BROOKLYN – La recensione

(valter chiappa)(AG.R.F. 25/03/2016)(riverflash)      Fa bene, il melodramma. Rispolverare fazzoletti e buoni sentimenti appaga istanze per noi, lo si conceda, insopprimibili. Se poi anche il cinefilo esce soddisfatto, si può essere contenti di aver concesso due ore a una languidezza che può accompagnarci, si spera, verso sogni rosati. “Brooklyn” è infatti un buon film. Lineare nella trama, sceglie in generale il registro della semplicità. Nessuna esasperazione delle situazioni, nessuna violenza nel suscitare sentimenti, nessuno scossone che turbi l’andamento che le cose devono naturalmente avere.

Anni ’50. Eilis (Saoirse Ronan) è una brava ragazza del paesino irlandese di Enniscorthy. Sensibile ed intelligente, nell’ambiente gretto ed angusto in cui vive non trova spazio per la sua piena realizzazione. La sorella, con cui convive assieme alla madre vedova, le regala il sogno: l’America e la promessa di un lavoro. Ed Eilis, come tanti suoi conterranei, parte. Nel Nuovo Mondo si fa rapidamente strada: un buon lavoro, una scuola professionale che la fa sperare nell’ambito posto di contabile, un fidanzato italiano (Emory Cohen). La ragazza irlandese, timida ed insicura, diventa gradualmente una donna decisa e realizzata. Saranno gli eventi a minare le sue certezze. Costretta dagli accadimenti a ritornare in patria, in quel paese prima inospitale si aprono nuove prospettive inattese: il posto di lavoro sognato, un corteggiatore galante e facoltoso (Domhnall Gleeson), la vicinanza dell’anziana madre. Il richiamo delle radici è fortissimo. Eilis dovrà scegliere il suo futuro: uno legato indissolubilmente al cordone ombelicale delle sue origini o un altro, del tutto nuovo, solamente suo. E i possibili futuri si personificano in due diversi uomini, in due diverse storie d’amore.

Emory Cohen as "Tony" and Saoirse Ronan as "Eilis" in BROOKLYN. Photo by Kerry Brown.  © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Emory Cohen as “Tony” and Saoirse Ronan as “Eilis” in BROOKLYN. Photo by Kerry Brown. © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Assieme ai vastissimi scenari sullo sfondo (la grande immigrazione irlandese, il sogno americano),  ce ne sarebbe a sufficienza per chi volesse speculare sui sentimenti. Ed invece ci si commuove, molto, ma con garbo. Il regista John Crowley sceglie difatti pennellate lievi, ma comunque efficaci: ne è esempio la scena della partenza per nave di Eilis, minima, forse anche scolastica nella costruzione, ma di grande suggestione emotiva. Cosa fa sì allora che la sua opera non scivoli nel catalogo dei prodotti di genere, fra i film cui dedicare una serata e null’altro? “Brooklyn” fonda la sua qualità su due pilastri (entrambi riconosciuti con la nomination agli Oscar 2016): la sceneggiatura di Nick Hornby e l’interpretazione di Saoirse Ronan.

Il primo, più spesso adattatore di sue opere (“Alta fedeltà”), tesse la sua trama sapientemente, lavorando principalmente sui personaggi che scolpisce a tutto tondo e che dell’intreccio diventano i punti nodali. Ma il suo lavoro, accurato, cesellato ha l’odore del mestiere consumato.

È piuttosto Saoirse Ronan che sostiene il film: col suo volto luminoso ed intenso, con una bellezza assolutamente non canonica ma estremamente comunicativa, con una presenza al contempo discreta e dominante. Il talento dell’attrice di origine irlandese non è una novità: già candidata all’Oscar nel 2008 a soli 13 anni per il ruolo interpretato in “Espiazione”, ammirata in “Amabili resti”, di nuovo nominata quest’anno stavolta come Miglior attrice protagonista, attende solo la parte che possa lanciarla verso la definitiva consacrazione.

Emory Cohen as "Tony" and Saoirse Ronan as "Eilis" in BROOKLYN. Photo by Kerry Brown.  © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Emory Cohen as “Tony” and Saoirse Ronan as “Eilis” in BROOKLYN. Photo by Kerry Brown. © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Da citare anche la fotografia di Yves Bélanger, che varia efficacemente i cromatismi nei due diversi contesti in cui la storia si snoda: freddi e luminosi i paesaggi irlandesi, policromi e vivaci gli scenari newyorchesi, creando così anche visivamente la discrasìa fra i mondi e le possibili vite tra cui la protagonista trova a dibattersi.

Se andrete a vedere “Brooklyn” quindi attendetevi una serata serena: dolci lacrime, buoni sentimenti, l’Amore che vince e gli occhi celestissimi di Saoirse Ronan. Ogni tanto fa bene.

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