“Ave Cesare” (Usa 2015) dei Fratelli Coen

Umorismo e fine ironia sulla Hollywood anni ’50.


(marino demata) Ci pensavano da tempo a girare un film del genere i Fratelli Coen, da almeno un decennio, e alla fine il film non è rimasto nel cassetto e non ha impinguito la serie di film sognati e mai realizzati che ogni regista  che si rispetti ha al suo attivo. Lo hanno realizzato e c’è quel George Clooney al quale fin dall’inizio avevano pensato come uno dei perni principali della loro storia. 

Siamo ai primi degli anni ’50 e quindi in pieno clima di maccartismo o caccia alle streghe, allorchè ad Hollywood ci si doveva muovere con passi felpati  per non rompere il giocattolo, tra mille problemi , difficoltà e soprattutto accortezze. Ricordiamo che Hollywood è stata nel mirino della “caccia alle streghe” per un bel pezzo, accusata di essere una sorta di fucina di comunisti. Ave cesare2Bisogna dunque evitare che si parli male della grande industria dei sogni, scansare ogni possibile scandalo, tutti devono essere ineccepibili. Ma ci vuole naturalmente chi pensi seriamente a tutto questo. Ed ecco perchè “Ave Cesare” è la storia di una lunga giornata di un Direttore di Produzione, Eddie Mannix (Josh Brolin),cioè colui che sta “in trincea” a fare in modo che tutto proceda bene e senza scossoni o scandali. In realtà è quel  che si dice un “fixer”, colui che mette a posto le cose storte, nonchè il vero  braccio destro del Produttore generale degli  Studios Capitol, che si trova lontano, a New York. Di lui abbiamo notizia solo attraverso una telefonata col suo fidato Mannix, che serve solo per imporre  un attore cow-boy per un improbabile ruolo in un melodramma, col risultato di far impazzire il regista (il brillante Ralph Fiennes) e di creare l’ennesimo problema per Mannix.Ave cesare 4
Ma questo non è che uno dei tanti episodi della lunga giornata di Mannix. Che viene delineato perfettamente dai Coen come una persona tutto lavoro, Chiesa e casa (se c’è tempo). Lo vediamo all’inizio e alla fine del film confessare i propri peccati (dalla bugia detta alla moglie ad una sigaretta fumata clandestinamente) ad un confessore un po’ annoiato. Dedito fino in fondo al suo lavoro, che dopo tutto ama profondamente, al punto da rifiutare più vantaggiose e comode offerte dalla Lockheed Corporation, riesce a districarsi tra le minacce di articoli scandalistici da parte di due gemelle giornaliste a caccia di appetitosi gossip (Tilda Swinton), e la improvvisa gravidanza della non-sposata star dei film acquatici, alla Esther Williams per intenderci, interpretata dalla sempre più bella Scarlett Johansson. E riesce a trovare sempre le più opportune e indolori soluzioni.Ave cesare1
Ma scoppia un caso che sembra andare veramente oltre ogni possibilità di soluzione: la scomparsa del protagonista di un grande kolossal in costume, che descrive i fasti della antica Roma all’epoca di Cristo: evidente richiamo ai kolossal hollywoodiani dell’epoca firmati da Cecil B. De Mille. Si tratta dell’attore  Baird Whitlock (George Clooney), che è stato rapito da una cellula di sceneggiatori, scrittori e filosofi comunisti in una villa di Malibu. Per il rapimento viene chiesto un forte riscatto, ma anche questa volta Mannix ce la farà a risolvere il problema, in questo caso assistito da una buona dose di fortuna.
Josh Brolin si rivela ancora una volta un attore i perfetta simbiosi con i due Coen, con i qual avava già lavorato con grande successo in “Questo è non è un paese per vecchi” e in “The grint”. D’altra parte Brolin è sempre stato, per la sua bravura, molto richiesto da grandi registi, come Woody Allen e Oliver Stone, con i quali ha girato più di un film.
Il cinema dei Coen già si era occupato del mondo di Hollywood, ed anche con brillanti dosi di ironia. Ci riferiamo a quel “Barton Fink”, realizzato ad inizio carriera, con due attori già straordinari, come John Turturro e John Goodman. Il ritorno ad Hollywood in questo caso è però più largo e completo.  Ave cesare5
In “Ave Cesare” infatti troviamo ad un tempo l’omaggio ad un epoca che comunque ha avuto la sua funzione storica, e nello stesso tempo la critica ironica ad essa, ai suoi difetti, ai sui eccessi. Film sempre in bilico tra ironia, umorismo, comicità che non disdegna anche gustosi gag, si lascia godere dal principio alla fine con limitate e perdonabili cadute di ritmo. E così possiamo assistere ad un dibattito sulla natura di Cristo e sui rapporti col Padre tra un prete cattolico, un protestante, un pope ortodosso e un rabbino, messi a confronto attorno ad un tavolo dall’ineffabile Mannix, che, come sempre, cerca di non scontentare nessuno in vista dell’uscita del kolossal “Hail Caesar”. E’ superfluo sottolineare che il dibattito, lungi dall’essere noioso, rappresenta uno dei momenti di maggiore ilarità della pellicola. Così come le argomentazioni del manipolo di intellettuali comunisti guidati da Marcuse, che riescono a convincere la star rapita, Baird Whitlock, della bontà delle teorie marxiane, a tal punto che, una volta liberato, quest’ultimo rinfaccerà a Mannix di essere nient’altro che un servo del Capitalismo. ave cesare 6
Ancora una volta dunque i Fratelli Coen hanno fatto centro con un’opera molto divertente, perfino irriverente, verso il mondo del cinema di un tempo, ancorché velata da un sottile strato di malinconia.
E’ giusto lasciare allo spettatore il gusto di scoprire le mille trovate geniali di cui è costellato il film. Ci limitiamo a citarne solo una: I Coen riescono a creare circostanze tali nella storia narrata da costringere il personaggio interpretato da Clooney, un divo un po’ sgangherato, dalla dubbia moralità, che dimentica sempre le battute (forse per l’uso dell’alcool), a restare dalla prima all’ultima scena con l’abito del legionario romano!

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