Il cinema di Woody Allen e la galleria dei perdenti.

Il pessimismo cosmico di Allen

(marino demata) Woody Allen ha diretto fino ad oggi 45 film, che hanno fra loro una grande coerenza, perché tutti sostenuti dalla medesima visione del mondo. Come vedremo, dalla sua filosofia deriva  sempre la conseguenza di una lunga galleria di magnifici personaggi, uniti tra loro dall’essere dei “perdenti”.
Il film nel quale Allen più chiaramente ed esplicitamente espone la sua filosofia è senza dubbio “Crimini e misfatti” del 1989: il mondo è caratterizzato dalla assenza  di un Dio, ed è pertanto il regno del “caso “ e delle infinite possibilità, sulle quali si inseriscono le scelte di ogni individuo (“noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto. Siamo in effetti la somma totale delle nostre scelte.”) Dunque “casualità” e “libero arbitrio” sono gli assi portanti della sua visione del mondo. In questa situazione non c’è da stupirsi se il mondo è privo di una reale giustizia.Crimini-e-misfatti-1024x762
L’unica cosa che potrebbe dare un senso al tutto sarebbe l’essere guidati  dalle proprie scelte morali. Oltre alla massa di credenti o falsi credenti in un Dio, esiste una categoria di uomini, che potremmo chiamare razionalisti-atei. Questa categoria si divide in maniera abbastanza netta in due settori:
1- Quella degli idealisti che crede nella possibilità di un ordine morale governato dagli uomini stessi. In “Crimini e misfatti” questa categoria è rappresentata dal personaggio di Cliff Stern (Woody Allen), documentarista idealista, pieno di sogni e aspirazioni.
2 – Quella dei cinici, rappresentati nel film da Judah Rosenthal  (Martin Landau), oculista benestante e brillante, che vive in un mondo ovattato ove ritiene  che in certo senso tutto gli sia dovuto e che possa fare ogni cosa: avere la fiducia  della famiglia e degli amici, godere di prestigio sociale, ma al contempo appropriarsi indebitamente di fondi destinati alla beneficenza e avere un’ amante (Angelica Huston), della quale riuscirà a sbarazzarsi con l’omicidio quando diverrà troppo ingombrante e pericolosa.woody-allen-documentary
Due storie parallele e diverse. I due personaggi si incontrano solo nel finale del film, ad una festa di matrimonio di un amico comune. Sono appartati. Cliff è molto triste perché durante la  festa ha rivisto dopo mesi Halley, la donna da lui amata, che a Londra ha ceduto ai corteggiamenti dell’odiato e ricchissimo cognato Lester ed ora vive con lui. E’ tutto il mondo che sembra crollargli addosso. Judah dice a Cliff di volergli raccontare una storia “agghiacciante”, in pratica la propria, che viene espressa naturalmente in terza persona, incentrata sull’omicidio dell’amante. I sensi di colpa iniziali presto scompaiono: e il personaggio descritto si rende conto che in nessun caso verrà punito per quello che ha fatto. Si conferma, malgrado tutto, un vincente, che ritorna come se niente fosse al suo mondo di ricchezza e privilegi. Ecco, in questo modo si sono incontrati il cinico vincente e l’idealista perdente. Il film offre la precisa descrizione della filosofia di Allen da cui deriva un mondo di vincenti tracotanti e immorali e di perdenti dalla alta dirittura morale.Broadway danny
Allen è arrivato a precisare in “Crimini e misfatti” tale concezione dopo aver posto, tassello dopo tassello le sue premesse nei film precedenti. Potremmo dire che è nata prima una lunga galleria di perdenti e poi la concezione del mondo che ne sta alla base. A ben vedere già il suo primo film (“Prendi i soldi e scappa”), costruito con l’unico intento di “far ridere”, ha alla base della sua comicità il personaggio di Virgil (Allen stesso), che
non è un delinquente incallito vero e proprio, ma un inetto, un incapace di delinquere, quello che definiremmo “un ladro di polli senza alcuna capacità”. Ebbene la chiave del comico sta nella incongruenza tra queste caratteristiche del personaggio e il modo col quale viene trattato dai media, come se fosse un pericoloso criminale, un pericolo pubblico da neutralizzare. Questa incongruenza è di per sé comicità. Ma se ci riflettiamo bene, non possiamo non notare che proprio tale comica incongruenza rende il personaggio anche un perdente in assoluto.
In “Amore e guerra” troviamo un primo tassello della filosofia di Allen, quando egli dice che è sbagliato ed immorale l’assassinio perché è come uccidere se stessi, visto che noi facciamo parte di un tutto. Ma questa sua moralità non lo porterà lontano, visto che sarà poi condannato a morte per aver ucciso il…sosia di Napoleone.

IO e annie
“Io e Annie” e “Manhattan”cioè i suoi due indiscussi capolavori,   presentano due nuovi perdenti. “Io e Annie” inizia con un significativo monologo filosofico di Woody Allen diretto al pubblico, che si conclude in tono pessimistico:  “la vita è piena di solitudine, di miseria, di sofferenza, di infelicità e disgraziatamente dura troppo poco.” La cocente sconfitta di Alvin/Allen consiste nel perdere il suo più grande amore della sua vita, che gli preferisce un altro uomo e, cosa ancora peggiore, la California.
Anche in “Manhattan” Allen crea un personaggio perdente per amore. Non a caso uno dei più importanti critici americani, Roger Ebert, afferma: “Non è un film sull’amore, ma sulla perdita.” E questa volta la perdita non è dovuta al caso, ma alle stesse scelte di Isaac/Allen, che si lascia prendere da scrupoli e interrompe il suo rapporto con Tracy, troppo più giovane do lui. Siamo alle sequenze finali di Manhattan. Isaac, sdraiato su divano registra appunti per il suo libro e si ritrova a fare l’elenco delle cose per le quali val la pena di vivere. Spontaneamente cita anche il volto di Tracy. Un momento di pausa: Allen cambia espressione e sul suo volto c’è impresso il rimpianto per un amore improvvidamente respinto, il senso della perdita di qualcosa di importante. Il resto del finale del film  è la folle corsa per le strade di New York per raggiungere casa di Tracy prima della sua partenza per l’Inghilterra e, una volta raggiunta, il disperato e vano tentativo di convincerla a restare.Manhattan_FilmR439_thumb400x275
E ancora, in “Broadway Danny Rose” (1984) troviamo un ulteriore  tassello nella filosofia di vita di Allen, prima di “Crimini e misfatti”: in un mondo senza Dio e senza giustizia il protagonista si illude che la sincerità e l’amore possano creare, pur nella imperante casualità, elementi positivi. Ma tutto  questo  non funziona di fronte alla cattiveria e alla irriconoscenza degli altri. Danny è una persona buona e corretta, non può che soccombere e perdere. Fa l’impresario, riesce a portare al successo un cantante di musica tradizionale,  ma viene poi da questo abbandonato per un altro agente più famoso!
Abbiamo anche l’esempio di almeno due protagonisti femminili perdenti: In “Un’altra donna” , Marion (Gena Rowlands)  riesce a tenere sotto controllo i propri sentimenti e il proprio presente, che sembra le regali delle soddisfazioni. Ma il “caso” è dietro l’angolo e si materializza nell’involontario ascolto  delle conversazioni che il vicino psicoanalista tiene coi suoi clienti, col risultato che le sue certezze vacillano e lasciano il posto alla consapevolezza di aver sbagliato tante cose nella vita. Ha perso!Blue jasmine
Un’altra perdente è la protagonista del più recente “Blue Jasmine”, che paga per scelte sbagliate durante la sua brillante vita di società a New York, che la costringono a trasferirsi dalla sorella a San Francisco. Ma anche lì la speranza di rifarsi una vita viene vanificata dal suo passato che ritorna prepotentemente a galla . A Jasmine non rimane che restare con se stessa, che parlare a se stessa, in un colloquio difficile, impossibile, dagli esiti incetti. Il film si conclude con un brandello di tale disperato colloquio.
Abbiamo iniziato questo nostro ragionamento con “Crimini e misfatti”, lo concludiamo col suo omologo: “Match point” (2005). Anche qui, come nel film di 16 anni prima, è di scena l’assassinio dell’amante del protagonista, la quale, se continuasse a vivere, comprometterebbe il suo status sociale faticosamente raggiunto.  match-point-2005-490px
Ma ci sono dei mutamenti e un più cupo pessimismo. Fin dal’inizio una  voce fuori campo commenta la visone di una rete che separa le aree dei due giocatori di tennis e della pallina che indugia per un attimo sopra la rete stessa, prima di cadere da una parte o dall’altra:  “A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no …e allora si perde. “  Questo significa che “chi disse Preferisco aver fortuna che talento  percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo.” E dunque con una buona dose di fortuna, il protagonista  riesce a farla franca. E chi è qui il perdente? Manca infatti l’alter ego interpretato da Allen in “Crimini e misfatti”.  Semplice: siamo perdenti tutti. O almeno tutti coloro che si illudono che possa esserci una qualche giustizia in questo mondo. Lo sguardo disilluso di Allen nel finale di “Crimini e misfatti” si slarga e coinvolge qui tutti quanti noi. Allo spettatore viene buttato addosso una bella croce e un bel tema su cui riflettere. Illudersi o avere la consapevolezza di non poter essere che perdenti?
(Articolo pubblicato su Diari di Cineclub n. 36)

 

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