Rivedere “Lola corre” (Ger. 1998) di Tom Tykwer da un’altra prospettiva.

“Every second of every day you’re faced with a decision that can change your life.”

(marino demata) Le grandi e spericolate innovazioni soprattutto stilistiche di “Lola corre”/”Run Lola run” – delle quali, nel bene e nel male, occorre comunque parlare – da parte del regista tedesco Tom Tykwer hanno fatto passare in secondo piano un altro aspetto secondo noi fondamentale del film, del tutto trascurato dalla critica del tempo.  Si tratta infatti di un film che si inscrive all’interno di quel nuovo filone cinematografico inaugurato con molta brillantezza dal polacco Kieslowski, col meno famoso dei suoi film, ma secondo noi una pietra miliare nella storia del cinema: “Destino cieco – Il caso” (“Przypadek”), del 1982. Kieslowski è il primo regista in assoluto che parte dall’assunto che la realtà è il regno delle infinite possibilità dominate dal caso. Lola corre1

E che il casuale mutamento di una sia pure insignificante circostanza può portare ad uno svolgimento completamente diverso della vita. Nel film Kieslowski ci illustra tre possibili diversissimi sviluppi della vita del protagonista a seconda che egli riesca a prendere alla stazione del proprio paese il treno per Varsavia o meno. A partire da questo punto cruciale il film si articola in tre svolgimenti diversi che il regista ci fa vedere l’uno dopo l’altro, che sono tre vite e tre storie diversissime che convincono lo spettatore di come la vita di un qualsiasi uomo possa cambiare radicalmente in rapporto al casuale verificarsi o meno di determinate circostanze. Il film del regista polacco è secondo noi geniale, perché apre un filone nuovo e scuote le rigide sceneggiature che ci mostrano lo svolgimento di storie già compiute in maniera unidirezionale. Come del resto lo è la vita di ogni essere umano che è una sola ed ha un unico svolgimento. Ma che tuttavia avrebbe potuto essere diversa se certe circostanze si fossero verificate diversamente o se si fossero fatte scelte differenti in alcuni momenti. Ecco questo è il lato della vita che interessa a Kieslowski, le infinite straordinarie possibilità di svolgimenti diversi della vita: facciamone vedere alcuni, sembra dire il grande regista polacco. Facciamo dunque un cinema completamente diverso che rende conto delle diverse possibilità di svolgimento della vita.
Dopo di lui altri registi si sono cimentati su questo stesso tema. Poco più di dieci anni dopo l’uscita di “Destino cieco – il caso”, che, a lungo bloccato dalla censura, arrivò solo nel 1987 a Cannes e poi nelle sale, in Inghilterra e Germania uscirono rispettivamente “Sliding door” dell’esordiente Peter Howitt e “Lola corre” di Tom Tykwer. Entrambi ricalcano le orme di Kieslowski mostrandoci i diversi, alternativi e possibili svolgimenti della realtà. Sliding doors è stato un film celebratissimo e un grande successo commerciale. In realtà è una mediocre imitazione del film di Kieslowski, di cui riproduce perfino la scena del treno (in questo caso la metropolitana di Londra), che determina due sviluppi di vita diversi se la protagonista riesce a prenderlo al volo oppure le si chiudono in faccia le porte scorrevoli (“the sliding doors” del titolo). ” Lola corre”, uscito quasi contemporaneamente, a “Sliding doors”, ci mostra a sua volta tre diversi sviluppi che la vita della protagonista e del suo amato possono avere. Lola corre 5
La storia di base è abbastanza semplice: il ragazzo di Lola, Manni, svolge un lavoro redditizio, ma non certo “pulito”. A mezzogiorno deve portare al suo “boss” 100.000 marchi che gli ha consegnato un ricettatore, ma sbadatamente dimentica la busta con i soldi nella metropolitana. Deve assolutamente trovare i soldi da consegnare al suo boss, che in caso contrario lo ucciderà. Telefona a Lola, che si impegna ad aiutarlo. Ma mancano solo 20 minuti all’appuntamento col boss, che rischia per Manni di essere un appuntamento con la morte.
A questo punto cominciano i tre diversi svolgimenti della storia. Tutti caratterizzati dalla corsa folle di Lola per le strade di una Berlino solare e vitale. Lola si precipita dal suo appartamento nella strada e, incurante di investire nella sua corsa tanti passanti, si reca nella filiale della Deutsche Transfer Bank, di cui è Direttore capo il padre. Chiederà a lui in prestito la cifra necessaria. Ma il padre, impegnato ad amoreggiare con la sua nuova amante, la tratta bruscamente e la caccia via in malo modo. Lola riprende la sua corsa e si reca all’appuntamento con Manni, che nel frattempo non aveva trovato niente di meglio per fare soldi che tentare una rapina a mano armata al Supermercato, alla quale si unisce anche Lola. I due però vengono braccati dalla polizia ed in uno scontro a fuoco Lola viene colpita. Prima di morire Lola però dice “non voglio andarmene”.
Quella espressione in qualche modo giustifica la ricerca di una seconda possibilità che la vita poteva offrire a Lola e che il film ci mostra. E allora ecco che la scena si ripete quasi integralmente: ricevuta la telefonata di Manni, Lola si precipita per le scale del suo appartamento e comincia di nuovo la sua folle corsa per le strade di Berlino , incontrando e spintonando le stesse persone della prima versione. Anche in questo caso Lola ha come meta la filiale della Deutsche Transfer Bank, ma questa volta non chiede i soldi al padre, ma, tenendolo come in ostaggio, riesce nell’intento di rapinare la cifra necessaria a Manni. Che viene raggiunto sempre di corsa da Lola, ma troppo tardi: Manni muore investito da un’ambulanza. Uno svolgimento dunque ed un finaleugualmente tragico come nella prima versione.Lola corre4
Ma c’è una terza possibilità, attraverso la quale Lola di nuovo si precipita in strada e ricomincia la sua folle corsa. In questa versione il caso vuole che tutto vada per il verso giusto. Manni riconosce la busta con i soldi nelle mani di un barbone e se ne rimpossessa. Nel frattempo Lola, ignara di tutto e presa dalla disperazione, tenta la giocata al Casinò. Solo due fortunate puntate sul numero 20 (guarda caso: il numero dei minuti di ogni versione) bastano per vincere la cifra necessaria a Manni. I due si incontrano: Manni riesce in tempo a dare i soldi al suo boss e in più i nostri due eroi potranno godersi la vincita di Lola al Casinò.
Dunque siamo in presenza di tre diversi svolgimenti dei fatidici 20 minuti, che determinano soluzioni diversissime in rapporto ad elementi del tutto casuali. Le prime due soluzioni sono tragiche, l’ultima è a lieto fine.
Anche in questo film Kieslowski è ben presente. Ma c’è tuttavia una variante che conferisce a questo film una sua originalità “filosofica”. Al contrario che nel film del regista polacco, qui non tutto è affidato al caso. Al contrario molto dipende dalla volontà e dalla determinazione dei due protagonisti, soprattutto di Lola, e, potremmo dire anche qui in termini “filosofici”, dal loro “libero arbitrio”. Innanzitutto se Lola non corre, nessuno svolgimento è possibile se non quello che Manni non può che subire il suo triste destino. E invece la determinazione e la volontà di Lola la portano per due volte nella Banca del padre e la terza volta al Casinò, ove anche il “caso” della vincita dà una mano alla sua forte determinazione. In conclusione, sembra dire Tykwer, lo svolgimento della vita dipende dal caso, ma anche dalla volontà degli uomini. Solo se quest’ultima è del tutto assente, allora la vita è dominata esclusivamente dal caso.Lola corre6
Questo dunque ci ha voluto dire il bravo regista tedesco. Ma ce lo dice in una modo così innovativo e con tante novità stilistiche, che il pubblico e la critica si sono soffermati solo su queste, trascurando del tutto il significato più nascosto e profondo del film.
La triplice corsa di Lola è spettacolare e in alcuni momenti il personaggio di un cartone animato a lei somigliante prende il posto della protagonista,creando uno stacco divertente e irriverente. La criniera rosso fuoco di Lola è in continua agitazione per i 20 minuti ripetuti per tre volte. E la musica a volte assordante che accompagna la corsa di Lola, composta in parte dallo stesso regista, ove si alternano vari generi, ma in prevalenza New Wave e Techno, lascia il pubblico (e la critca)entusiasta oppure infastidito, a seconda dei gusti musicali.
La critica dunque si è soffermata su queste caratteristiche e sul ritmo indiavolato del film, che in Italia, presentato al Festival di Venezia, è stato ampiamente stroncato, con la sola eccezione di Irene Bignardi, che ha il pregio di cogliere, sia pure di sfuggita, la caratteristica secondo noi principale dell’opera, e parla perciò di un “divertissement di ottantun minuti sui casi del caso” (il corsivo è nostro!) . Per il resto della critica, il film è stato accusato di essere un lungo video-clip. Da altri viene definito nient’altro che un video gioco tirato per le lunghe. Altri ancora ne hanno sottolineato la artificialità e la eccessiva presenza di elementi spettacolari. E sono proprio queste ultime caratteristiche quelle che sono maggiormente piaciute alla critica americana, e che hanno fatto sì che il film fosse generalmente apprezzato pressoché in toto. La tecnica e lo stile, entrambi fortemente innovativi, fanno di questo film, per la critica statunitense, una lietissima sorpresa proveniente, forse inaspettatamente, dal vecchio mondo. E al centro di tutto viene posta, da questo tipo di critica, questa volta più equilibrata di quella italiana, la corsa di Lola, metafora probabilmente di qualcosa che la generazione di giovani alla vigilia del nuovo millennio vorrà raggiungere, pur senza avere la piena consapevolezza di cosa si tratti.
Un discorso a sé stante merita indubbiamente ancora oggi, a distanza di quasi venti anni dalla sua prima uscita, la protagonista, Franka Potente, a quel tempo compagna del regista: dire “per la sua dinamicità e per la sua verve” è perfino estremamente riduttivo. La verità è che in questo film appare come una vera e propria forza della natura. Sarà presente in altre pellicole dirette dal suo compagno tedesco, come il successivo “La principessa e il guerriero”, ove tenta di ripetersi. Ma quello che riesce a scatenare in “Lola corre” è del tutto irripetibile e sicuramente ha dato un buon contributo a fare di “Lola corre” uno dei più popolari film tedeschi di tutti i tempi. Dopo le esperienze con la regia di Tom Tykwer, a partire dal 2001 è stata chiamata ad Hollywood ove si è fatta notare per le interpretazioni in “Blow” a fianco di Johnny Depp e nella serie dei film “The Bourne identity” con Matt Damon, e in uno delle parti principali nel film biografico “Che”, presentato a Cannes nel 2008.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...