Daphne Scoccia e il nuovo neorealismo italiano a Fiano Romano

Per la rassegna “Lo schermo è donna”

(valter chiappa)(AG.R.F. 15/06/2016)(riverflash)      La giovanissima Daphne Scoccia è stata premiata come miglior attrice esordiente durante la rassegna cinematografica “Lo schermo è donna” in corso a Fiano Romano, per la sua interpretazione nel film “Fiore” di Claudio Giovannesi. Il premio “Giuseppe De Santis” le è stato consegnato dalla vedova del regista di “Riso amaro “ e “Non c’è pace tra gli ulivi”. E l’accostamento con uno dei maestri del neorealismo italiano non poteva essere più appropriato.

Fiore”, terzo film di Giovannesi, regista impostosi all’attenzione dei critici come documentarista (“Fratelli d’Italia”), conferma, dopo la felice esperienza di “Alì ha gli occhi azzurri”, la necessità di adesione al vero della sua opera e delle sue storie. Ma è la stesso racconto dell’esordio di Daphne Scoccia a ricordare quelli ormai leggendari dei vari Lamberto Maggiorani o Cesare Battisti; cameriera nella trattoria frequentata dal regista, rimasto folgorato dal suo viso intenso dopo mesi di ricerche infruttuose, Daphne si è trovata in poco tempo catapultata dai tavoli allo scintillante palcoscenico di Cannes, dove “Fiore” è stato presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, ricevendo una calorosa accoglienza.

Daphne 2

Durante la presentazione del film, moderata dai giornalisti Alberto Crespi e Rocco Giurato, lo stesso Claudio Giovannesi ha raccontato i divertenti aneddoti dell’incontro con la sua protagonista. Ma poi si è parlato principalmente di “Fiore”. Il film è ambientato, come Giovannesi ama, in un contesto estremo: un carcere minorile dove, ostacolato da muri e sbarre, sboccia la passione fra due giovani reclusi. Nelle intenzioni del regista una storia d’amore, da ambientare dove questo potesse incontrare più barriere, le quali non hanno altro effetto che rafforzarlo e renderlo invincibile. Ma la lente del documentarista non può offuscarsi (e forse, come si è detto, in ogni grande film c’è un documentario); “Fiore” diventa quindi un reportage, e involontariamente una denuncia, di un sistema, quello della detenzione minorile, paradossale, anacronistico e, ciò che è più grave, inefficace. La meticolosa attenzione alla verosimiglianza ha spinto Giovannesi a visitare gli istituti di pena, dove ha raccolto le informazioni necessarie e messo insieme il suo cast (lo stesso coprotagonista, Josciua Algeri, è un ex detenuto formatosi attorialmente durante la sua protezione). Il racconto di questa esperienza è stata la parte più coinvolgente del suo intervento a Fiano Romano.

Poi la proiezione. Il film è girato con mano sicura, tecnicamente ineccepibile, sostenuto nel ritmo, emotivamente coinvolgente. Ma è fuor di dubbio Daphne Scoccia, con la sua interpretazione eccezionale, a portarlo in alto. Perfetta la sua simbiosi con il regista: l’occhio della telecamera, evidentemente invaghito di lei, la segue continuamente, in ogni fotogramma, avvolgendola, accarezzandola.

I riconoscimenti che sta ottenendo, non ultimo quello ricevuto a Fiano Romano, stanno lanciando Daphne verso una nuova vita. Talento naturale, diamante grezzo, oggi si avvale principalmente della sua presenza scenica, stupefacente per una ragazza così minuta. Al punto che non sapremmo dire se una recitazione più strutturata possa donarle nuove potenzialità o inquinare la sua purezza.

Quel che è certo è che i giurati di “Lo schermo è donna” sono stati lungimiranti. Perché di Daphne Scoccia sentiremo ancora parlare.

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