“The dressmaker” (Aus.lia 2015) di J. D. Moorhouse – Recensione e foto

Kate Winslet la vendicatrice!

(marino demata)The dressmaker” è un film australiano diretto da Jocelyn Denise Moorhouse e tratto dalla omonima novella di Rosalie Ham. Myrtle “Tilly” Dunnage  (Kate Winslet) torna al suo Paese natale in Australia, Dungatar, dopo un lungo soggiorno in Europa, per assistere sua madre gravemente malata. Il ritorno è quasi una vendetta, perchè Tilly era stata cacciata dal suo Paese quando era solo una ragazzina, perchè sospettata di omicidio di un suo coetaneo. Il ritorno di Tilly si configura subito pertanto non solo per assistere la madre, né solamente come una vendetta verso chi l’ha trattata male e cacciata via, ma soprattutto per approfondire le circostanze di quell’episodio tragico che ha segnato la sua vita e di cui ricorda ben poco. Il tema dunque della vendetta si intreccia con quello dell’indagine sul passato attraverso le spesso reticenti testimonianze degli abitanti di Dungatar.the-dressmaker-03
Il film prende subito le sembianze di un western classico, con l’arrivo in treno di Tilly, in un paesaggio desolato molto simile a quello del vecchio west, e con l’incedere della protagonista e l’espressione del viso di chi è pronto a consumare la sua vendetta. Per queste caratteristiche il film somiglia a “Gli spietati” per la regia di Clint Eastwood, ma, come precisa la regista, al posto delle pistole la protagonista porta con se …la macchina da cucire. E infatti, ripulita la sporchissima casa e la propria madre, Tilly dà inizio alla propria vendetta da film western, a suon di abiti elegantissimi ispirati alla moda di Dior e degli altri grandi stilisti. Siamo negli anni ’50, periodo cruciale per la moda, e Tilly ha trascorso il suo esilio in Europa lavorando presso grandi case di moda com Vionnet e Balenciaga. La prima rivalsa di Tilly diventa dunque indossare abiti bellissimi a tal punto da far venire la voglia alle donne e alle ragazze del luogo di essere in grado di fare altrettanto. Molte dunque diventano clienti di Tilly: dipendono da lei, che sarà in grado di esaltare forme, bellezza e personalità di ognuna. Sgominando in tal modo i suoi nemici più acerrimi e irriducibili ed anche una pretenziosa concorrente incapace di andare oltre il ridicolo nel predisporre le sue  “creazioni”.THE-DRESSMAKER
Tutta questa fase del film è segnata da un ritmo veramente rimarchevole e piacevole, anche per merito di una Kate Winslet,  che appare  anche in questa performance in reale stato di grazia: ruba lo schermo a tutti, è la vera mattatrice ed è più che mai bella.
La fase successiva del film è quella dell’inchiesta condotta dalla stessa Tilly con l’aiuto della madre e del commissario di polizia, che non resiste al fascino del vestirsi da donna con abiti eleganti e che aveva a suo tempo firmato – perché sotto ricatto – i provvedimento dell’allontanamento di Tilly. In questa seconda parte il film perde di mordente e di ritmo, anche se non mancano scene gustose di vero umorismo. Ma i momenti di stanca appesantiscono il racconto, attraverso il quale Tilly scoprirà la verità sul suo tragico passato. Nel finale Tilly consumerà un’ulteriore definitiva vendetta nei confronti degli irriducibili, provinciali ed arretrati abitanti del Paese, in una sequenza che idealmente si ricollega a quella iniziale, con un treno in primo piano e il paesaggio western sullo sfondo.TheDressmaker_0202
Jocelyn Denise Moorhouse ha preso il testo della novella di Rosalie Ham, lo ha un po’ rivoltato come fosse appunto un vestito da rammodernare, ha avuto la fortuna di trovare la Winslet consenziente ad impegnarsi nel ruolo di protagonista assoluta ed ha anche trovato altri ottimi attori da mettere al suo fianco, come Liam Hemsworth, Hugo Weaving e l’ottima Judy Davis, che ricordiamo in alcuni film di Woody Allen, ma molto più giovane di quanto non appaia adesso. Ma gli anni passano, e non è solo una banalità! In questo modo la regista ha confezionato un prodotto di sicuro successo (applausi ai festival di Toronto e di Torino), anche se non del tutto meritato, se vogliamo dire le cose fino in fondo.
Infatti è vero che il grande merito della regista è quello di saper giocare bene con i generi fino a stupire lo spettatore: si comincia, come si diceva, con il western, e con inquadrature di rara bellezza, si passa poi con disinvoltura alla commedia brillante, e poi a quella che ad Hollywood chiamano “romance”, cioè la commedia romantica o storia d’amore, marcate da momenti di umorismo o di vera comicità. Per poi arrivare al thriller con la scoperta dei fatti legati all’omicidio del passato, per poi tornare al western. In questo mescolare le carte con i generi la Moorhouse è brava e sorprende ad un certo punto lo spettatore che aveva prima l’impressione che il film si fosse incanalato sui binari di un umorismo che dovesse portare poi inevitabilmente ad un happy end. L’aver evitato questo va a tutto merito della regista. THe dressmaker 36
Dove però non ci siamo è nelle frequenti cadute di ritmo, e in quelle  situazioni nelle quali perfino la mattatrice Winslet si sente meno a proprio agio, quando cioè il film imbocca la strada del romance e il personaggio da lei interpretato deve assecondare l’amore di un ragazzotto palesemente più giovane di lei, intraprendendo una relazione il cui nascere è sicuramente non ben motivato dal procedere della storia. Inoltre la comicità e la drammaticità di alcune scene si alternano senza chiare motivazioni, lasciando, come si diceva prima, sbilanciati e perplessi gli spettatori. THe dressmaker 34
Senza trascurare che alcuni fondamentali snodi narrativi andavano sviluppati meglio, mentre in altri casi la prolissità e la noia sono dietro l’angolo.
Peccato perché il film, come si diceva, ha delle intuizioni geniali di tutto rispetto. Ma è troppo poco per riempire nel modo migliore due ora di full immersion nella desolata e arretrata provincia australiana.

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