“Blind massage” (Cina 2014) di Lou Ye – Recensione e trailer

Un meritato successo al festival di Berlino

(marino demata)  Il cinquantenne regista cinese Lou Ye aveva già al suo attivo otto lungometraggi tutti di livello buono o ottimo prima di girare “Blind massage”, il film presentato l’altra sera al Dragon Film Festival di Firenze.
Tra i film precedenti va segnalato l’ottimo esordio con “Weekend lover” del 1995, “Suzhou river” (2000), dal nome del fiume di Shangai, sua città natale, “Spring fever” (2009) premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes, fino ad arrivare a “Mistery” (2012), film sul tradimento,  anch’esso presentato con successo a Cannes.
“Blind massage”, si svolge in una struttura dedicata ai massaggi, una delle tante case dei massaggi di cui è piena la Cina ed in genere il mondo Orientale, ove il massaggio è un vero e proprio culto. Ma in questo caso la caratteristica della struttura  è che i massaggiatori e le massaggiatrici sono tutti ciechi. Tra l’altro c’è chi sostiene che la cecità porta con sé grandi abilità compensatorie, tra le quali proprio la capacità di massaggiare i corpi altrui con abilità superiori a quelle di un vedente.  Forse anche per questo motivo la casa dei massaggi  che vediamo nel film è molto richiesta e frequentata.
Si intrecciano nel film le storie di alcuni dei personaggi che vi lavorano, a partire dal protagonista, Xiao Ma (Huang Xuan), che ha perso la vista all’età di un anno in seguito ad un incidente automobilistico nel quale la propria madre ha perso la vita. Da bambino gli è stato sempre detto che avrebbe prima o poi riacquistato la vista, ma quando si rende conto che la cecità è definitiva, in una scena drammatica e ben costruita, tenta il suicidio. Raggiunta la maturità si dedica al lavoro dei massaggi, ma sente fortemente la privazione della visione reale della bellezza e l’amore.  Finchè uno dei suoi colleghi lo porta nel quartiere a luci rosse, ove Xiao Ma si invaghisce della bella prostituta Mann, con la quale vorrebbe instaurare un rapporto duraturo. Ma la vita gli riserverà altre sorprese.
Intrecciata alla storia di Xiao Ma troviamo altre storie e altri personaggi che arricchiscono il film di molte situazioni  e imprevisti, tanto da renderlo avvincente in alcuni passaggi.  Ci riferiamo ad esempio alle vicende dei due “leader” della struttura, coloro che con grande rispetto vengono chiamati i due dottori. Sono assai differenti l’uno dall’altro, Zhang Zongqi (Wang Zhihua) e Sha Fuming (Qin Hao): il primo è un uomo serio  di poche parole, mentre il secondo ama una vita più brillante, ammira le donne e non disdegna di ballare con loro quando si verifica l’occasione.
Il film è stato girato nella bellissima città di Nanjing, nella parte est della Cina, non lontano da Shangai, la città natale del regista. Purtroppo non molto si vede della bella città, essendo il film girato quasi interamente in interni. Il cast è formato da attori vedenti ed anche da non vedenti, spesso veri massaggiatori, che hanno dichiarato di non aver trovato nessuna difficoltà a recitare le parti assegnategli, parendogli di proseguire il loro normale lavoro.
Basato su una novella di Bi Feiyu, “Blind massage” è sostanzialmente un film sulla mancanza e la privazione: la mancanza della vista e la privazione dell’amore, che fa della vista uno dei suoi ingredienti più solidi. Per questo motivo i personaggi sembrano fluttuare sullo schermo l’uno verso l’altro alla ricerca di qualcosa che in realtà è voglia di compagnia sentimentale e il più delle volte esplicito desiderio erotico.
Il regista è bravo a seguire questo “fluttuare” di  voglia di amore e di desiderio erotico con la macchina da presa a stretto contatto con i corpi dei personaggi. Quasi a non volere in nessun momento lasciarli soli, quasi a voler a sua volta rendere la macchina da presa la metafora della cecità,che rende capace non tanto di vedere, ma di toccare i personaggi.
Il film ha avuto generali consensi dalla critica ed è stato presentato con successo al Festival di Berlino del 2014, ove è stato definito “il più convincente film girato dal regista cinese Lou Ye negli anni recenti”.
Possiamo sicuramente essere d’accordo: il bravo ed esperto Lou Ye ci porta per mano in un universo sconosciuto popolato da persone accomunate dalla cecità, ovvero da una grave menomazione fisica che crea anche in alcuni personaggi, come è ben visibile nel corso del film, seri problemi di natura psicologica.
E’ significativo che ad un certo punto  viene espressa questa considerazione:  i non vedenti pensano ai vedenti, ovvero alla stragrande maggioranza delle persone, con senso di distanza e di inferiorità. Tra le due categorie c’è il medesimo rapporto che c’è tra le persone normali e la divinità.

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