Emily Davison (Natalie Press), proprio sotto gli zoccoli del cavallo del Re. I funerali, che costituiscono l’ultima scena del film, per giusta scelta della regista, vengono visti nella loro versione originale in un filmato dell’epoca, e costituirono un grande prova di forza del movimento. Significative anche le didascalie finali con le date delle nuove leggi elettorali che prevedono il voto (sia pure parziale) alle donne nei vari Paesi. In Italia si dovrà attendere la caduta del fascismo, il 1945. Ma in Arabia Saudita la data è addirittura il 2015!
E a proposito dell’Italia, ieri, 10 marzo 2016 è stata una ricorrenza importante: 70 anni dalle prime elezioni a cui hanno partecipato le donne. Si trattava di elezioni amministrative.
Più che mai comprendiamo, dalla minuziosa ricostruzione storica di questo film, che il movimento delle Suffragette non è solo una tappa del grande movimento di emancipazione femminile, che avrà tanto altri travolgenti momenti nel corso del secolo, a partire dal movimento femminista e non solo, ma che esso si inscrive all’interno del più generale movimento di lotta delle classi lavoratrici per i grandi obiettivi economici, sociali e politici, che caratterizzeranno i conflitti sociali nel corso di tutto il XX secolo. Che viene giustamente ricordato non solo come il secolo delle due tragiche guerre mondiali, ma anche come il secolo delle grandi ideologie e delle grandi conquiste emancipative delle classi lavoratrici.

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